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Draghi, Confindustria e Spallanzani non russano su Sputnik

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Tutte le ultime novità in Italia sul vaccino russo Sputnik anti Covid

In attesa che l’Ema voli in Russia per testate il vaccino Sputnik, l’Italia prova ad accelerare sui tempi di produzione del vaccino.

Oggi si è tenuta la tavola rotonda organizzata dal Forum di dialogo italo-russo dal titolo “Evoluzione della pandemia, vaccino russo Sputnik V, sue caratteristiche e prospettive di utilizzo”.

Ecco tutte le mosse dell’Italia sul vaccino Sputnik.

LE INTENZIONI DI DRAGHI

Nei giorni scorsi, Mario Draghi ha aperto all’adozione di Sputnik in Italia, anche se dall’Ema e dall’Europa dovessero arrivare indicazioni diverse. “Il coordinamento europeo è la prima strada da cercare sui vaccini. Se l’Ue prosegue su Sputnik bene, sennò si procedere in un altro modo. Con pragmatismo si deve cercare il coordinamento europeo, se non si riesce a mantenerlo si possono vedere altre strade”, ha detto il premier.

DRAGHI COME MERKEL

Parole che ricalcano, in qualche modo, la linea tedesca: “La Germania utilizza tutti i vaccini autorizzati dall’Ema. Io preferirei un’ordinazione europea. Se questa non dovesse arrivare, cosa di cui non ho indicazioni, dovremmo percorrere una via tedesca, questo sarebbe possibile. E lo faremmo anche”, aveva detto Angela Merkel.

LA TAVOLA ROTONDA ITALO-RUSSA

Oggi si è tenuta la tavola rotonda organizzata dal Forum di dialogo italo-russo, dal titolo “Evoluzione della pandemia, vaccino russo Sputnik V, sue caratteristiche e prospettive di utilizzo”.

Una tavola rotonda in cui sembrano essere state gettate le basi per una collaborazione che dovrebbe procedere sul doppio binario: acquisto e produzione in house.

SPALLANZANI STUDIA EFFICACIA CONTRO VARIANTI

E in nome di questa collaborazione si muove lo Spallanzani di Roma, che dopo aver sequenziato le varianti “inglese, brasiliana e sudafricana” del coronavirus, ha spiegato Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto, ha avviato uno studio clinico condotto in tandem con i ricercatori russi del Gamaleya, che verranno a Roma, per valutare se lo Sputnik V sarà in grado di produrre anticorpi anche per questi ceppi del virus.

VACCINO IDEALE PER PERSONE CON RISPOSTA IMMUNITARIA BASSA?

Ma non solo. Lo Spallanzani potrebbe anche analizzare se il vaccino russo possa essere una valida opzione per vaccinare chi, in gruppi particolari della popolazione, abbia una risposta immunitaria minore. E Vaia ha anche invitato il professor Massimo Galli, dell’ospedale Sacco di Milano, ad una “sperimentazione a tre”.

L’AUSPICIO DI FARMINDUSTRIA

Spera in una collaborazione più operativa Farmindustria: “Io mi auspico che l’Ema autorizzi quanto prima la registrazione dello Sputnik V. Noi abbiamo un dialogo continuo con il ministero dello Sviluppo Economico perché vogliamo avere un ruolo chiave nella produzione dei vaccini contro il Covid, dato che l’Italia è il fiore all’occhiello in Europa del settore. Vediamo con interesse l’approccio della Russia per la sua produzione in Italia: da parte nostra c’è la massima apertura alla collaborazione con il governo russo e con il Fondo per gli Investimenti Diretti”, ha detto Marcello Cattani, presidente di Farmindustria (federazione che fa parte di Confindustria) nel corso della tavola rotonda italo-russa dedicata allo Sputnik V.

RDIF PUNTA SU ITALIA

Aperture anche dal Fondo russo. “L’Italia per noi è una priorità, nell’ottica delle relazioni con l’Unione Europea: è il Paese con cui abbiamo un dialogo più attivo per il sostegno alla registrazione dello Sputnik V”, ha detto, in occasione della tavola rotonda, Vladimir Primak, direttore del RDIF, il fondo sovrano russo.

