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Storico, professore universitario, eurodeputato, ministro dell’Economia. E adesso anche candidato sindaco di Roma. Nei giorni in cui l’opinione pubblica è totalmente concentrata sulla vicenda AstraZeneca, e sulla sospensione del suo vaccino in gran parte della Ue, è passata in secondo piano la notizia della (ormai quasi certa) scelta da parte del Partito democratico del proprio candidato al Campidoglio: si tratta di Roberto Gualtieri, ex numero uno di Via XX settembre nel governo Conte II.

Una notizia non ancora confermata, ma già sostanzialmente avallata dal nuovo segretario del Pd Enrico Letta: “È un ottimo nome e un grande amico“, ha detto l’ex presidente del Consiglio, anche se il suo staff ha subito fatto sapere che “nulla è ancora deciso” e che “il segretario non ha ancora avuto modo di aprire il dossier delle amministrative”. Gualtieri sarebbe il secondo candidato dell’area di centrosinistra: lo scorso 12 ottobre aveva annunciato la sua discesa in campo anche Carlo Calenda, leader di Azione ed ex ministro dello Sviluppo Economico del governo Renzi, che aveva lanciato appelli al Partito democratico per appoggiarlo in questa corsa. Calenda, comprensibilmente, non ha preso benissimo la notizia: “Ora apprendiamo dai giornali, altro che tavoli e dialoghi, dell’imminente candidatura di Gualtieri. Appare evidente la scelta di rompere. Ci confronteremo alle elezioni.

In gara c’è anche la sindaca uscente Virginia Raggi, del Movimento 5 stelle, mentre pur non essendoci ancora un nome per il centrodestra, il nome più probabile dovrebbe essere quello di Guido Bertolaso, ex direttore della Protezione Civile dal 2001 al 2010.

Chi è Roberto Gualtieri

Nato a Roma nel 1966, Gualtieri ha iniziato la sua carriera politica nel Partito comunista nel 1985, a 19 anni. Nel corso degli anni non ha mai lasciato il centrosinistra, facendo parte prima dei Democratici di sinistra (membro della segreteria romana dei Ds) e poi, dal 2007, del Partito democratico, del quale ha contribuito a scriverne lo statuto. Oltre alla politica c’è anche la formazione universitaria: laureato in Lettere, è professore associato di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, oltre che vicedirettore della Fondazione Gramsci, la onlus che si occupa di raccogliere, conservare e diffondere le opere e il pensiero dell’intellettuale comunista.

Nelle istituzioni, però, si è formato più in Europa che all’estero. Nel 2009 è stato eletto per la prima volta al Parlamento europeo, e da allora ha confermato il suo posto a Bruxelles e a Strasburgo anche nelle successive due elezioni (2014, 2019). Nonostante la sua formazione umanistica, è un esperto di finanza ed è stato membro della commissione Affari economici del Parlamento Ue, ruolo che gli ha permesso di far parte del gruppo parlamentare che si è occupato di Brexit (ovviamente dal lato europeo). Prima, è stato co-relatore dell’iniziativa del Consiglio europeo per modificare l’articolo (il 136) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea relativo al Mes, il meccanismo di stabilità per gli Stati dell’Eurozona che a lungo ha dominato il dibattito pubblico italiano in tempo di pandemia.

Insieme a Elmar Brok, Guy Verhofstadt e Daniel Cohn-Bendit ha negoziato il Patto di bilancio europeo, il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione economica monetaria. Da sempre critico nei confronti delle politiche di austerity, ha definito la proposta di “flat tax” del Governo Conte I (Movimento 5 stelle-Lega) “tecnicamente eversiva”. Nel 2016 è stato inserito da Politico tra i parlamentari europei più influenti, con questa motivazione:

Come membro socialista del comitato del Parlamento europeo per la Brexit, Gualtieri è orgoglioso di aver protetto i diritti dei bambini non ancora nati nell’accordo sull’uscita di Londra dalla Ue. “Ho convinto personalmente Theresa May”, ha detto a Politico. Per l’europarlamentare italiano è solo uno dei tanti traguardi raggiunti. Come presidente di 157 tavoli di negoziazione a tre tra Parlamento, Consiglio e Commissione, Gualtieri è tra i più efficienti legislatori europei

Nel 2019 il ritorno a Roma per coprire, nel governo Conte II, il ruolo di ministro dell’Economia e delle Finanze.

Appassionato di Brasile e Bossa nova, parla portoghese ed è un ammiratore di Lula, l’ex presidente brasiliano. Nel 2018 lo andò a trovare in carcere, recentemente ne ha festeggiato l’assoluzione.

Felice che dopo anni di battaglie legali la Corte Suprema del Brasile abbia finalmente riconosciuto l’incompetenza della giustizia federale di Curitiba e annullato tutte le condanne di #Lula restituendogli i diritti politici. Una bella giornata per il Brasile e per la democrazia. pic.twitter.com/Ke4P1zkI58

— Roberto Gualtieri (@gualtierieurope) March 8, 2021

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