Draghi ribalta Speranza su Astrazeneca

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Non solo Astrazeneca, Draghi e Speranza. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

DRAGHI RIBALTA SPERANZA SULLA SECONDA DOSE DI ASTRAZENECA

«Ognuno è libero di fare la seconda dose con Astrazeneca purché abbia il parere del medico e il consenso informato». (Mario Draghi, 18 giugno)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

SPERANZA COSTRETTO ALLA MARCIA INDIETRO DA DRAGHI

Il ministero della Salute, guidato da Roberto Speranza, è costretto alla marcia indietro. Il mix vaccinale dopo la prima dose di Astrazeneca non sarà più obbligatori, ma consigliato. Gli hub dovranno attrezzarsi per avere vaccini sufficienti per le differenti richieste. (Corsera)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

GLI ANTICORPI DI DRAGHI VANNO DI TRAVERSO AL MINISTERO

Più di un dirigente del ministero della Salute si è messo le mani nei capelli quando Draghi ha confessato che lui dopo la prima dose di AstraZeneca la quantità degli anticorpi era «piuttosto bassa». Parole risuonate come una bocciatura del vaccino. (La Stampa)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

SPOT VACCINALI

I primi due spot sono affidati ad Amadeus, Mara Venier, Paolo Bonolis, Federica Pellegrini, Roberto Mancini, Francesco Pannofino, Marcell Jacobs, Ambra Angiolini, J-Ax. (Rep)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

LE DISTONIE FRA EMA E AIFA

L’Ema dice di non avere ancora dati sufficienti per ritenere sicuro il mix vaccinale. Il presidente dell’Aifa, Palù, è invece convinto che gli studi fatti in materia siano soddisfacenti e che la priorità sia bloccare la catena del contagio e le varianti. (Corsera)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

IL SEQUENZIAMENTO DELLE VARIANTI PARTE (FORSE) DOPO 6 MESI DALL’ANNUNCIO

“Contro le mutazioni virali sta partendo la rete italiana anti-epidemica (Ria), un’unica piattaforma pubblica per la sorveglianza. Uno strumento che include l’iniziale progetto del Consorzio per il sequenziamento, annunciato a gennaio”. (Palamara, Iss)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

ZAMBON BISTRATTA L’OMS

Quanto guadagnava all’Oms?

«Il costo per l’azienda era di 220mila dollari l’anno, stipendio circa 7.500 euro netti al mese. Il mio contratto fino alla pensione aveva un valore di quasi 4 milioni di dollari. Diciamolo: nessuno si dimette mai dall’Oms». risponde Zambon al Corsera.

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

“L’Oms aveva tradito la sua missione di indipendenza, di trasparenza, di organismo super partes che tutela la salute dei cittadini nel mondo. Il mio rapporto sulla pandemia era stato ritirato solo perché dava fastidio al governo italiano”. (Zambon)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

“L’Oms subisce pressioni al suo interno da persone che hanno interessi diversi da quello della salute pubblica”. (Zambon)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

NIPOTINI SPAZIALI

“Il nipote di Prodi e quello di Occhetto. Le nomine stellari del settore Spazio. Battiston si è ritagliato un posto all’Esa, Zanini è diventato consigliere di Tabacci”. (La Verità)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

VESCOVI USA POCO BERGOGLIANI E BIDENIANI

“I vescovi cattolici americani ignorano le sollecitazioni del Vaticano e puntano Biden, approvando con una maggioranza del 73% la redazione di un documento sulla comunione, che potrebbe negare il sacramento ai politici che non si oppongono all’aborto”. (La Stampa)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

IFIS LUSSEMBURGHESE

Trasloca nel cantone di Vaud, in Svizzera, La Scogliera, holding della famiglia Fürstenberg che controlla il 50,5% di Banca Ifis. (Corsera)

— Michele Arnese (@Michele_Arnese) June 19, 2021

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ESTRATTI DI ARTICOLI DEL CORRIERE DELLA SERA SULLA CONFERENZA STAMPA DI DRAGHI SULLA FECONDAZIONE ETEROLOGA:

