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Cosa farà Draghi con le tasse: le proposte di riforma dell’Irpef e del fisco sul tavolo del governo. Chi ci perde e chi ci guadagna

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Redazione 09 giugno 2021 04:45

Il governo Draghi presenterà entro la fine di luglio il disegno di legge delega per la riforma del fisco. Le commissioni Finanze di Camera e Senato hanno svolto 61 audizioni e sono arrivati i documenti con le proposte di riforme di ogni partito. Ora bisognerà fare una sintesi, ovvero provare titanicamente a trovare un punto di incontro che metta d’accordo tutta la maggioranza che sostiene l’esecutivo.

Cosa farà Draghi con le tasse: le proposte di riforma dell’Irpef e del fisco sul tavolo del governo

Il punto d’incontro ad oggi è il ridisegno delle aliquote e degli scaglioni Irpef. Ovvero il progetto a cui lavorava – e su cui si era impantanato – il Conte Bis. L’obiettivo è quello di alleggerire il prelievo sui ceti medi, ovvero coloro che guadagnano dai 28 ai 55mila euro. Ma i metodi per arrivarci sono diversi. La Lega punta ancora alla flat tax che sarà il piatto forte del centrodestra alle prossime elezioni. Il Partito Democratico vuole che nella riforma del fisco prossima ventura entri la tassa di successione sui patrimoni alti. Liberi e Uguali punta a una patrimoniale che colpisca i più ricchi. La proposta del MoVimento 5 Stelle mira a ridurre a tre le aliquote portando al 33% quella per i redditi tra 25 mila e 55 mila euro. Fratelli d’Italia punta più in alto e dice che l’aliquota per quello scaglione dovrebbe essere del 27%. 

Nel dettaglio delle proposte dei partiti in commissione, il Corriere della Sera fa sapere che il Partito Democratico vuole ridurre l’Irpef sui primi tre scaglioni di reddito ovvero fino a 55mila euro. E vuole tagliare il differenziale tra il secondo scaglione (15-28mila euro) e il terzo (28-55mila) che attualmente va dal 27% al 38%. La proposta alternativa sul tavolo è sempre quella del modello tedesco che risale al Conte Bis: ovvero l’aliquota personalizzata che ogni contribuente potrà calcolare e che sarà fatta su misura per lui in base alle proprietà e ai guadagni. Anche Liberi e Uguali è per il modello tedesco e sostiene che chi ha 40mila euro di reddito guadagnerebbe 2245 euro di minore imposizione fiscale. La proposta del MoVimento 5 Stelle è quella di ridurre le aliquote da 5 a 3 e, insieme, tagliarne le percentuali: fino a 25mila euro il prelievo sarebbe del 23%, da 25 a 55mila euro sarebbe del 33%, al di sopra di quella cifra sarebbe del 43%. 

Nel centrodestra la Lega propone la Flat Tax ad aliquota unica come obiettivo finale del sistema fiscale e oggi la flat tax incrementale. Un prelievo del 15% sui redditi in più dichiarati sull’anno precedente. E l’attenuazione dello scalone tra seconda e terza aliquota. Nel dettaglio la proposta prevede anche di lzare la soglia della no-tax area a 10.000 euro, inglobando nella soglia di esenzione un totale di 10 milioni di contribuenti, e rimodulare la progressività del terzo scaglione Irpef ammorbidendo il salto di 11 punti (dal 27% al 38%) per i redditi tra i 28.000 e i 55.000 euro. Forza Italia propone 3 aliquote (15-23 e 33%) con quella del 23% tra 25mila e 65mila euro come fase di passaggio verso la flat tax. Anche Fratelli d’Italia è per 3 aliquote, estendendo quella del 27% ai redditi fino a 55mila. Anche Fi e FdI sono per la cosiddetta flat tax incrementale.

Chi ci guadagna e chi ci perde

Per quanto riguarda il modello tedesco, “per regolarizzare la progressività dell’Irpef – si legge nella proposta del Pd – si potrebbe anche ricorrere a una funzione matematica continua che accoppia a ciascun reddito una specifica aliquota media, in analogia in qualche misura con il sistema applicato in Germania. Verrebbero aboliti gli scaglioni di reddito e le aliquote legali, le detrazioni per tipologia di reddito e il bonus 100 euro perché tutti questi elementi verrebbero ricompresi nella sola aliquota media con livelli differenziati per livelli di reddito”.  Tra gli obiettivi principali della proposta di LeU, si legge nel documento predisposto in occasione dell’indagine conoscitiva del Parlamento, quello di introdurre “una funzione matematica continua in grado di indicare l’aliquota media da applicare al reddito imponibile”.

Poi c’è il capitolo entrate, ovvero il modo per finanziare questa riforma delle tasse. Il Pd propone la tassa di successione: l’idea prevede un prelievo del 20% per cento sulle eredità superiori ai 5 milioni di euro. Il gettito andrebbe a finanziare una dote di 10mila euro per i 18enni che provengono da famiglie a reddito medio e basso. Il Pd è contrario alla patrimoniale proposta invece da Leu con un’aliquota dell’1%. La Lega vuole togliere l’Imu nei comuni con meno di 3mila abitanti sugli immobili commerciali sfitti, inagibili o occupati. Fratelli d’Italia propone di togliere le tasse sui canoni non percepiti per morosità. E poco altro. A dimostrazione che il compito è fatto a metà. I soldi per la riforma del fisco li dovrà trovare Draghi. 

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