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Cosa farà Draghi sull’ipotesi di lockdown totale

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Redazione
15 febbraio 2021 03:16

Il governo Draghi deve decidere sul lockdown totale con chiusura delle scuole che il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi ha chiesto al ministro Roberto Speranza: un’ipotesi che vede favorevole anche il professor Andrea Crisanti e che, incrociatasi con lo stop alle piste da sci, fa scoppiare la prima polemica politica con la Lega di Matteo Salvini, che intanto chiede un “rimpasto” del Comitato Tecnico Scientifico. 

Cosa farà Draghi sull’ipotesi di lockdown totale

La polemica è scoppiata ieri dopo una dichiarazione rilasciata all’Ansa da Ricciardi, che ha chiesto “un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata”, aggiungendo che ne avrebbe parlato con il ministro Speranza. Cosa che nel frattempo deve aver fatto, visto che in serata si è presentato a Che tempo che fa per dire che il ministro è d’accordo e adesso deve decidere il governo: “Credo che il ministro Speranza sia convinto di questa nuova fase, spero che il presidente del Consiglio Draghi recepisca e che il governo appoggi, ma dipende dal governo”. E ancora:  “Ci siamo parlati, non si è pronunciato perché sono decisioni che deve prendere il governo e il presidente del Consiglio. Spero che il presidente del Consiglio recepisca e vada in questa direzione”.

La strategia del no-Covid, ha aggiunto, “ci consentirà di tornare alla normalità in mesi, non in anni”. Ricciardi ha inoltre precisato di non avere “rapporti con il presidente del Consiglio, ma con Speranza”. Con il ministro “sono sempre stato in piena sintonia sul rigore delle misure, ma da settembre non siamo riusciti ad essere impattanti pienamente sulle decisioni del governo, soprattutto perché – ha concluso – il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d’accordo sull’adozione di misure così forti”. E le sue parole hanno rivelato un retroscena di cui si era parlato molto negli ultimi tempi: negli ultimi mesi dell’emergenza coronavirus il governo è stato spaccato tra l’ala rigorista dei ministri Boccia e Speranza, supportati dai rappresentanti del Partito Democratico nell’esecutivo, e quella “aperturista” del MoVimento 5 Stelle e di Italia Viva con i quali si era decisamente schierato Giuseppe Conte. 

Questo è il motivo dei Dpcm e dei decreti legge con eccezioni alle regole e scappatoie che negli ultimi tempi, prima dello scoppio della guerra con Renzi e della conseguente crisi, erano stati varati da Conte. Che ha sempre tenuto una linea che cercava di conciliare le esigenze dell’emergenza con la libertà di circolazione dei cittadini e quelle degli operatori economici. L’ipotesi di lockdown totale su cui Draghi si dovrà pronunciare arriva insieme a un’altra decisione di Speranza: gli impianti sciistici, che dovevano riaprire oggi nelle zone gialle, resteranno chiusi fino al 5 marzo, giorno di scadenza dell’ultimo Dpcm firmato da Giuseppe Conte. L’ordinanza del titolare della Salute, che si è confrontato con la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, traccia una linea di continuità con l’esecutivo precedente. E il comunicato stampa ricorda che nel verbale del 12 febbraio  il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle regioni inserite nelle cosiddette ”aree gialle”, affermava che ”allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”. 

Salvini dice che deve parlare Draghi e Sgarbi chiede il rimpasto del Cts

Il lockdown totale chiesto da Ricciardi a Draghi e la chiusura degli impianti di sci fa scoppiare la Lega. “Prima di terrorizzare tutti, ne parli con Draghi”, ha detto Salvini mettendo nel mirino Ricciardi poi citato espressamente insieme a Domenico Arcuri (e allo stesso Roberto Speranza) quando la Lega è scesa in campo non solo con i suoi capigruppo ma anche con i suoi ministri. Perché ora non è più la Lega dell’opposizione ma uno dei soci azionisti della maggioranza di governo. Sullo sci “il Cts oggi dice esattamente il contrario di quanto detto la settimana scorsa. Non puoi dire la domenica mattina che domani non apri gli impianti. Della salute si occupano gli scienziati, io chiedo a chi deve decidere di pianificare”, ha aggiunto a In Mezz’Ora. A dare manforte al Carroccio è stato Vittorio Sgarbi: “Draghi subito dopo l’incarico ricevuto da Mattarella aveva evocato la condizione depressiva degli italiani. Tuttavia, le analisi sbagliate dal Comitato tecnico scientifico e le prospettive senza speranza con la proposta di un nuovo lockdown totale fatta dal consigliere Walter Ricciardi, peraltro in contrasto con ricercatori ben più esperti di lui, non consentiranno a Draghi di fare uscire gli italiani dalla depressione economica e fisica”. E poi: “Per dare il segno della discontinuità Draghi deve rinnovare il Comitato tecnico scientifico e cacciare, con Speranza, anche Ricciardi”. 

