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E naufragar m’è dolce in questo mare” scriveva Giacomo Leopardi ne L’infinito, uno dei suoi idilli più celebri. Una tra le sfumature più importati e caratteristiche della poetica leopardiana è l’intrinseco legame tra l’uomo e il territorio, lo stato d’animo ed il paesaggio: una sorta di attaccamento imprescindibile tra ciò che siamo e ciò che ci circonda.

Siamo abituati a pensare – conoscendo la “morale” leopardiana secondo cui la natura è matrigna – che quando Leopardi ha scritto questa ode nel 1819, intendeva probabilmente accostare il termine “naufragare” ad una sensazione di smarrimento e sopraffazione; ma se avesse potuto conoscere i vini prodotti dalla vicina cantina Conti degli Azzoni, con sede a Macerata, probabilmente il significato del suo componimento assumerebbe una declinazione differente, tutt’altro che negativa; per chi ha infatti degustato prodotti eccellenti come il Ribona o il Passatempo, non potrebbe che farsi lasciare sopraffare da quell’esplosione di gusto, ed in questo caso, il “naufragar” risulterebbe davvero “dolce”

La Cantina Conti degli Azzoni nasce ufficialmente negli anni ’50: dall’unione di Isabella Rangoni Macchiavelli – discendente della storica famiglia dei Conti Carradori attestata nella zona del Conero già a partire dal 1300 – e dal Conte Aldobrandino Degli Azzoni Avogadro nasce il Conte Roberto, responsabile della trasformazione dei terreni di famiglia da mezzadria ad azienda. Dopo la scomparsa nel 2000 del Conte Roberto, ad occuparsi della cantina ci pensano i tre figli Aldobrando, Filippo e Valperto, attuali proprietari di un impero enologico che oggi si estende (oltre ovviamente alla zona marchigiana da cui tutto ha avuto inizio) anche alla Toscana, con Conte Aldobrando, ed al Triveneto con la Cantina Conti Riccati.

Da sinistra: Valperto, Filippo e Aldobrando degli Azzoni

La storia di Conti degli Azzoni, è una storia ricca di amore e di valorizzazione del territorio; gli 850 ettari di terreno vitato di proprietà della famiglia sorgono su una superficie naturalmente vocata alla produzione di vino. Qui l’altitudine garantisce un’ottima escursione termica, che conferisce naturalmente alle uve una particolare ricchezza aromatica, e l’aria di mare mitiga le temperature tipiche delle alture. I vini di punta della cantina sono il Ribona, bianco di intensa espressione olfattiva e gustativa grazie all’eccellente terroir e al metodo di produzione, e il Passatempo, ottenuto da Montepulciano d’Abruzzo in purezza.

Ed è proprio su questi due vini che si è voluta “sperimentare” una nuova tecnica, ovvero quella del lavaggio delle uve attraverso un macchinario che permette agli acini di essere perfettamente puliti da ogni genere di possibile infestazione (insetti, granelli di polvere, terra e altro) prima di entrare nel circolo produttivo. Potrà sembrare una banalità, ma l’importanza di questo passaggio risulta fondamentale per assicurare un ottimo profilo organolettico del vino: la pulizia e la successiva asciugatura (che avviene tramite delicatissimi soffi d’aria) permette la pigiatura dell’acino in totale purezza e questo contribuisce a rendere estremamente espressivo il prodotto finale. Oltre ad essere un’innovazione che va a vantaggio del gusto, il lavaggio delle uve è un procedimento svolto anche e soprattutto per il bene del consumatore, ma anche dell’ambiente, poichè tutta l’acqua che viene utilizzata per questo processo viene poi riciclata per la pulizia delle cantine e l’irrigazione dei campi. Un metodo talmente innovativo che rende Conti degli Azzoni la seconda cantina ad adottarlo in tutta Italia.

L’amore per il territorio e per l’ambiente ha spinto l’azienda a redigere annualmente un Bilancio di sostenibilità, in cui si fissano degli obiettivi sempre più eco-sostenibili (primo fra tutti la ricerca di nuovi metodi e macchinari per limitare l’immissione di Co2). Citando le parole del più giovane dei tre fratelli, la finalità di tutta questa attenzione per il metodo produttivo, “non è quella di essere l’azienda migliore al mondo, ma quella di essere l’azienda migliore per il mondo.”

I vini prodotti nelle Marche spaziano dal Rosso (Passatempo, Sangiovese, Evasione, San Donato) al Bianco (Ribona, Grechetto, Sauvignon Blanc), passando per il metodo classico (Beldiletto) e l’immancabile Passito (Sultano). Le note di degustazione riguardano il Ribona 2020, il Passatempo 2019 ed il San Donato 2018.

 

DEGUSTAZIONE

 

Ribona 2020

87/100

Prodotto da vitigno autoctono in provincia di Macerata. Vendemmiato nella prima settimana di settembre, viene messo in bottiglia a febbraio. Il segreto di questo vino è il passaggio delle bucce e del mosto a 8 gradi per una notte. La bassa temperatura aiuta la spinta varietale. La vinificazione avviene in acciaio per poi passare all’affinamento in bottiglia di 3 mesi. Al naso affiorano subito note balsamiche, minerali e floreali. Il bouquet è confermato al gusto con tracce di fiori di acacia, miele, erba di campo, fieno, pesca gialla. La sapidità è straordinaria e conferisce al vino una struttura tale da accompagnare anche piatti a base di carne bianca, oltre che di pesce, anche se l’abbinamento perfetto è con formaggio stagionato accompagnato da confetture e miele.

 

Passatempo 2019

83/100

Montepulciano d’Abruzzo 100%, 24 mesi di affinamento in legno, colore rosso rubino intenso, mediamente tannico, dal gusto armonico e complesso. I sentori prevalenti sono quelli di frutta a bacca rossa (mora, ciliegia, melagrana, lamponi) con una leggera nota di tabacco e cioccolato. La struttura gli permette di accompagnare piatti di carne elaborati come cacciagione e polenta, spezzatino o cinghiale.

 

San Donato 2018

83/100

Blend di 70% Montepulciano d’Abruzzo e 30% Sangiovese. Colore rubino intenso con sfumature aranciate, affinamento 12 mesi in legno e 12 mesi in bottiglia. Presenta delle leggere note di legno, mora, caffè, liquirizia; il gusto è persistente e, data la sua struttura, accompagna piatti di cacciagione, filetti e risotti.

 

degliazzoni.it

Category: spa

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