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«Con il Recovery Fund la parità di genere sul lavoro è possibile»

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“Welfare di prossimità: le opportunità del Recovery per le donne”. Recita così il titolo dell’evento online organizzato ieri dal Consiglio Nazionale con la partecipazione in diretta streaming del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando, della presidente del Cnf Maria Masi e, tra le altre, della Consigliera Nazionale di Parità Francesca Bagni Cipriani.

Sul tavolo due temi portanti: da una parte l’occupazione femminile, gravemente colpita dall’emergenza sanitaria, e dall’altra l’impiego delle risorse europee attraverso la realizzazione di un piano strategico che consenta di ridurre gli squilibri di genere. Per avviare la discussione si parte da un dato drammatico. «A dicembre 2020 le donne occupate erano 9 milioni e mezzo, mentre gli uomini più di 13 milioni, a fronte di una popolazione a maggioranza femminile. Rispetto all’anno scorso, inoltre, si contano 444mila persone occupate in meno, di cui 312mila sono donne: si tratta di un calo del 3,5% per le donne e del 2% per gli uomini. I dati ci mostrano come l’aggravamento del gap non sia solo dovuto alla quantità ma anche alla qualità del lavoro femminile», spiega Orlando. «La pandemia – prosegue il ministro – ha aggravato gli storici squilibri di genere del nostro Paese. Sappiamo bene che sono state le donne, già meno rappresentate nella forza lavoro, a pagare per prime il prezzo della crisi sanitaria che ci affligge, seppur il calo sia stato frenato dal blocco dei licenziamenti».

Per arginare il fenomeno, sottolinea Masi, bisogna agire con un approccio costruttivo, intervenendo in maniera strutturale sul gap salariale e occupazionale. «Il Recovery è una occasione imperdibile per le donne, a patto che la parità di genere in ambito lavorativo venga interpretata in modo trasversale e declinata in tutte le missioni del piano del governo italiano, altrimenti il rischio è di proseguire nell’emarginazione della figura femminile e inquadrarla unicamente in contesti lavorativi culturalmente e tradizionalmente consoni e consueti», precisa la presidente del Cnf. Abbiamo bisogno, cioè, di «una politica inclusiva che non si limiti all’ambito dell’assistenza, ma guardi alla promozione», spiega Masi, per evitare che «in termini di ricostruzione il modello utilizzato sia quello precedente all’emergenza». La sfida parte dalla più recente definizione di lavoro agile: «Lo smart working è lavoro a tutti gli effetti, non è una vacanza, serve un intervento in sede normativa», sottolinea Orlando. «L’idea che lavorare da casa equivalga a non lavorare è sicuramente un’informazione sbagliata da correggere in termini di comunicazione», aggiunge Masi. Si prenda la condizione delle avvocate, coinvolte sul tema a doppio titolo: «Sia nell’esercizio della loro funzione di difesa dei diritti delle donne, sia in termini di tutela delle problematiche che riguardano la professione», segnala Masi. Una delle difficoltà maggiori emerse nel corso del convegno riguarda certamente il tema della “cura”, in termini di assistenza a figli ed anziani. «Il primo obiettivo – conclude Masi – non deve essere solo quello di ridurre i carichi di lavoro e cura per tutte le donne, dalle lavoratrici dipendenti alle autonome e alle libere professioniste, ma valorizzare la risorsa produttiva che possono esprimere per l’economia del Paese. Ecco perché è importante che le libere professioniste siano tutelate con misure adeguate e supportate nell’esercizio dell’attività».

«In questi mesi – racconta la Consigliera nazionale di Parità Bagni Cipriani – ci sono arrivate dai territori segnalazioni di grande sofferenza, per lo smart working e la crisi dovuta alla pandemia che ha generato una caduta verticale della presenza femminile nel mondo del lavoro. Ora ciò che più ci preoccupa è la ripresa, serve un piano strategico per l’occupazione femminile per uscire da questa staticità lavorativa e per costruire un contributo di competenze, approfondimento e capacità di visione». Serenella Molendini, Consigliera Nazionale di Parità Supplente, si rivolge al ministro per chiedere «strumenti e misure per una maggiore condivisione della cura che non sono solo gli asili nido ma anche congedi parentali più egualitari, una migliore organizzazione del lavoro e al contempo un lavoro dignitoso e di qualità per le donne per affrontare le sfide poste dall’Europa».

«Solo l’applicazione trasversale e intersezionale delle politiche di parità consente un uso efficace delle enormi risorse a disposizione del paese per la ripresa, colmando i gap di genere ancora troppo presenti», precisa nel suo intervento Susanna Pisano, Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Cagliari, già Consigliera del Cnf. «È necessario mettere in campo progetti e iniziative per la diffusione di cultura imprenditoriale tra la popolazione femminile, con programmi di formazione e orientamento verso materie e professioni, con specifica attenzione ai settori dell’alta tecnologia», aggiunge Maria Rita Stilo, componente della Commissione Pari Opportunità Integrata del Cnf. In chiusura, l’intervento di Aurora Notarianni, componente della Commissione diritto del lavoro del Cnf, che chiosa: «La presenza delle donne nell’economia del Paese, protagoniste di tutti i processi decisionali, consentirà la ripresa stabile e sostenibile. Gli strumenti di welfare dovranno affiancare azioni positive per realizzare l’effettiva parità di genere».

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