ddl-civile,-avvocati-pronti-allo-sciopero:-“cosi-rischiamo-processi-ingiusti-e-piu-lenti”
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«Ferma contrarietà» degli avvocati civilisti agli emendamenti presentati dal Governo sul processo civile: l’Unione nazionale delle Camere civili,  l’associazione maggiormente rappresentativa degli avvocati civilisti italiani, preannuncia lo stato di agitazione, «riservandosi di segnalare all’Unione europea il rischio di provocare ulteriori ritardi della giustizia civile e di proclamare l’astensione, nel rispetto del codice di autoregolamentazione».

Tre le ragioni, spiegano i civilisti in una nota, della contrarietà che viene espressa agli emendamenti al ddl civile firmati dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia e depositati ieri in Commissione Giustizia del Senato. «In primo luogo, per opinione unanime, la disciplina delle preclusioni che si vuole introdurre moltiplicherà il numero dei processi, rallentando il complessivo funzionamento della giustizia civile. Il risultato saranno quindi processi più ingiusti ed anche più lenti. Spiace dover prendere atto che questa indicazione, già espressa dalle Sezioni Unite della Suprema Corte e ribadita dalla stessa Commissione Luiso nella sua relazione, non sia stata tenuta inconsiderazione. Cittadini e imprese hanno bisogno di processi equi e veloci, e sorprende che il ministro prima nomini una Commissione di Esperti di sua fiducia, e poi ne trascuri le indicazioni», denunciano i legali.

Inoltre, sottolineano ancora gli avvocati civilisti, il potenziamento delle Adr – la risoluzione alternativa delle controversie – «previsto dagli emendamenti riguarda in realtà soltanto la mediazione: la sua estensione consentirà agli istituti di mediazione di ricevere aiuti abbondanti dallo Stato, purtroppo forse in parte finanziati con un ulteriore aumento del contributo unificato, e quindi del costo di accesso alla giustizia. La negoziazione assistita, invece, rispetto alla proposta è stata fortemente depotenziata, soprattutto in quella materia familiare in cui aveva dato buona prova: resta consentito di decidere della sorte dei figli, ma per trasferire un immobile invece bisogna affrontare costi ulteriori, tanto più inopportuni e vessatori in un momento in cui la dissoluzione del nucleo familiare impone di destinare ai figli ogni risorsa disponibile». Quanto all’arbitrato, «che è l’unica forma di processo che consente tempistiche eque e veloci, e quindi idonea a sgravare il carico della giustizia, sorprendentemente non ha ricevuto alcuna agevolazione fiscale», osserva l’Unione nazionale delle Camere civili, auspicando quindi che «coloro che hanno la responsabilità politica di decidere, vogliano tener conto delle opinioni unanimi della Suprema Corte e degli esperti, e modificare proposte che rallenteranno la giustizia, rendendola allo stesso tempo più iniqua».

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