UN VACCINO UTILE

Certo è che un’arma in più, prodotta o meno in house, potrebbe fare la differenza nella campagna vaccinale. E di questo ne è ben consapevole l’ambasciatore italiano in Russia Pasquale Terracciano, che ha detto: “La situazione sanitaria in molti paesi è ancora difficile ma grazie alla campagna vaccinale su larga scala si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. In questo momento per riuscire a vincere la battaglia contro il Covid si deve poter vaccinare il numero più alto di persone possibile per poter combattere l’insorgere di nuove varianti. In questo quadro è dunque prioritario garantire l’accesso ai vaccini a tutta la popolazione mondiale e l’obiettivo comune, dunque è quello di aumentare il numero di vaccini a disposizione delle persone, pur nel quadro delle verifiche delle agenzie di certificazione sanitaria”.

“Saluto dunque la collaborazione tra lo Spallanzani e l’istituto Gamaleya. E’ chiaro che il processo di certificazione sanitaria dei vaccini non deve essere condizionato da fattori politici ma basato unicamente sulla verifica della sicurezza e dell’efficacia del vaccino stesso”.

SPUTNIK: VACCINO RICHIESTISSIMO

Il farmaco potrebbe ricevere, anche tra i pazienti, una buona accoglienza. Almeno nel Lazio: ogni giorno “riceviamo centinaia di richieste per il vaccino Sputnik e per questo desideriamo con forza che prevalga il pragmatismo e la scienza”, ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, alla tavola rotonda.

“La tempistica, la velocità, sono molto importanti nel contrasto alla pandemia. Confermo la volontà di una rapida verifica con il Fondo russo di investimenti diretti riguardo la produzione sul territorio regionale del vaccino e confermo la volontà di acquisizione diretta delle dosi, sottoponendoci agli enti regolatori italiane ed europee. Rappresentiamo una fetta importante della farmaceutica italiana ed europea e riteniamo si debba procedere in sinergia quando il vaccino avrà ottenuto tutte le validazioni”, ha detto D’Amato, informando che sono stati “vaccinati i due ispettori Aifa che andranno in Russia a visitare i siti di produzione del vaccino Sputnik”.

SILERI PRO SPUTNIK

“Io penso che, una volta superati gli standard di valutazione europei, abbiamo bisogno di tutti i vaccini e noi ne abbiamo bisogno adesso, perché prima vaccini la popolazione e prima esci da questa tragedia e mi sembra che in questo momento il numero di vaccino non è sufficiente”, ha detto di recente il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri.

GARATTINI: SPUTNIK BUON VACCINO

Sul vaccino si è espresso nei giorni scorsi anche Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, ospite di Cusano Italia Tv: “Penso che Sputnik sia un buon vaccino, i dati pubblicati dicono che dà i risultati degli altri. Questo vaccino ha un adenovirus diverso per ogni dose, il vantaggio è che dopo la prima somministrazione si formano molti anticorpi contro quel virus, per cui quando fa la seconda con lo stesso virus rischia di avere meno efficienza nella penetrazione delle cellule, mentre se la seconda dose la fa con un adenovirus diverso l’efficienza è maggiore”.

I DUBBI DI GARATTINI

Non mancano dubbi, però, sul fronte della produzione. “Il punto è che, secondo le regole europee, tutti i produttori di farmaci sono sotto costante ispezione da parte dell’Ema, quelli russi evidentemente no, quindi l’Ema ha chiesto giustamente di fare ispezioni”, ha spiegato Garattini. “La Russia ha aderito, ma a partire dal 26 aprile, forse devono sistemare un po’ di cose, altrimenti avrebbero detto: venite domani mattina. Il vaccino sarà prodotto in Italia perché c’è una ditta che ha fatto un accordo, sarà più facile fare ispezioni a Caponago piuttosto che in Russia”.

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