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E intanto in Israele ballano sui tavoli

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La vaccinazione di massa porta i primi – visibili – risultati. In Svizzera numeri dieci volte più bassi

Mentre il resto dell’Occidente resta in semi-lockdown, a Tel Aviv ristoranti e bar aperti. E si va verso una riapertura delle discoteche nei weekend

TEL AVIV – Le immagini fanno invidia, inutile negarlo. Giovani ragazze che ballano sui tavoli in un pomeriggio primaverile. Un bar pieno di clienti, la via affollata. Nessuno sembra preoccuparsi del distanziamento sociale, e nessuno invoca punizioni: perché in Israele il ritorno alla normalità vagheggiato da mesi nel resto del mondo è quasi realtà. 

Su Twitter è diventato virale il video postato da @3Myriam1. «A Tel Aviv si danza e si balla» twitta la influencer Framboise, mentre i dati delle autorità sanitarie israeliane snocciolano, ancora oggi, numeri in calo. Nelle ultime 24 ore le nuove infezioni sono state 1.472, con un tasso di positività del 2.1%: il più basso dal primo dicembre scorso.

E così per le vie della capitale israeliana del divertimento i giovani sono tornati a spassarsela. Il video mostra una scena che in altri tempi sarebbe passata inosservata: sulle note del brano “Tel Aviv”, del cantante Omer Adam, un gruppo di amiche balla e canta coinvolgendo i passanti. Il simbolo di una libertà che avanza gradualmente, con la riapertura di palestre, bar, ristoranti, che hanno rialzato la serranda dieci giorni fa. Secondo i media locali, a breve potrebbero riaprire anche le discoteche nel fine settimana.  

Merito di una campagna vaccinale da record. Per dare un’idea, nei giorni scorsi è giunta notizia del primo gruppo di pazienti tra i 12 e i 16 anni ai quali, su indicazione del Ministero della Salute israeliano, è stato somministrato il vaccino Pfizer-BioNTech. Sono 600 i minorenni che hanno già ricevuto la prima dose. In totale, oltre 4 milioni di israeliani (su una popolazione di 9 milioni di abitanti) hanno già diritto al “passaporto verde”, il certificato di vaccinazione che permette l’accesso agli spazi chiusi dei ristoranti e dei locali pubblici. 

A termine di paragone, in Svizzera al 14 di marzo (ultimo dato disponibile) stando all’UFSP sono state somministrate 1 101 753 dosi di vaccino. Le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi sono “appena” un decimo che in Israele: 394 926 in totale.

Quella israeliana è comunque una “anomalia positiva”, sui cui motivi i media si interrogano da settimane. Alla base del successo – oltre alla solerzia del premier Benjamin Netanyahu: pare abbia telefonato ben 17 volte al Ceo di Pfizer Alber Bourla – c’è senz’altro l’avanzata digitalizzazione del sistema sanitario. I dati dei pazienti sono condivisi da assicurazioni malattia, medici di base e Ministero della salute, e tutti i residenti sono coperti da una polizza sanitaria. I rapporti consolidati con Pfizer hanno anche giocato un ruolo – le prime trattative con il governo di Gerusalemme risalgono a novembre – come anche il fatto che il 23 marzo nel paese si terranno le elezioni politiche. E gran parte della campagna elettorale si è incentrata proprio sul tema vaccini.

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