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Dai film a luci rosse alle elezioni comunali di Salerno

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AGI

L’Italia in rosso e arancione ora spera nelle riaperture

AGI – Nove regioni in rosso e tutte le altre, comprese le province autonome di Trento e Bolzano, in arancione. Dopo il lockdown per le festività pasquali, e in attesa di nuove e significative riaperture, l’Italia è tornata bicolore, con le restrizioni previste in base al colore assegnato dalla cabina di regia, ministero della Salute e Istituto superiore di sanità, secondo l’andamento dell’epidemia a livello regionale. In particolare l’ultimo monitoraggio dello scorso venerdì ha stabilito che sono in zona rossa Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Campania, Calabria e Puglia, mentre in zona arancione da oggi sono Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Trentino Alto Adige, Veneto e le Province autonome di Bolzano e Trento. Al momento, e probabilmente ancora per qualche settimana, non ci sono territori in giallo e nemmeno in bianco. E il decreto del 12 marzo scorso ha stabilito che dal 6 al 30 aprile 2021 “in tutte le zone gialle si applicano le disposizioni previste per le zone arancioni”. È prevista anche l’estensione delle misure della ‘zona rossa’ in caso di incidenza di contagi, superiori a 250 casi ogni 100mila abitanti e nelle aree con una consistenza di circolazione delle varianti. Le regole della zona arancione prevedono la possibilità di spostarsi all’interno del proprio comune tra le 5 e le 22 mentre gli spostamenti verso altri comuni e verso altre regioni, sono consentiti esclusivamente per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. In zona arancione, inoltre, resta in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, quando per spostarsi è necessario dimostrare comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e situazioni di necessità. Per i residenti in comuni che hanno una popolazione fino a 5.000 abitanti è comunque consentito spostarsi, tra le 5 e le 22, entro i 30 km dal confine del proprio comune. Per tutto il mese di aprile l’attività di ristoranti e pizzerie potrà essere svolta solo con l’asporto di cibo e bevande dalle 5 del mattino alle 22. Per i bar, e quei locali che non hanno una cucina, l’asporto è consentito solo fino alle 18. La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive ma per i soli clienti che alloggiano nella struttura. È prevista da mercoledì 7 aprile la riapertura delle scuole anche nella ‘zona rossa’ dove solo gli alunni dell’infanzia, delle elementari e della prima media, potranno frequentare le lezioni in presenza. Il decreto del 1 aprile ha stabilito per la zona rossa la didattica a distanza per i ragazzi dalla seconda media in poi ma garantendo la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. In zona arancione, invece, la didattica in presenza dovrà svolgersi per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e di tutte le classi fino alla terza media. Per gli alunni delle scuole superiori dovrà essere garantita la didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento. Intanto, in vista della prossima riunione della cabina di regia alcune regioni (tra queste la Lombardia e l’Emilia Romagna) puntano al passaggio dal rosso all’arancione. In diversi territori, però, ancora i contagi sono alti e le strutture sanitarie sono in piena sofferenza. Una situazione complessiva che, di fatto, invita ancora alla prudenza per quanto riguarda le riaperture. E proprio su questo fronte oggi, in molte città, sono scese in piazza diverse categorie professionali. E da più parti si chiede un’accelerazione della campagna vaccinale per poter finalmente intravedere la fine di questo terribile incubo.

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