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Nino Di Matteo, consigliere togato del Csm, prima critica la riforma Cartabia, poi dice di avere la coscienza a posto sulla trattativa “Stato-mafia”.

Nino Di Matteo, consigliere togato del Consiglio Superiore della Magistratura, nel suo ultimo libro critica le Istituzioni che rappresenta e rivolte un attacco diretto al ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ritenendo che l’ultima riforma approvata sia dalla Camera che dal Senato “violi la Carta Costituzionale”. Le dichiarazioni dell’ex pm della trattativa “Stato-Mafia” arrivano nell’ambito di un’intervista rilasciata dal magistrato siciliano al “Fatto Quotidiano” di Marco Travaglio.

Nel libro, infatti, Di Matteo, in riferimento al caso di Luca Palamara, scrive che l’ex capo dell’associazione nazionale magistrati “era una pedina di un sistema collaudato. Le toghe sbagliano se credono di aver guarito i loro mali punendo solo alcuni dei protagonisti del gioco”.

Referendum sulla giustizia

Di Matteo, rispondendo a una domanda del giornalista Marco Lillo sui referendum sulla giustizia, afferma di essere contrario a cinque dei sei quesiti posti. “Il sesto, quello sulle firme necessarie per presentare la candidatura al Csm, per me è inutile perché non serve a evitare lo strapotere delle correnti”. E spiega, inoltre, il motivo per il quale è contrario alla separazione delle carriere. “Il primo piano in tal senso era quello di Rinascita Democratica di gelliana memoria. Poi è diventata una bandiera di Forza Italia e del centrodestra nella seconda repubblica. L’appiattimento dei giudici sui pm è un falso storico. Basta vedere le statistiche: i giudici disattendono spesso le richieste dei pm. Inoltre sul passaggio da una funziona all’altra i paletti sono già alti”.

Riforma Cartabia

Netta, dal suo punto di vista, la bocciatura sulla riforma voluta da Marta Cartabia. “La ritengo una delle peggiori riforme degli ultimi 30 anni”. Parole già sentite da Nicola Gratteri. “L’Europa chiedeva di accelerare i processi ma se fosse stata in vigore la riforma Cartabia, processi importanti come quello per il crack Parmalat, la strage di Viareggio o per le violenze nella scuola Diaz di Genova nel 2001, si sarebbero conclusi nel nulla. Questa normativa presenta per me aspetti di evidente incostituzionalità. Va nella stessa direzione del processo breve voluto dal premier Berlusconi e dal ministro Alfano nel 2009. Allora però ci fu una forte reazione” da parte della magistratura che secondo Di Matteo oggi è “silente o addirittura favorevole alla riforma Cartabia”.

Di Matteo e la Trattativa “Stato-mafia”

La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha ribaltato il giudizio di primo grado, assolvendo i carabinieri e i politici dalla presunta trattativa “Stato-mafia”. Di Matteo sull’argomento preferisce attendere le motivazioni per dare un giudizio complessivo, anche se qualcosa la dice. “Sono a posto con la coscienza e sono orgoglioso di aver contribuito con i miei colleghi, pm e giudici, a far emergere fatti oggi incontestabili che solo la nostra tenacia ha fatto riemergere da archivi nascosti e polverosi. L’opinione pubblica aveva anche il diritto e forse anche il dovere di sapere che nel periodo delle stragi, Cosa Nostra ha agito nell’ottica di un dialogo a suon di bombe con lo Stato. Nessuna sentenza potrà mai cancellare i fatti storici emersi in quel processo”.

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