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Dal G7 un piano globale anti-virus

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CARBIS BAY

12.06.2021 – 19:42

Le pandemie future andranno prevenute dall’alleanza degli Stati. Ma in Cornovaglia frattura sulla Cina

CARBIS BAY – Un piano globale per la prevenzione delle pandemie future, dopo l’odissea attraversata dall’umanità nell’ultimo anno e mezzo; e un piano parallelo sulle infrastrutture destinate ai Paesi a basso reddito, da far valere sullo scacchiere geopolitico in competizione dichiarata con le iniziative della nuova Via della Seta lanciata dalla Cina per allargare la propria orbita nel mondo.

Sono i due pilastri attorno ai quali il primo vertice dei capi di Stato e di Governo del G7 nell’era del post pandemia prova a costruire l’immagine di “un fronte delle democrazie”, sotto la spinta del rinnovato spirito multilaterale predicato dal neo presidente Usa Joe Biden dopo la parentesi di Donald Trump.

Ma sui rapporti con Pechino, in realtà, la posizione di Washington sembra suscitare più di qualche frizione con gli alleati Ue, a dispetto dei peana europei sulla ritrovata cooperazione con un’America non più trumpiana: frizione sottolineata dall’irritazione di fonti americane che non hanno esitato a far circolare la presunta immagine di una mezza spaccatura fra Biden, spalleggiato dal padrone di casa Boris Johnson e dal premier canadese Justin Trudeau sull’idea di misure più indistintamente muscolari per arginare il Dragone, e una leadership continentale, ispirata in particolare da Angela Merkel e da Mario Draghi, più cauta a distinguere fra le aree di confronto con il gigante d’Oriente, quelle di “competizione” e quelle in cui (dalla battaglia sul clima agli interessi commerciali) la cooperazione appare sensata quanto necessaria. La quadratura del cerchio alla fine sarà inevitabile. E tuttavia rimane da vedere quanto la sollecitazione di Biden ad alzare i toni a tutto campo – dai diritti umani con il rilancio della denuncia della persecuzione degli Uiguri musulmani nello Xinjiang, fino alla generalità dei dossier economici – potrà far breccia in termini espliciti, al di là della comune adesione all’iniziativa “Build Back Better World (B3W)”, concepita dagli Usa per compere apertamente con la Via della Seta 2.0 cinese nei Paesi in via di sviluppo.

«Non si tratta – spiega d’altronde al riguardo la stessa Casa Bianca – d’imporre a questi Paesi una scelta secca fra noi e la Cina. Ma sì di offrire una visione e un approccio alternativi» rispetto a Pechino (o anche alla Russia di Vladimir Putin, con cui Biden avrà un primo spinoso faccia a faccia mercoledì 16 a Ginevra) fondata fra l’altro «sui valori che per noi contano di più».

Intanto, e in attesa di affrontare domani il dossier dei cambiamenti climatici e di una politica più verde messo sul tappeto dai G7 sullo sfondo delle promesse di una «ricostruzione in meglio» del contesto economico mondiale prostrato dai contraccolpi dell’emergenza Covid, la seconda giornata del summit a presidenza britannica ospitata da Johnson a Carbis Bay (in una Cornovaglia finalmente benedetta dal sole, dopo lo spericolato paragone di ieri del primo ministro di Sua Maestà con la Costiera Amalfitana) si chiude con un’intesa piena sulla formalizzazione di una strategia anti-pandemica planetaria. Un programma d’azione – varato nella prima sessione della riunione allargata ai leader ospiti di Australia, Corea del Sud, India e Sudafrica, oltre che al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e al numero uno dell’Oms Tedros Ghebreyesus – che accompagna all’annunciata donazione entro metà 2022 di un miliardo di vaccini anti-Covid (di cui 500 milioni dagli Usa e 100 milioni dal Regno Unito), da destinare alle nazioni più povere, l’impegno a una condivisione stretta dei dati sanitari collettivi; quello per la creazione di «un radar pandemico» in grado d’individuare le varianti dei virus attraverso un incremento degli esami sui genomi umani; e il sostegno a «una riforma e a un rafforzamento del ruolo dell’Oms». Oltre alla scommessa comune sulla possibilità di abbreviare nel prossimo futuro i tempi della ricerca per lo sviluppo dei vaccini da almeno 300 giorni fino a non più di 100.

Promesse e auspici che nella retorica di Johnson riflettono «un momento storico», nonostante l’ombra che anche l’ennesimo conflitto fra il suo governo e l’Ue sul dopo Brexit (relativo al protocollo dell’Irlanda del Nord) proiettano indirettamente sul summit. «Con la Dichiarazione di Carbis Bay – le sue parole – le maggiori democrazie del mondo intendono impegnarsi per impedire che una pandemia mondiale si verifichi di nuovo, per far sì che non si ripetano mai più le devastazioni causate dal Covid-19. Ed è qualcosa di cui andare orgogliosi».

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