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Credem: strategie e tensioni. L’articolo di Emanuela Rossi

Credem guarda al futuro: procede a grandi passi l’incorporazione di Caricento, approvata dall’assemblea di pochi giorni fa, e dà ancora maggiore spazio alla digitalizzazione dei servizi alla clientela. Intanto però i sindacati di settore si oppongono ai contratti che vengono sottoposti ai dipendenti del gruppo e riguardo all’operazione con Caricento contestano il fatto che non vengano mantenute alcune voci retributive dei bancari provenienti dall’istituto centese.

IL PIANO DIGITALE DI CREDEM

Il Credito Emiliano, come si diceva, mira a una sempre maggiore modernizzazione delle filiali e punta a rendere smart entro il prossimo anno la metà delle proprie filiali con sportelli automatici evoluti e postazioni self: in questo modo i clienti possono effettuare in autonomia circa il 90% delle operazioni di cassa in autonomia circa il 90% delle attività. Inoltre, sono previste anche filiali cashless, del tutto automatizzate. Secondo quanto riporta Milanofinanza.it, il piano prevede di digitalizzare i processi di acquisto e di sviluppare un modello di servizio omnicanale in modo che i clienti possano scegliere come relazionarsi con la banca. I dipendenti, detti wellbanker, sono invece chiamati a specializzarsi nella consulenza alla clientela e vengono affiancati “a chiamata” da una rete di specialisti e da un polo di gestori in remoto che si occupano delle necessità più semplici. Inoltre si punta a rafforzare la consulenza a distanza, che al momento rappresenta il 20% delle attività di consulenza totali.

Secondo Massimo Arduini, direttore commerciale di Credem, la svolta digitale “non sostituirà il valore ed il ruolo delle persone e della loro grande capacità di fare consulenza” e anzi l’istituto deve “continuare ad essere un punto di riferimento per i propri clienti operando attraverso diversi canali integrati tra loro, mantenendo una forte attenzione all’impatto dei propri progetti anche in termini di sostenibilità”.

LE LAMENTELE DEI SINDACATI

Nel frattempo però i sindacati attaccano il gruppo bancario perché ai dipendenti “vengono sottoposti contratti individuali che impongono termini di preavviso più lunghi di quelli stabiliti dalla contrattazione collettiva”. Secondo Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin si tratta di uno strumento nato negli anni 90 “per limitare la massiccia ‘migrazione’ verso aziende concorrenti di una fascia di personale maltrattato e malpagato” ma che ora può rappresentare “una pesante anomalia nel settore bancario italiano”. Dunque “dal Gruppo che oggi pubblicizza il ‘wellbanking’ – concludono – ci aspettiamo l’abbandono della strategia che ha reso così pervasivo questo strumento e soprattutto una maggiore valorizzazione della contrattazione collettiva, all’altezza dei migliori sistemi di relazioni industriali presenti nel sistema bancario del nostro Paese”.

LA QUESTIONE CARICENTO

Altro fronte caldo è quello che riguarda l’incorporazione di Caricento. Si registra infatti il blocco della trattativa fra i sindacati e l’azienda in merito al processo d’integrazione, che comunque ha avuto il via libera da parte degli azionisti di Credem nell’assemblea del 21 giugno scorso. Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin contestano il “no” del gruppo emiliano alle richieste di mantenere alcune voci retributive per gli oltre 350 dipendenti centesi coinvolti nella fusione. “La negoziazione sindacale era finalizzata – si legge in una nota unitaria delle organizzazioni sindacali – a scongiurare le dannose ricadute economiche per il personale Caricento nella fusione tra due banche. Nel rispetto di una prassi consolidata in questo genere di trattative abbiamo chiesto a Credem di mantenere ai lavoratori di Caricento le voci economiche in essere. Alla richiesta è stato posto un fermo rifiuto da Credem e questo per noi è inaccettabile”.

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  • 11 Luglio 2021

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