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Enoturismo: scoprire l’Umbria attraverso i suoi vini

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Una recente campagna di promozione turistica esalta la bellezza del mare dell’Umbria: un modo ironico per raccontare il mare di cose da vedere e da fare, in una regione che non soffre la mancanza di un affaccio sulla costa. scoprire l’umbria attraverso l’enoturismo è un ottimo punto di partenza L’enoturismo, ad esempio, fornisce ottime occasioni per esplorare le aree interne del nostro Paese, in particolare in questo periodo in cui le vacanze di prossimità sono una scelta quasi obbligata. Per chi vuole visitare l’Umbria e approfondirne la conoscenza enogastronomica, uno degli indirizzi da segnare è quello de La Ghirlanda Wine Resort all’interno della Tenuta di Saragano, nelle campagne di Gualdo Cattaneo. Già premiato in passato come Migliore Agriturismo di Charme, di recente al suo interno è stata inaugurata anche una vinoteca, dove è possibile degustare i vini a chilometro zero, prodotti con le uve delle vigne circostanti.

Con Matteo De Paoli, wine blogger e sommelier, scopriamo i vini della Tenuta di Saragano che quest’anno festeggia i cento anni di attività.

  1. Montefalco Rosso. Può essere definito un vino bandiera, poiché è il più rappresentativo sia in termini di territorialità che per riscontro di pubblico. Il Montefalco Rosso seguendo il disciplinare, è prodotto con un blend di uve di Sagrantino e Sangiovese (nel caso di Saragano c’è pure una percentuale di Merlot). Messo in commercio dopo 5 anni dalla vendemmia, è un vino strutturato con tannini ben presenti e si sposa perfettamente con i piatti di terra tipici della tradizione culinaria umbra: dalla cacciagione ai primi con funghi porcini.
  2. Sagrantino di Montefalco Docg. Rappresenta l’eccellenza della zona e necessita di tempo soprattutto in vigna. Le vendemmie di Sagrantino sono infatti tardive, perché si tratta dell’uva più tannica al mondo. Per bilanciare questa caratteristica si punta a una maturazione completa, tenendo il frutto sulla pianta il più possibile, anche fino a novembre, assumendosi notevoli rischi di natura climatica che potrebbero vanificare il lavoro di un anno. Estremamente strutturato, da un punto di vista organolettico presenta diversi sentori terziari da invecchiamento (cacao, cuoio, caffè), mentre i frutti rossi sono decisamente più attenuati.
  3. Sagrantino Passito. La versione passita ha bisogno di un’ulteriore dose di pazienza: si arriva infatti a una surmaturazione dei grappoli in pianta e dopo la vendemmia si crea un ambiente idoneo all’essiccazione in cantina, consentendo agli acini di perdere gran parte della loro acqua. È un prodotto che non è realizzato tutti gli anni a Saragano, poiché particolarmente pregiato e dunque risulta di difficile approccio commerciale.
  4. Montefalco Bianco. Nelle ultime due annate alla Tenuta Saragano si sono raccolte anche uve di Trebbiano Spoletino, vitigno autoctono riscoperto negli ultimi tempi, il cui grappolo curiosamente ricorda un po’ la forma dell’Italia. Attualmente il vino è ancora in acciaio e si sta pensando alla sua destinazione d’uso. Probabilmente andrà a sposarsi con il Grechetto per creare un’etichetta nuova di Montefalco Bianco. Con questo blend l’obiettivo è un aumento di complessità e freschezza grazie alle caratteristiche spigolose tipiche del Trebbiano.
  5. Montefalco Grechetto. Il Montacchiello è un vino bianco, prodotto esclusivamente con uve Grechetto che, sebbene faccia soltanto acciaio, presenta un particolare carattere poiché anche in questo caso, la vendemmia avviene relativamente tardi. Al calice si presenta giallo dorato, molto luminoso, mentre al naso richiama note agrumate e di frutta secca. In bocca è opulento e rotondo ma mantiene una certa freschezza. Ottimo accompagnamento di formaggi, uscendo dall’Umbria, è da provare anche con i crostacei.

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