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Durata dei processi e arretrati. Ecco i nodi critici del Recovery sulla Giustizia

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Eccessiva durata dei processi e forte peso degli arretrati giudiziari: sono questi i due nodi critici inseriti nel Recovery Plan per quanto riguarda la Giustizia, la cui riforma, si legge nelle linee guida che verranno analizzate oggi a Palazzo Chigi, opera opera principalmente attraverso due leve: digitalizzazione e riorganizzazione e revisione del quadro normativo e procedurale. Per quanto riguarda la prima linea d’azione, il governo punta ad assunzioni mirate e temporanee per eliminare il carico di arretrati e casi pendenti, nonché per la completa digitalizzazione degli archive, nonché al rafforzamento dell’Ufficio del processo. Nel secondo caso l’obiettivo è un aumento del ricorso a procedure di mediazione, con la valorizzazione delle procedure alternative di risoluzione delle dispute e interventi di semplificazione sui diversi gradi del processo.

Le sei missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza prevedono anche una riforma della Pubblica amministrazione. Nel documento vengono citate altre riforme giudicate ‘ abilitanti’, come le semplificazioni per la concessione di permessi e autorizzazioni e interventi sul codice degli appalti. Sono 39 gli assi su cui sviluppare gli interventi, a loro volta suddivisi in 135 investimenti e sette riforme. Tra queste tre riguardano la pubblica amministrazione ( trasformazione, accesso e competenze), poi c’è la riforma del sistema della proprietà industriale, quella della formazione obbligatoria per la scuola, le politiche attive del lavoro e la riforma della medicina territoriale.

Il monitoraggio è nelle mani del ministero dell’Economia. È prevista la «responsabilità diretta delle strutture operative coinvolte: ministeri ed enti locali e territoriali per la realizzazione degli investimenti e delle riforme entro i tempi concordati e la gestione regolare corretta ed efficace delle risorse», si legge nella bozza di presentazione del Piano. «Monitoraggio, rendicontazione e trasparenza – continua la bozza- incentrate al ministero dell’Economia che monitora e controlla il progresso dell’attuazione di riforme e investimenti e funge da punto di contatto unico per le comunicazioni con la Commissione Ue».

La digitalizzazione prevede una spesa di oltre 40 miliardi, su un totale di 221,5 miliardi: 191,5 inquadrati nel Recovery fund e 30 derivanti dal fondo complementare. Il Governo propone «un approccio integrato» tra Piano nazionale e fondo, con «medesimi obiettivi e condizioni» u. L’Unica differenza rilevante, continua la bozza, è che non è previsto «nessun obbligo di rendicontazione a Bruxelles e possibilità di scadenze più lunghe rispetto al 2026 in alcuni casi». Sei le missioni: a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, vanno 42,5 miliardi; a rivoluzione verde e transizione ecologica vanno 57 miliardi; 25,3 miliardi vanno a infrastrutture per la mobilità sostenibile con 25,3 mld; 31, 9 miliardi a istruzione e ricerca; 19,1 miliardi a inclusione e coesione e poi salute con 15,6 mld.

Alla riunione della cabina di regia di ieri mattina, il Pd ha chiesto «attenzione alle clausole per l’occupazione delle donne e dei giovani, al Mezzogiorno, al contrasto del lavoro nero, il potenziamento del progetto per l’autosufficienza, la garanzia sulla sicurezza per il cloud dei dati pubblici, la richiesta di chiarimento sulla strategia per la rete unica». Da Forza Italia, invece, la richiesta di puntare sulla Riforma della Pa, sul Sud, infrastrutture e grandi opere. L’attenzione, all’interno di FI, è massima inoltre sui temi del welfare per le famiglie; la montagna e le aree interne, l’occupazione giovanile e il lavoro delle donne. Infine, viene rimarcata la necessità di coinvolgere le Regioni e gli enti locali nell’attuazione del Recovery. Alla sanità arriveranno in totale 19,72 miliardi di euro: 15,6 dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, 1,71 dal React Eu per la politica di coesione e 2,39 dal Fondo complementare. Lunedì e martedì il premier Mario Draghi illustrerà il piano alle Camere, che si esprimeranno con un voto dopo la sua informativa. Solo dopo, tra il 28 e il 29 aprile, dovrebbe esserci il secondo Consiglio dei ministri, per l’esame e il voto finale del Pnrr, prima dell’invio alla Commissione europea, in programma per il 30 aprile.

Le misure valgono 3 punti di Pil. Previsti investimenti in infrastrutture green, economia circolare e mobilità sostenibile ma anche banda larga oltreché sulla sanità e il rifinanziamento del Superbonus. Per Paolo Gentiloni, commissario europeo per la fiscalità e l’unione doganale, gli audit e la lotta antifrode dal 2019, «è l’inizio di una nuova fase per ricostruire meglio la nostra economia» .

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