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Gambe pesanti, testa al campionato? Sì, tutto vero. Ma l’Inter perde male l’ultima amichevole dell’estate e subisce quattro gol da un Villareal decisamente più pronto a livello mentale per affrontare le partite vere. Tra una settimana sarà campionato per entrambe, ma i nerazzurri hanno ancora parecchio lavoro davanti per tornare ad essere “da scudetto”.

Le scelte

Inzaghi si affida al suo gigante Lukaku, dandogli subito spazio dal 1’ accanto a Lautaro nel consolidato 3-5-2 adottato dal tecnico. Ad una settimana dal debutto in campionato (sabato prossimo a Lecce), formazione tipo per l’Inter con una sola novità assoluta rispetto al recente passato: il gioiellino Asllani promosso in regia al posto di Brozovic (problemi ad un polpaccio, rimasto fuori per precauzione). Il 2002 passa davanti ad un big come l’ex romanista Mkhitaryan nelle gerarchie dell’allenatore. Test per Gosens sulla sinistra: il tedesco deve convincere se vuole un posto da titolare in campionato. Capita proprio a lui la prima palla gol del match dopo dieci minuti, ma l’ex Atalanta chiude con il piattone sul secondo palo un cross del collega Dumfries. Poi nel finale di tempo dal suo piede nasce l’assist per Lukaku.

Il Villareal pensa alla sua prima in Liga sul campo del Valladolid (sabato prossimo alle 19) e sceglie di forzare il meno possibile, costringendo i nerazzurri ad alzarsi in pressing fin dentro l’area spagnola. Se ha un pregio, la formazione di Emery, è quello di costringere le avversarie a giocare male e a rischiare al massimo per recuperare il possesso del pallone. La squadra di Inzaghi prova ad impostare tra i pochi spazi concessi dalle maglie gialle degli avversari, ma lo fa a ritmi troppo bassi e finisce spesso per restare imbrigliata. E quando ha spazio negli ultimi metri, il Villareal è letale con il suo collettivo. Il piano B di Inzaghi in questi casi prevede l’impostazione del gioco dalla difesa, affidata al sinistro raffinato di Bastoni, regista arretrato capace di millimetrici coast to coast per attivare all’improvviso gli esterni o gli strappi di Lautaro. Ma viene attuato solo quando gli avversari salgono di qualche metro con la linea difensiva.

Come sta l’Inter reparto per reparto

Il trio difensivo Skriniar-De Vrij-Bastoni non ha bisogno di fare test, si trova a memoria davanti ad Handanovic. Forse troppo statico in occasione del gol del vantaggio spagnolo, anche se Pedraza (un obiettivo di molte big di serie A, Inter compresa) era di competenza di Dumfries. Da rivedere il portiere sloveno, anche in occasione del rasoterra del raddoppio di Coquelin e sul diagonale del terzo gol. Probabile che si stia facendo sentire la pressione di un dodicesimo ambizioso come Onana. A corrente alternata gli esterni. Dumfries parte forte e va via via calando nel corso del match. Gosens fa il contrario: parte piano, ma come un diesel viene fuori alla distanza e diventa assoluto protagonista del match con l’assist a Lukaku. Entrambi, però, non hanno ancora la continuità richiesta dalle sfide che contano. I cambi, Bellanova e Dimarco, promettono bene. Soprattutto il secondo, più sicuro di sé rispetto all’ex Cagliari, autore dell’assist per il 2-3 di D’Ambrosio. Dall’ultimo test di Pescara indicazioni anche in chiave mercato: Inzaghi “costretto” a far giocare Darmian braccetto di sinistra in difesa. Così si perde un quinto di qualità (che porta anche gol). Urge un altro centrale di spessore per completare il reparto. E oggi sembra impossibile pensare ad una cessione di Skriniar. D’Ambrosio (a segno contro il Villareal) unica alternativa a disposizione.

Da registrare il centrocampo. Barella sembra già vicino al top della forma in vista della stagione. Asllani dimostra di poter essere un’affidabile alternativa a Brozovic come diga davanti alla difesa. La vera notizia da Pescara è la promozione definitiva del giovane ex Empoli tra le prime scelte del tecnico in vista della nuova stagione: viene tenuto dentro anche dopo il valzer dei cambi, con Gagliardini che entra nella ripresa, ma va a fare la mezzala. Calhanoglu pare ancora in pieno rodaggio: il piede del turco è sempre notevole (sfiora il gol direttamente da corner), ma la gamba è pesante (viene anche ammonito nel primo tempo). Sprazzi di Mkhitaryan nel finale, ma l’armeno è ancora lontano dalla sua miglior versione.

Lukaku e Lautaro faticano ancora a trovarsi. L’argentino pressa, aggredisce, corre per due. Il belga è più statico, meno attivo nell’accompagnare il pressing. Ma al primo pallone buono in area, si conferma il solito cecchino amato dai tifosi: cross da sinistra, stacco sul secondo palo e testata vincente con palla in rete. E’ di nuovo lui la risorsa più preziosa di Inzaghi per coltivare sogni tricolori.