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Draghi e l’Europa liberino la politica dal dominio dei social

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Questo dovrebbe essere il più “europeista” dei governi possibili, ed allora è bene che sia protagonista attivo della prospettiva che sembra essere stata inaugurata: quella che finalmente non ha timore di lavorare ad una disciplina organica della Rete

Il nascente governo è garantito dall’autorevolezza del presidente designato e dalla sua connotazione finalmente post- ideologica; questo, d’altro canto, non vuol dire indifferenza ai valori ed incapacità di scelte selettive e dunque intrinsecamente politiche. Di tanto è riprova la capacità di indicare priorità, che già pare filtrare nel corso delle trattative per la composizione governativa: istruzione, sanità, giustizia ed in generale un processo riformatore, come cifra dell’azione di governo. Al di là del merito di ogni singolo ambito, c’è un aspetto più generale ed uno più specifico sui quali vale la pena di puntare l’attenzione.

Sul versante generale, sia consentita una riflessione di “sistema”: la designazione di Mario Draghi non ha soltanto una valenza tecnica, ma profondamente politica – e di tanto non si può che essere grati al Presidente Mattarella – perché segna il ritorno, oltre che delle competenze, come si è ampiamente scritto in questi giorni, di uno stile, di cui non si poteva fare più a meno. La circostanza che Mario Draghi non abbia profili social può apparire irrilevante, ma ha un immenso valore simbolico; con il nuovo Governo è auspicabile che si ponga una pietra sopra – e se possibile, davvero grossa! – alla stagione della politica dei Tweet, delle dirette Facebook, degli odiatori da tastiera, delle banalizzazioni da slogan e da hashtag!

Ma qui veniamo anche ad un aspetto più eminentemente tecnico; questo dovrebbe essere il più “europeista” dei governi possibili, ed allora è bene che sia protagonista attivo della prospettiva che sembra essere stata inaugurata, partire dalle recenti dichiarazioni di Ursula Von der Leyen, quella che finalmente non ha timore di lavorare ad una disciplina organica della Rete, in tutti i suoi profili, culturali, etici, economici, fiscali e, pertanto, giuridici. Due le linee dovrebbero guidare un simile processo, il potenziamento infrastrutturale, che soprattutto nel nostro Paese, vuol dire superare, soprattutto in certe aree, un vero e proprio Digital Divide; ed il recupero di un controllo pubblico dell’uso della Rete assimilata ad altre attività private di mercato, pur tuttavia sottoposte a vigilanza e regolazione pubblica. Soltanto dall’Europa può derivare la realizzazione di una simile prospettiva; non si può chiedere agli Stati Uniti, troppo vicini al cuore del potere delle multinazionali della comunicazione, e, meno che meno, alle illiberali Russia e Cina.

Il che in concreto, potrebbe risolversi non nella sola previsione del Ministero dell’Innovazione, fin qui attento ai soli profili tecnologici ed infrastrutturali, ma incapace di un” anima’ culturale della Rete; quel che è urgente è un polo istituzionale, nelle forme che soltanto il presidente incaricato dovrà individuare, che innanzitutto faccia da raccordo tra i soggetti che a vario titolo si occupano in maniera frammentata della tematica, e poi coltivi costantemente il collegamento con le politiche europee in argomento. E’ il caso di dire: se non ora, quando? Ora che il cuore della vecchia Europa, con i suoi valori, i suoi diritti fondamentali, riprende a battere, ora che l’aria pare purificarsi dalle scorie diffuse dall’uso, appunto, tossico, della Rete, dei Social e della presunta e devastante democrazia ‘ telematica’; ora che il tempo della ‘ disintermediazione’ sembra volgere al termine e si riscoprono la competenza e la sobrietà di un presidente che non ha profili social!

Non è un aspetto secondario, almeno di pari rango ad un riformismo urgente, in temi come giustizia, istruzione e ricerca. Si può e si deve riformare molto, ma non si può smarrire l’occasione di coniugare l’economia della Rete, ormai irrinunciabile, con una sua regolamentazione, che tuteli i diritti della persona, la concorrenza di mercato, e promuova un uso etico dei mezzi che la tecnologia ci mette in maniera sempre più ampia a disposizione. Presidente Draghi, non ci deluda su questo fronte; siamo già entusiasti della sua sobria comunicazione, ma ora la attende la sfida più complessa, con interventi istituzionali, in una cornice europea, finalizzati a garantire alle prossime generazioni un uso della Rete consapevole, ricco di opportunità, ma al riparo dagli enormi rischi collegati.

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