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Che cosa emerge dal rapporto della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo sulle finanze pubbliche locali

Secondo un rapporto della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, il Quadro finanziario pluriennale (o Multiannual Financial Framework) – ovvero il piano che stabilisce il quadro strategico comune ai membri dell’Unione europea e gli obiettivi tematici prioritari – per il periodo 2021-2027 dispone di risorse per 1074 miliardi: si tratta di una somma in linea con quelli dei precedenti cicli di programmazione e di poco superiore all’1 per cento del PIL dei paesi europei.

LE POLITICHE DI COESIONE

La voce principale di spesa continua a essere, anche negli anni 2021-2027, quella destinata alla politiche di coesione. Rispetto alle programmazioni precedenti, tuttavia, lo studio di Intesa Sanpaolo segnala una “flessione” dovuta al fatto che, su questo aspetto, si sono già concentrate le risorse aggiuntive del piano Next Generation EU.

Per l’Italia, comunque, l’ultimo Quadro finanziario pluriennale prevede 42 miliardi di euro di fondi assegnati (un aumento, rispetto ai programmi precedenti) che, con il cofinanziamento nazionale, arrivano a 82 miliardi complessivi. Di questi, 53,5 miliardi verranno destinati alle regioni meno sviluppanti; i restanti 27,4 miliardi verranno divisi tra le regioni più sviluppate e quelle in fase di transizione.

CHI RICEVE DI PIÙ

Rispetto al vecchio ciclo di programmazion,. tutte le regioni hanno guadagnato risorse. Ma l’Abruzzo, la Sardegna e il Molise hanno più che raddoppiato le risorse a loro disposizione.

CAPACITÀ DI SPESA

Rimane però – sottolinea il centro studi di Intesa Sanpaolo – la questione dell’effettiva capacità di spesa di queste risorse: le regole europee prevedono difatti che, se non si spendono i fondi messi a disposizione entro un periodo stabilito, questi vengano disimpegnati.

Se si guarda ai dati sull’attuazione del precedente periodo di programmazione, vengono alla luce le difficoltà di programmazione e spesa italiane: al 30 aprile 2021, infatti, rimanevano oltre 10,5 miliardi di euro da impegnare entro il 2023. “Serve inoltre indubbiamente uno sprint per spendere gli oltre 26 miliardi di euro che al 30 aprile non risultavano ancora pagati”, si legge nel report.

GLI INVESTIMENTI PUBBLICI

Tra il 2009 e il 2018 gli investimenti pubblici rilevati dai Conti pubblici territoriali (CPT) si sono ridotti di oltre 17 miliardi: nel giro di un decennio il livello di spesa complessivo si è dimezzato.

PENALIZZATE LE AMMINISTRAZIONI LOCALI

La riduzione della spesa per investimenti si è concentrata soprattutto sulle amministrazioni territoriali: dei 17 miliardi di spesa persi, quasi 13 miliardi hanno riguardato le amministrazioni locali. La riduzione della spesa effettuata dalle amministrazioni locali ha interessato tutti i territori, con l’eccezione dell’Abruzzo.

I cali più marcati si sono osservati nel Lazio (-1,6 miliardi di euro, o -75% in termini reali) e in Valle d’Aosta (-78% in termini reali).

LA RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

La caduta degli investimenti degli Enti territoriali ha interessato tutte le ripartizioni territoriali. In termini di variazione percentuale, però, la caduta è stata più ampia nel Centro (-59%) e nelle Isole (-58%).

Al Nord, inoltre, il calo si è interrotto già nel 2018, in particolare per il Nord-Est. Al Centro-Sud invece il calo è proseguito anche nel 2019: solo nelle Isole si è osservata una stabilizzazione della spesa già dal 2018.

GLI INVESTIMENTI NEI SETTORI

La riduzione degli investimenti pubblici è stata piuttosto generalizzata nei vari settori, risparmiando solo i comparti Lavoro ed Energia. I settori nei quali invece le contrazioni della spesa per investimenti sono state più ampie sono la Viabilità, la Sanità, l’Amministrazione generale, l’Ambiente, la Sicurezza pubblica e la Previdenza.

Nel 2019 la spesa delle amministrazioni pubbliche per investimenti è cresciuta, ma non tutti i territori sono stati interessati dalla ripresa nella stessa. Nel Sud Italia, ad eccezione della Basilicata, la ripresa è stata più contenuta; nei casi di Campania, Abruzzo e Molise non si è ancora verificata.

IL RUOLO DELLE IMPRESE PARTECIPATE

Le imprese a partecipazione pubblica hanno in parte sostituito gli investimenti mancati da parte delle amministrazioni pubbliche negli ultimi anni e – scrive il centro studi di Intesa Sanpaolo – “hanno dato una importante spinta alla ripresa del 2019, seppur con differenze territoriali significative” tra Nord e Sud.

Nella media 2015-2018, già prima del rimbalzo del 2019, le imprese pubbliche nazionali avevano realizzato la quota prevalente di investimenti (oltre il 39%) nella classificazione dei Conti pubblici territoriali. L’attenzione è stata forte soprattutto al settore Altri trasporti (legato all’attività di Ferrovie dello Stato), seguito dall’Energia (grazie alla spesa di Enel, Terna ed Eni) e dalle Altre spese in campo economico (Eni, Poste italiane, Cassa depositi e prestiti).

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