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I fan di Wes Anderson sanno che, se si tengono gli occhi e l’immaginazione ben aperti, si possono trovare pezzi del suo colorato e fantastico universo  nella vita quotidiana. L’ultimo film del regista candidato all’Oscar, The French Dispatch (nelle sale italiane dall’11 novembre), ne è la prova: è stato girato ad Angoulême, in Francia, dove la topografia e l’architettura erano pronte per essere sostituite dall’eccentrica città francese di Ennui-sur-Blasé.

Lo scenografo Adam Stockhausen e il suo team si sono prima imbarcati in quello che lui chiama “Google scouting”, per trovare la location perfetta: «Andiamo su Google Maps, prendiamo il piccolo omino giallo e cominciamo a camminare per le strade e a guardarci intorno – racconta ad AD – Abbiamo guardato ovunque, e poi abbiamo cominciato a restringere il campo a una lista di diverse città che sembravano promettenti». Sono stati mandati degli scout a scattare delle foto e, dopo che Stockhausen e il suo team hanno visitato una rosa di luoghi, hanno scelto Angoulême, una città nota per il suo festival annuale del fumetto che si trova su un altopiano a circa cinque ore a Sud-Ovest di Parigi e due ore a Nord-Est di Bordeaux.

«Avevamo un ingresso straordinario, è stato davvero incredibile», dice Stockhausen delle riprese ad Angoulême. Questa scena è stata costruita in un parcheggio, e ritrae il retro dell’ufficio del Dispatch francese.

Courtesy of Searchlight

Le stesse ragioni che avrebbero potuto renderla inutilizzabile per un altro regista, hanno reso Angoulême perfetta per la storia di Anderson su The French Dispatch del Liberty, Kansas Evening Sun, una rivista fondata da un espatriato del Kansas di nome Arthur Howitzer, Jr. (interpretato da Bill Murray) che pubblica longform e notizie culturali ed è vagamente ispirato al New Yorker

«C’è questa strada a tornanti che gira intorno, e intorno, e intorno mentre va [in salita], e poi queste strade che si incrociano. Si formano così degli angoli e delle curve davvero incredibili, che Wes sfruttava costantemente», spiega Stockhausen.

Il film si articola in quattro ambientazioni, ognuna delle quali racconta una storia di quello che sarà l’ultimo numero di The French Dispatch. La prima è un diario di viaggio che mette in evidenza le aree critiche di Ennui-sur-Blasé dal reporter ciclista Herbsaint Sazerac (interpretato da Owen Wilson). Poi, una storia di J.K.L. Berensen (Tilda Swinton) sulla vita di Moses Rosenthaler (Benicio del Toro e Tony Revolori), un pittore incarcerato che viene scoperto da un compagno detenuto e mercante d’arte interpretato da Adrien Brody. L’artista Sandro Kopp, compagno della Swinton, ha creato i dipinti astratti di Rosenthaler, compresa una serie di grandi affreschi che dipinge sui muri della prigione. Kopp ha definito l’esperienza «la cosa più impegnativa e anche la più soddisfacente che abbia mai fatto nella mia vita. Sono arrivato ad Angoulême sapendo che avevo due mesi e mezzo per creare 10 enormi dipinti che dovevano sembrare i lavori triennali di un genio». Anche pezzi della cultura locale sono entrati nello scenario della prigione: le ceramiche artigianali sono state usate come oggetti di scena per una lezione d’arte dei detenuti, e i prigionieri hanno indossato le pantofole di feltro, o Charentaises, tradizionalmente prodotte nella zona.

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