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Negli ultimi giorni sono circolate sui giornali e sui social media numerose voci sul fatto che all’interno dei talebani, gruppo che governa l’Afghanistan ormai da un mese, ci sarebbero state divisioni, scontri e litigi violenti, che avrebbero coinvolto soprattutto Abdul Ghani Baradar, vice primo ministro del governo di transizione e probabilmente il più famoso e noto tra i leader del gruppo radicale islamista.

Secondo diverse fonti collegate ai talebani e sentite mercoledì da BBC, negli ultimi giorni ci sarebbero stati duri scontri sulla divisione del potere e sulla gestione del paese tra Baradar, che negli scorsi anni è stato tra le altre cose il massimo rappresentante diplomatico dei talebani, e Sirajuddin Haqqani, ministro dell’Interno del governo di transizione e capo della potente Rete Haqqani, un gruppo armato afghano che ha avuto un ruolo centrale nelle operazioni per la conquista dell’Afghanistan.

Alcune notizie più drastiche circolate soprattutto sui social network, secondo cui Baradar sarebbe stato ferito o addirittura ucciso, sono state smentite mercoledì, quando Baradar è apparso in un’intervista alla tv pubblica afghana RTA. Ma le voci su una divisione tra la componente politica e quella militare della leadership talebana sono comunque precedenti agli ultimi giorni, e sembrano trovare conferma in numerosi particolari.

Abdul Ghani Baradar è probabilmente il più celebre fra i leader dei talebani. Ha circa 50 anni, è uno dei vice di Hibatullah Akhundzada, il capo dei talebani, ed è stato a capo della delegazione che nel 2020 a Doha, nel Qatar, contrattò con l’amministrazione statunitense di Donald Trump l’accordo che portò al ritiro delle truppe americane dal paese. BBC ha fatto notare che nel 2020 Baradar divenne il primo leader talebano a comunicare direttamente con un presidente statunitense: cioè Trump, con cui parlò al telefono.

– Leggi anche: Chi sono i leader dei talebani

Baradar era ormai considerato da qualche tempo il leader di fatto dei talebani, ed era il candidato favorito alla carica di primo ministro dell’Afghanistan nel nuovo governo talebano. Ma dopo lunghe discussioni – che secondo i media sono state piuttosto tese, hanno rallentato la presentazione del governo e hanno riguardato la divisione del potere e gli equilibri interni – Baradar è stato nominato soltanto vice primo ministro. La carica di capo del governo è andata a Mohammad Hasan Akhund, leader talebano meno noto ma comunque centrale all’interno del gruppo.

È dunque probabile che le discussioni sulla divisione del potere e sulla gestione del paese si siano trascinate anche dopo la presentazione del governo. Secondo BBC e altri, la divisione riguarda Baradar e Sirajuddin Haqqani, e una delle ragioni sarebbe l’attribuzione dei meriti della conquista dell’Afghanistan: per Baradar e i suoi, il merito è soprattutto del lavoro diplomatico fatto a Doha e in altre sedi, mentre per Haqqani è soprattutto delle operazioni militari (spesso attacchi terroristici) contro le forze americane e l’esercito regolare afghano, di cui lui e il suo gruppo sono tra i principali responsabili.

La settimana scorsa le voci su uno scontro così duro da essere diventato violento si erano moltiplicate perché Baradar, solitamente piuttosto attivo sui media e negli interventi pubblici, era sparito dalla circolazione. Domenica non aveva nemmeno partecipato a una visita a Kabul di Mohammed bin Abdulrahman al Thani, il ministro degli Esteri del Qatar. Baradar ha smentito le voci sulla sua assenza in un’intervista a RTA fatta a Kandahar: ha detto di trovarsi in viaggio da alcuni giorni in luoghi dove l’accesso ai mezzi di comunicazione è scarso, e che ha saputo della visita del ministro al Thani troppo tardi, altrimenti sarebbe senz’altro tornato a Kabul per riceverlo.

Baradar ha detto che non sono in corso scontri «né per il potere né per le posizioni [nel governo]» e ha aggiunto: «Rassicuriamo la nazione afghana e tutti i mujaheddin, junior e senior: non si devono preoccupare, non c’è nulla di cui preoccuparsi».

Il governo dell’Afghanistan nominato alla fine di settembre è un governo ad interim, che secondo il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid sarà sostituito a un certo punto da un governo definitivo. I negoziati per la sua formazione sono ancora in corso, e non è chiaro quanti membri dell’esecutivo attuale saranno riconfermati, e in quali posizioni.

– Leggi anche: Tornerà anche al Qaida?

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