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“L’arte scuote la polvere nella nostra anima, osservava Pablo Picasso, a corollario che l’identità fiorentina e rifioritura delle arti, da sempre sono sinonimo di grande respiro culturale, visto che proprio il Rinascimento, ha fatto da apripista a tutti gli altri valori.”

Decisamente notevole tale citazione ascoltata in occasione dell’apertura sulla mostra: “Donatello, Il Rinascimento” in quel di Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello per “Donato di Niccolò di Betto Bardi” nato a Firenze il 1386 e morto nel 1466.

©photoElaBialkowskaOKNOstudio
©photo Ela Bialkowska OKNO studio

Innegabile domandare al Governatore della Toscana Eugenio Giani, la sua impressione sulla celeberrima esposizione per Donatello in quel di Palazzo Strozzi.

Donatello

Decisamente una mostra molto importante poiché nessuno come Donatello coglie il senso dell’identità di Firenze e della Toscana nella proiezione di quella stagione che fu il Rinascimento. Donatello è l’uomo che può vivere il Rinascimento nella sua porta principale: quando su un libro di storia dell’arte s’intende cos’è il Rinascimento, si dice che inizia nel 1401 con il concorso per la ‘Porta nord’ del Battistero. Il tema era una formella, “Il sacrificio di Isacco”, su cui si confrontarono il Ghiberti ed il Brunelleschi. Proprio lì inizia tale periodo storico. Chi è l’unico degli artisti degno di essere stato a scuola prima di Brunelleschi e poi del Ghiberti? Proprio Donatello che quindi riuscirà ad essere interprete dei ‘Maestri del Rinascimento’, sublimando tutto questo in un rapporto straordinario col primo vero grande mecenate della famiglia dei Medici: “Cosimo Il Vecchio”

©photo Ela Bialkowska OKNOstudio
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La testimonianza è che “Cosimo Il Vecchio” è sepolto nella Basilica di San Lorenzo, accanto all’altare e, proprio sotto, vicino al suo sarcofago, alla sua tomba, la persona più vicina è la tomba di Donatello che il 13 dicembre 1466, fu lì sepolto, quasi a dire che i Medici iniziano la dinastia all’insegna del mecenatismo culturale. E chi è l’uomo più vicino a questi mecenati culturali nella loro espressione se non Donatello? Pertanto tale mostra sublima questo rapporto straordinario con l’uomo che poi realizzerà il Marzocco, l’unione dei due simboli di Firenze, il leone, il Martacus di Marte (il leone che stava accanto a Marte), con il giglio bianco e rosso che, dalla Costituzione di primo popolo del 20 ottobre 1250, sarà il simbolo sino ad oggi dell’araldica fiorentina

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