Due le priorità: la seconda dose eterologa, quindi non AstraZeneca, per 990 mila under 60, e la vaccinazione di quasi 3 milioni di persone over 60 che ancora non hanno avuto neanche la prima dose. Non a caso il presidente del Consiglio Mario Draghi parla di «sfida» quando poco dopo le 19 di ieri arriva in conferenza stampa tra il ministro della Salute Roberto Speranza e il commissario straordinario all’emergenza il generale Francesco Paolo Figliuolo. «Volevo dare un contributo per chiarire una certa confusione sui vaccini», esordisce il premier. Tanto per cominciare, dice, «vaccinarsi è importante». Poi, «la vaccinazione eterologa funziona» e «la cosa peggiore è non fare nessuna seconda dose». Anche lui, racconta, martedì farà la seconda dose di vaccino e non sarà AstraZeneca come fu il 30 marzo scorso: «Ho più di 70 anni, la prima dose ha prodotto anticorpi bassi e allora mi si consiglia di fare l’eterologa, che funziona per me e anche per chi ha meno di 70 o 60 anni». Però, ribadisce: «Ognuno è libero di fare la seconda dose con AstraZeneca purché abbia il parere del medico e il consenso informato». Lo ripete anche il ministro Speranza al suo fianco: «Il Cts dà una raccomandazione molto forte per la vaccinazione eterologa sotto i 60 anni ma resta aperta la possibilità di utilizzare AstraZeneca per chi lo richiede sotto consenso informato».

Erano giorni che la pentola dei vaccini bolliva. La decisione nel ministero della Salute di lasciare l’uso di AstraZeneca a chi ha più di sessanta anni e di rendere tassativo l’utilizzo di Pfizer e Moderna per chi i sessanta anni non li ha ancora, aveva scatenato liti e polemiche, tanto da mettere in dubbio la marcia della campagna vaccinale. Tanti facevano sapere che se queste erano le condizioni, nell’impossibilità di scegliere liberamente, avrebbero rinunciato ad accettare la seconda dose, oppure addirittura a vaccinarsi. È questa preoccupazione, spinta dall’onda della pericolosità crescente della variante indiana, a spingere il presidente del Consiglio, Mario Draghi, a cambiare passo.

Ora il ministero della Salute, guidato da Roberto Speranza, è costretto alla marcia indietro. Il mix vaccinale tra la prima e la seconda dose non sarà più obbligatorio, ma solamente consigliato. Un cambio di passo necessario ma che apre non pochi problemi, perché gli hub vaccinali dovranno attrezzarsi per avere vaccini sufficienti per le differenti richieste, difficili al momento da prevedere.

La ribellione contro l’ordinanza del ministero aveva visto in prima fila la Regione Lazio, tradizionalmente tra le più collaborative con il governo, che ieri ha definito quella scelta «un disastro». Compiuto sulla comprensibile emozione per la vicenda di Camilla, la ragazza morta di trombosi dopo la prima iniezione di AstraZeneca. L’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, evidentemente con il pieno accordo del suo presidente, Nicola Zingaretti, aveva insistito sulla assoluta necessità di non introdurre rigidità che potevano indebolire la campagna: «Noi abbiamo ricevuto segnali da duemila persone che sono pronte a rinunciare se non hanno la possibilità di scegliere».

Ma una contrarietà forte, seppure sotterranea, era maturata anche nella squadra del generale Francesco Paolo Figliuolo. Se non esiste un obbligo di fare i vaccini, si sosteneva, tantomeno si può rendere obbligatorio, dividendo la popolazione per età, il tipo di farmaco da usare. Il «tu devi», a partire dalla Costituzione, non esiste in Italia sulla salute. Libertà di scelta quindi, su consiglio medico. E anche la lettera scritta ieri dal generale alle Regioni rifletteva il timore che il colpo di coda delle varianti potesse far ripiombare il Paese nel vortice dei decessi e delle terapie intensive al collasso. Scriveva Figliuolo: ci sono ancora due milioni e ottocentomila anziani da mettere in sicurezza, è necessario rintracciarli, anche ricorrendo alle liste elettorali. Sono loro i più fragili, quelli a rischio, priorità assoluta, ad esempio, a fronte della messa in sicurezza degli adolescenti.

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