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La situazione dei voli cancellati in Europa continua a peggiorare di giorno in giorno, coinvolgendo gran parte delle principali compagnie aeree. Le cancellazioni sono state decise soprattutto nel Regno Unito e in Spagna, ma anche in Portogallo, Germania, Francia, Belgio e Italia. Qui c’è stato un primo sciopero l’8 giugno, un secondo più partecipato il 25 e un altro è stato indetto da varie sigle sindacali per il 17 luglio: al momento non si sa che dimensioni avranno i disagi. Nelle prossime settimane le cose potrebbero peggiorare ulteriormente, soprattutto per via dell’aumento del numero di persone che si metteranno in viaggio per turismo.

I motivi delle cancellazioni sono diversi e concomitanti, anche se hanno tutti una causa comune alla base: da un lato ci sono i voli cancellati su decisione delle stesse compagnie aeree per via della mancanza di lavoratori, soprattutto tra il personale di terra, dall’altra i sempre più frequenti scioperi dei lavoratori stessi, che protestano da settimane per il peggioramento delle proprie condizioni di lavoro.

Le cancellazioni riguardano tutto il mondo e non solo l’Europa, ma nelle ultime settimane nei paesi europei si sta assistendo a un elevatissimo numero di scioperi e voli annullati, che non è paragonabile a quanto avvenuto in altri continenti.

I voli cancellati, spesso all’ultimo momento, hanno causato grossi problemi nei maggiori aeroporti d’Europa. A Heathrow, il principale aeroporto di Londra, da giorni si assiste a enormi code di passeggeri in attesa di essere imbarcati o di ricevere il proprio bagaglio. È successo l’ultima volta giovedì 30 giugno, quando l’aeroporto ha chiesto a diverse compagnie aeree di cancellare 30 voli per via della mancanza di personale di terra in grado di gestire tutti i passeggeri previsti: le cancellazioni, peraltro, sono state annunciate con un solo giorno d’anticipo, cosa che ha alimentato le proteste e lo scontento delle persone rimaste senza volo.

– Leggi anche: L’enorme accumulo di bagagli all’aeroporto di Heathrow

Le cancellazioni sono dovute principalmente a una serie di tagli decisi dalle compagnie aeree durante la pandemia da coronavirus per far fronte alla riduzione dei viaggi e delle entrate economiche, a sua volta provocata dalle restrizioni imposte nei vari paesi. Le compagnie avevano deciso di licenziare molti dei dipendenti ritenuti meno essenziali, come il personale di terra, e la stessa cosa avevano fatto le società che gestiscono gli aeroporti, che per diverse mansioni si affidano a lavoratori assunti tramite società esterne.

Ma con la fine delle restrizioni e la ripresa dei viaggi, sia le compagnie aeree che le società aeroportuali si sono trovate impreparate e non sono riuscite ad assumere nuovo personale in tempo per l’estate. A questo si sono aggiunte le proteste di piloti e assistenti di volo che chiedono un miglioramento delle condizioni salariali.

Le condizioni salariali dei lavoratori del settore sono anche uno dei motivi per cui sta risultando così complicato trovare nuovo personale da assumere. Il personale di terra ha una paga piuttosto bassa, a fronte di un lavoro molto usurante con ritmi che spesso costringono a lavorare fino a notte fonda.

«È una combinazione unica di circostanze. C’è stato un forte aumento della domanda dopo la pandemia, un fatto che solitamente avrebbe spinto le compagnie a fare di tutto per accaparrarsi i passeggeri. Ma è stato accompagnato da una crisi di risorse e di manodopera», ha spiegato a Bloomberg John Strickland, analista del settore aereo presso la società di consulenza JLS Consulting.

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