Ma a dire no è arrivato anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria: “Speriamo che Draghi aiuti. Io sono sconcertato. Si sentono quattro voci diverse: Cts, Ricciardi, Istituto superiore della sanità e ministro. Io ne vorrei sentire una unica: Chi parla per il ministero?”. Bassetti incalza: “Qual è l’obiettivo di questa comunicazione? Far sì che la gente si comporti meglio? Così i cittadini si comportano peggio. E’ gravissimo quello che è accaduto oggi. Il ministero deve avere una voce unica! Si può ragionare sul rinvio delle aperture degli impianti sciistici, ma non parlare di lockdown generale come a marzo scorso. Quali sono le evidenze scientifiche che Ricciardi porta? Dire che lo fanno tutti non è un’evidenza. È solo evidente che il prezzo che vado a pagare da un punto di vista sociale ed economico è enorme”.

C’è un problema però, che forse Salvini non considera. È stato Palazzo Chigi ad avallare la decisione del ministro Speranza sulle piste da sci. Draghi ha detto sì e ora segue due direttive principali: la prima è progettare i ristori per gli operatori, la seconda, quella più importante, è di prendere alcune decisioni sull’emergenza, sui Dpcm e sui decreti legge a cui lavorare nelle prossime ore. La prima novità, rivelata oggi da Repubblica, è che l’esecutivo progetta un cambio di passo nel rapporto con il Cts: “già oggi, in questo senso, si terrà una riunione riservata tra il governo e gli scienziati, per provare a introdurre due novità: affidare le dichiarazioni all’esterno a un solo membro del Comitato, chiedere che le valutazioni vengano comunicate prima ai ministri e solo dopo all’opinione pubblica”.

Cosa deciderà Draghi sul lockdown?

In più Draghi ha intenzione di lavorare sull’ampliamento della campagna vaccinale includendo i medici di famiglia (alcune voci nei giorni scorsi dicevano che avesse intenzione anche di provare a produrre in Italia il vaccino, ma non hanno trovato conferme) per fare i vaccini di AstraZeneca e, quando arriverà, di Johnson&Johnson, che sarà disponibile in fiale monodose facili da conservare. Con l’obiettivo di immunizzare trecentomila persone al giorno entro marzo e mezzo milione per la primavera. Sul lockdown Draghi ha davanti a sé l’esempio della Germania e il fatto che con la cancelliera Angela Merkel, che si ritirerà a settembre, ha avuto per molto tempo un filo diretto. E cosa è successo in Germania? È successo che qualche giorno fa proprio la Merkel si è presentata in Parlamento dopo il nuovo prolungamento del lockdown tedesco, che è uno dei più duri d’Europa, dicendo che lo scorso autunno ”non siamo stati abbastanza attenti e non siamo stati abbastanza rapidi” nel contrastare il virus. La cancelliera, allora, si era scontrata più volte con i primi ministri dei land, riluttanti ad accettare misure più restrittive. 

Per questo la seconda ondata ha travolto la Germania mentre i governatori dei Lander si opponevano al lockdown più rigoroso: allora l’esplosione dei casi, ha precisato la cancelliera, “è stata conseguenza di un modo di procedere tentennante”. Dopo due mesi di lockdown duro, finalmente i contagi rallentano: nelle ultime 24 ore ne sono registrati 10.237, un numero lontano dai record di dicembre. E anche i morti non sfiorano più i mille al giorno di fine anno: nelle ultime 24 ore se ne sono registrati 666, secondo il Robert Koch Institut. L’esempio di Merkel sarà molto importante per Draghi: in primo luogo perché in attesa dei numeri e di una loro eventuale crescita ha già fatto capire che ha intenzione di usare i poteri del governo nei confronti delle Regioni e degli altri Enti Local. Secondo una fonte a lui vicina citata all’epoca dall’Ansa, Draghi ha “il peso per mettere le persone con le spalle al muro”. E può usufruire degli strumenti previsti dalla Costituzione, che il governo giallorosa non ha mai voluto utilizzare, quell’articolo 120 in cui si afferma che “il governo può sostituirsi a organi delle Regioni…nel caso di…pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”. E poi perché proprio per questo, come conclude Repubblica, Draghi non si lancerà in riaperture avventate, cercando semmai di tutelare le lezioni scolastiche. Ma accanto all’eventuale contenimento, pretende uno scatto sui vaccini. 

D’altro canto da governatore sugli enti locali aveva già posto il problema: “L’esperienza degli ultimi anni, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, mostra come il processo decisionale condiviso fra Stato e Regioni sia faticoso e spesso inefficace”, aveva detto all’assemblea della Banca d’Italia del 31 maggio 2007. E dal 2010 al 2020 i sette governi che si sono alternati alla guida dell’Italia hanno impugnato 536 leggi regionali perché in contrasto con i poteri centrali. Intanto nell’intervista rilasciata oggi al Messaggero Ricciardi cita proprio l’esempio tedesco tanto caro a Draghi: “Il tracciamento va rafforzato, proprio come sta facendo adesso la Germania che sta reclutando personale a tutto spiano. Al ministro ho sottoposto la necessità di proporre al governo tre cose: lockdown breve e mirato, tornare a testare e tracciare, vaccinare a tutto spiano”. Intanto la Lega chiede la testa sua e quella di Arcuri. Ma anche Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, si schiera: “Se terremo a bada il virus nei prossimi due tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia. Le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano. Dobbiamo aver fiducia! Spingendo sulla vaccinazioni e rinunciando per qualche altra settimana ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture”. 

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