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Come nasce l’idea di scrivere la leggenda di Fiore?

La tentazione di usare la via del romanzo risale in me periodicamente, diciamo ogni dieci anni, come per purificarsi dopo i saggi. Nel 2001 mi cimentai con Plotino, poi nel 2011 con Seneca, ora nel 2021 Fiore, che è più compiutamente romanzo spirituale. Più altre opere letterarie dedicate al sud, alla sposa invisibile. Il romanzo è per me un modo per far combaciare il pensiero e la vita tramite il mito, la favola, il simbolo e l’allegoria.

Chi è Fiore?

Fiore è una figura leggendaria, non ha legami storici con personaggi reali, un po’ come lo Zarathustra nietzschiano; a un certo punto della sua vita Fiore incrocia la storia e la profezia di Gioacchino da Fiore e ne resta segnato. Ma Gioacchino è una tappa pur importante del suo itinerario verso la Luce, l’Oriente, il Fiore d’oro e il compiersi dello Spirito.

La leggenda di Fiore è paragonato spesso a Siddhartha di Herman Hesse o allo Zarathustra, che legame ha con queste opere?

Nessun legame sostanziale, ma certo si sono sedimentate in me tante letture, compreso Siddharta e ancor più lo Zarathustra di Nietzsche, che ha contato molto nella mia formazione. Ma sono tante le differenze non solo di stile e di forma narrativa con queste opere: c’è per esempio un’attenzione decisiva e positiva verso la tradizione cattolica e cristiana che in Hesse e in Nietzsche manca; c’è l’ambientazione in tutti i sud del mondo, c’è un legame forte con la famiglia d’origine, c’è il tema dell’amore e della paternità.

 Oltre a Nietzsche quali sono i maggiori riferimenti filosofici del romanzo?

In Fiore non sono mai citati autori, salvo Gioacchino che una volta in un sogno viene chiamato, non a caso, Florenskij. Oltre loro e oltre i già citati, ci sono autori disseminati e nascosti lungo le pagine: da Evola a Guénon, da Simone Weil a Cristina Campo, a tanti maestri della tradizione, oltre i classici, da Omero a Platone, a Plotino. E sul piano letterario Borges e Pessoa, Montale  e altri ancora…

Considera la storia di Fiore più un romanzo spirituale o un mito?

Non considero le due cose alternative. La leggenda di Fiore è un romanzo spirituale che rappresenta un mito in forma di leggenda e di cammino spirituale. Per altri versi, l’incontro col Mito nel senso classico e greco dell’espressione è nella prima tappa del suo cammino, nell’Isola delle donne, dove sono riconoscibili molti motivi mitologici; poi il mito si fa avventura spirituale, ascesi, ricerca di perfezione, cammino di trasmutazione.

 Crede conciliabili amor fati e ascesi?

L’amor fati attiene all’accettazione del destino, della vita, degli eventi e della morte, del mondo e della realtà, nella sua finitudine e imperfezione. E’ dire sì al mondo, abbandonarsi con amore al fato. L’ascesi vuol mettere a frutto la propria vita, portarla a compimento, chiudendone il cerchio e salendo in alto. L’amor fati è la base, l’ascesi è l’altezza: l’una riconosce la vita com’è, l’altra la dedica a ciò che la trascende. Perché “vivere non basta”.

 Tra i personaggi allegorici presenti nel libro a quali è più legato?

Non riuscirei a fare preferenze, oltre Fiore stesso. Ciascuno rappresenta un gradino, uno stadio del viaggio: prostitute e veggenti, maghi e nanofilosofi, profeti monocoli e fumatori silenti, papi dimissionari e figure famigliari, amori sparsi e figli ritrovati, per non dire degli animali che hanno un ruolo importante e simbolico nella trama della sua vita.

 La copertina, raffigurante il derviscio col fiore, è di Franco Battiato. Che opinione ebbe dell’opera? Quali riferimenti comuni o assonanze vede tra lui e Fiore?

Se dovessi tradurre Fiore in musica contemporanea, non troverei migliore traduzione che il canto di Franco Battiato. Anche per questo ho pensato a lui per la copertina del libro, lui sarebbe in profonda sintonia con Fiore. Sono poi innegabili alcune assonanze dell’autore con Fiore e alcuni episodi e tratti di vita personale riversati su Fiore, benché trasfigurati. Ma non ho scritto Fiore per parlare di me, semmai ho usato mie storie per parlare di Fiore.

Intervista a cura di Francesco Subiaco per il GiornaleOff

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