“cosa-mi-risulta”-padellaro,-il-pazzesco-retroscena-sul-futuro-di-conte.-ministro?-niente-affatto,-ecco-come-si-“auto-elimina”
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Tante le scommesse sul futuro di Giuseppe Conte. Alcuni, dopo l’addio a Palazzo Chigi, lo danno in lizza per le suppletive a Siena. Altri lo vedono ministro nel nuovo governo di Mario Draghi. A dire la sua anche Antonio Padellaro. In collegamento con Otto e Mezzo su La7 il fondatore del Fatto ha raccontato a Lilli Gruber un retroscena sulle sorti dell’ex premier. “La cosa buffa – esordisce – è che non risulta che Conte voglia fare né il ministro, né candidarsi alle suppletive”. E allora cosa ne sarà del fu avvocato del popolo? Semplice. “A quanto mi risulta – spiega Padellaro – Conte vuole tornare a fare il professore. “Mi risulta voglia tornare a fare il professore. Alcuni consigli, non faccia un partito e non brighi contro Draghi“.

Nella stessa puntata del talk politico Padellaro ha avuto un acceso diverbio con Carlo Calenda. “Va bene tutto, l’emergenza nazionale, ma non possiamo far digerire tutto ai cittadini – attacca Padellaro -. Fino all’altro ieri il Pd definiva Salvini un pericolo per la democrazia, non parliamo dei giudizi degli intellettuali d’area. Pochi giorni fa, Salvini ha detto che accetterebbe la parte a fondo perduto del Recovery Plan e rifiuterebbe il prestito. Vero è che Salvini è mutevole, ma quando entreranno al governo sono curioso di sapere se questa idea Salvini continuerà a perseguirla. Draghi ha bisogno di idee, contributi, osservazioni intelligenti. Come può gestire questa macedonia mista in cui tutti dicono il contrario di quello che dicevano ieri?”.

Immediata la replica di Calenda che mette subito in mezzo Conte: “Ma questa è la storia di questa legislatura. I decreti Sicurezza a cui faceva riferimento Padellaro sono stati fatti con il presidente Conte al governo coi 5 Stelle. Anche i 5 Stelle sono indigeribili? E quel presidente che si è tenuto per un anno i decreti di Salvini era il punto di riferimento dei riformisti? Questa è una legislatura impazzita”. Una frase che scatena Padellaro. D’altronde non è un caso che il Fatto sia da sempre filo-Conte.

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