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Eni, Shell e gli investimenti in Nigeria. A rischio la licenza esplorativa Opl 245: scade a maggio

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Ma in 10 anni le due compagnie non hanno potuto estrarre neanche una goccia a causa delle accuse di corruzione, per cui la scorsa settimana sono state assolte.

Le tribolazioni di Eni, e Shell, in Nigeria non finiscono. Dopo l’assoluzione dalle accuse di corruzione internazionale annunciata la settimana scorsa dal Tribunale di Milano, le due società petrolifere stanno tentando di difendere gli investimenti effettuati nel Paese africano per le operazioni di esplorazione e per la licenza per il blocco petrolifero Opl 245.

L’accordo con il governo nigeriano, infatti,  scade a maggio ed Eni e Shell potrebbero veder sfumare la possibilità di sfruttare il giacimento a largo delle coste nigeriane da cui non hanno potuto estrarre neanche una goccia di petrolio in 10 anni, ma hanno investito 2,5 miliardi di dollari per l’acquisizione della licenza e le attività connesse all’esplorazione.

Le due società, quindi, stanno cercando di trovare un accordo stragiudiziale con il governo di Abuja per poter mantenere una “sovranità” sul blocco a 150 chilometri al largo del Delta del Niger. In mancanza di un accordo la Nigeria ritornerà in possesso dell’intera licenza.

Il caso a Washington

Eni si è già rivolta all’organizzazione della Banca Mondiale che si occupa di arbitrati internazionali, l’Icsid, che ha designato due arbitri, Kamal Hossein (Bangladesh) per il governo nigeriano e Stanimir Alexandrov (Bulgaria) per Eni.

Ma i tempi si prospettano lunghi e le due compagnie di oil&gas potrebbero cercare di raggiungere un accordo stragiudiziale con la Nigeria, che non ha accolto bene l’assoluzione nel processo per corruzione per la presunta maxi tangente versata per ottenere la licenza Opl 245.


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AFP 2021 / AHIKAM SERI

Una piattaforma per l’estrazione di idrocarburi nel mare

La vicenda della “mazzetta”

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e l’ex presidente del gruppo petrolifero Paolo Scaroni sono stati assolti nel processo sulla presunta maxi tangente pagata nel 2011 dalla compagnia italiana e dall’olandese Shell per mettere le mani sui diritti di esplorazione del giacimento Opl 245, al largo delle coste nigeriane. Secondo il Tribunale di Milano “il fatto non sussiste”.

Sono stati assolti tutti i 15 imputati e le due società che erano finite sotto accusa per responsabilità amministrative.

La procura aveva chiesto otto anni di carcere per Descalzi e Scaroni, e la confisca in solido a Eni, Shell e agli altri imputati di 1,92 miliardi di dollari, l’equivalente della tangente che sarebbe stata nascosta nel pagamento. Per l’ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete erano stati chiesti 10 anni.

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