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Covid Italia, Ira (Anesvi): “Parchi divertimento abbandonati, non è arrivato nessun ristoro”

Redazione
13 marzo 2021 03:41

Roma, 12 mar. (Labitalia) – “Il settore dei parchi divertimento si sente abbandonato dal governo. Come Anesvi abbiamo fatto presente al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che non abbiamo avuto ristori”. Lo dice, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione parchi permanenti italiani e di Leolandia. “I ristori – rimarca – non sono arrivati, tranne pochissimi parchi che, cominciando la stagione ad aprile, hanno potuto percepire un minimo di ristoro vedendo la differenza di fatturato di aprile 2019 su aprile 2020. Tuttavia, la maggior parte dei parchi divertimento, in Italia, comincia la stagione il 1° di giugno. Il ‘Ristori 5’ doveva essere quello che ci risarciva perché non c’erano più i codici Ateco, ma si guardava alla differenza di fatturato tra il 2019 e il 2020 e che doveva riguardare anche i costi”.

“Quello che abbiamo lamentato al ministro – precisa – è che, soprattutto dal ministero della Cultura, sono stati dati tanti ristori esagerati a soggetti che, sì, hanno avuto un calo di fatturato, ma nello stesso tempo anche un grosso calo di costi. Questa – fa notare Giuseppe Ira – è una grande ingiustizia perché, veramente, il nostro comparto ha subito una forte perdita. Quello che ho fatto notare al ministro Garavaglia è che noi abbiamo avuto un calo del fatturato non perché le condizioni di mercato sono cambiate, per cui la gente viene meno, ma perché non ci è stata data la possibilità di lavorare e quei pochi mesi in cui abbiamo lavorato abbiamo avuto forti limitazioni nel numero di ingressi, abbiamo fatto investimenti per evitare assembramenti e per rispettare le norme di igiene”. “Poi, però, improvvisamente, siamo stati chiusi il 26 di ottobre, proprio alla vigilia di Halloween – ricorda – che rappresenta per il settore una grande opportunità, di conseguenza abbiamo dovuto rimborsare 20mila biglietti e tutto il cibo comprato per l’occasione è stato buttato con danni enormi. Anche la promessa dell’ex premier Conte – rimarca – che anche i parchi divertimento avrebbero avuto un ristoro è andata persa. Non abbiamo ricevuto nulla”.

“Quello che serve – precisa – per il settore dei parchi divertimento è una nuova finanza a basso costo e soprattutto a lungo termine. Il ministro Garavaglia dice che stanno studiando un’emissione di mini bond che possa dare quell’ossigeno che serve alle nostre strutture per poter rimanere a galla. Potremmo anche accettare la soluzione dei finanziamenti, purché siano ad un tasso limitato”.

“Oltre ai mancati ristori – precisa – il settore deve fare i conti con il sistema di finanziamento delle banche. Al di là che una società come Leolandia abbia 165 soci che vivono di possibili ritorni che possono esserci da questa azienda, si dimentica che quello dei parchi è un settore ad altissima densità lavorativa: abbiamo tanti giovani e tante donne come dipendenti. Pensavamo che un’attività che ha il lavoro come base fondamentale di costo avesse un’attenzione diversa, invece siamo rimasti tagliati fuori dai ristori e dai finanziamenti. Per tutta una serie di ragioni, infatti, le banche non vogliono finanziare il settore dei parchi che ha un alto grado di incertezza sulle possibili riaperture. E’ un cane che si morde la coda, perché se ci si affida al sistema bancario non si avrà mai nulla, visto che nel migliore dei casi consolida debiti con prestiti garantiti dallo Stato, una sorta di partita di giro”.

Giuseppe Ira ricorda anche come “i parchi divertimento italiano stiano andando in mani straniere. Al ministro Garavaglia ho segnalato che Leolandia è l’ultimo grosso parco di proprietà italiana, perché pian piano i nostri colleghi vengono comperati da gruppi esteri ‘per quattro soldi’, perché non ce la fanno più. Ci sono già cinque parchi che sono passati di mano e altri hanno continue interlocuzioni con chi vuole acquistare. Alla fine si è costretti a vendere, in alternativa si fallisce o si va in concordato”.

“Le spese – avverte il presidente Anesvi – ci sono sempre anche se un parco è chiuso. Non si possono mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti. Nel mio caso, ho una forza lavoro che attualmente fa manutenzione alle giostre, ai giardini, gli addetti agli animali, la contabilità. In sintesi, milioni di euro che si spendono per i dipendenti e senza ristori è davvero difficile”.









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