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Alla fine si tratta sempre di una specie di ricognizione psicologica. Come quella che Maria Speake, fondatrice, insieme ad Adam Hill, di Retrouvius, famoso studio di design e recupero, ha messo in pratica infilandosi nel guardaroba di quella che sarebbe diventata la padrona di casa dell’edificio che aveva il compito di adattare alle esigenze di una famiglia di cinque persone che si ritrovava a dover immaginare di occupare sei piani (più uno spettacolare rooftop con vista su Londra) dopo aver abitato in un appartamentino. «Era pieno di abiti di grande personalità, colorati, un po’ folli», racconta la designer. Questo, insieme a un divano giallo di Baxter che era stato acquistato ancor prima della casa, senza sapere dove sarebbe finito, le ha dato un quadro piuttosto chiaro di quello che sarebbe stato il suo compito. «Un intervento preciso ma gentile,una specie di chirurgia su un layout che era già perfetto. Qui il lavoro di recupero di Retrouvius si è limitato agli oggetti e al riuso di ciò che esisteva già: se il parquet attuale proviene da un palazzo austriaco dell’Ottocento, quello originale “fodera” le pareti della zona dedicata ai figli, come una boiserie. In più, ho reso funzionali gli spazi all’uso della famiglia e alla circolazione dell’aria e della luce, connettendoli sempre con il verde». Quello del giardino e quello del terrazzo apicale, che pare una piccola giungla urbana, dove sono state messe a dimora piante che resistono al vento e alle intemperie.

La cucina (Boffi). Retrouvius ha foderato le maniglie in pelle per aggiungere un elemento tattile (by Bill Amberg). Lampadari a sospensione in cristallo e ottone cechi anni ’70 (dal magazzino Retrouvius).

All’interno i lavori si sono prima concentrati sulla cucina Boffi («il giocattolo del padrone di casa, che adora cucinare»), per poi spostarsi alla camera da letto principale e a quelle dei figli, che sono connesse da un bagno “open” nel mezzanino, uno spazio luminoso e inatteso dominato da una vasca freestanding proprio sotto il terrazzo.

I due piani superiori della casa hanno il soffitto a doppia altezza (una volta erano uno studio di pittori, ora sono lo spazio di condivisione dei tre figli). Pavimento realizzato con tavole Dinesen. Opera tessile appesa al muro dell’artista catalano Josep Grau- Garriga. Lampade con paralumi su misura.

L’ingresso, che funge anche da sala da pranzo, è l’unica stanza in cui la palette chiara prevalente lascia il posto a colori più sontuosi, a un enorme arazzo belga del XVII secolo e a una delle moltissime opere d’arte di cui l’intera casa è disseminata, grazie alla passione della proprietaria. «È l’entrata di un palazzo, volevo che comunicasse la ricchezza degli interni». La luce e la sua importanza, vero leitmotiv dell’intero edificio, si deve all’origine nordica del padrone di casa.«L’ho mantenuta, ma ho aggiunto complessità», spiega Maria Speake. Come in quel guardaroba.