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Titoli tecnologici sotto pressione in Europa sulla scia delle notizie provenienti dalla Cina. Il governo di Pechino ha messo nel mirino il colosso Tencent, per cui si prospetta un destino analogo a quello di Ant

La seduta ben intonata delle Borse in Asia è stata turbata dal tonfo di Tencent (-2,1%) sulle indiscrezioni secondo cui sarebbe finita nel mirino dell’Antitrust cinese.

Il governo di Pechino ha messo infatti sotto pressione Tencent, per cui si prospetta un destino analogo a quello di Ant, la fintech del fondatore di Alibaba Jack Ma.

Oggi l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato cinese ha imposto sanzioni amministrative a 12 società, tra cui Tencent e Baidu, per aver violato dieci accordi della legge anti-monopolio.

Le multe fanno parte di una più ampia repressione antitrust da parte di Pechino sui giganti di Internet in Cina.

La Cina ha aumentato la supervisione sui colossi di internet, per timori di comportamenti monopolistici e di violazioni dei diritti dei consumatori. Pechino ha già inflitto multe al gigante dell’e-commerce Alibaba e ad altre aziende per violazione delle regole antitrust.

Pochi giorni fa, del resto, il premier Li Keqiang si è impegnato di fronte al Congresso nazionale del popolo di aumentare la supervisione sul comparto per prevenire l’espansione “non regolamentata” del capitale.

E le notizie provenienti dalla Cina mettono sotto pressione i titoli tecnologici in Europa.

Tutti i dettagli.

TITOLI TECH SOTTO PRESSIONE

Il settore tech è sotto i riflettori anche alla luce del nuovo ordine esecutivo emesso dalla Casa Bianca sul tema della telefonia 5G, che colpisce alcuni fornitori della cinese Huawei.

A livello continentale il sottoindice Stoxx del comparto cede l’1,88% e le vendite colpiscono tra gli altri StMicroelectronics (-1,68% a Piazza Affari), oltre che Infineon (-1,38% a Francoforte) e Asml (-2,11% ad Amsterdam).

TENCENT NEL MIRINO DEI REGOLATORI CINESI

Tencent è stato sanzionato dall’antitrust cinese e appare ora come il prossimo bersaglio della lotta di Pechino contro i colossi del fintech.

Il gruppo è una delle principali Internet company al mondo, proprietaria tra gli altri asset di WeChat. Si tratta della seconda società tecnologica più preziosa della Cina con una capitalizzazione di mercato di quasi 700 miliardi di dollari.

Come riporta Bloomberg, il gruppo sarà obbligato a creare una holding finanziaria in cui far confluire tutte le attività bancarie, assicurative e nei servizi di pagamento. In questo modo sarà sottoposta a un regime di vigilanza rafforzata.

Per Tencent si prospetta quindi un destino analogo a quello di Ant.

L’ATTIVITÀ FINTECH DI TENCENT

L’attività fintech di Tencent ha registrato un fatturato di circa 84 miliardi di yuan (13 miliardi di dollari) nel 2019. Questa rappresenta il 22% del totale, rendendola il più grande motore di guadagni dopo l’intrattenimento online.

La sua super-app WeChat vanta oltre un miliardo di consumatori che la utilizzano per qualsiasi cosa, dalle chat con gli amici alla prenotazione di taxi e all’acquisto di generi alimentari. WeChat Pay rappresenta quasi il 40% del mercato dei pagamenti mobili del paese, secondo solo ad Alipay, secondo iResearch.

Le regole proposte per spezzare la concentrazione di mercato nei pagamenti digitali e frenare i prestiti al consumo online danneggeranno le prospettive per WeChat Pay di Tencent e la sua più ampia attività fintech. Stessa prospettiva che già segna Ant.

COME SUCCESSO GIÀ PER ANT (ALIBABA)

Ant Group, il colosso del fintech di proprietà di Alibaba (33%), diventerà un gruppo interamente finanziario, accettando le condizioni poste dalle autorità di Pechino.

Il piano renderà infatti Ant soggetta agli stessi requisiti a cui sono soggette le banche in Cina. Le modifiche lasceranno la più grande società cinese di pagamenti mobili soggetta a requisiti di capitale più severi.

Secondo i media, Ant sta ancora esplorando la possibilità di rilanciare la propria quotazione, bloccata dai regolatori lo scorso novembre. La società fintech puntava a raccogliere 37 miliardi di dollari. L’Ipo sarebbe stata la più grande di sempre.

I GUAI ANTITRUST DI ALIBABA A TENCENT

Ma oltre a bloccare la quotazione di Ant Group a novembre, i regolatori di Pechino hanno accerchiato anche il colosso Alibaba, di cui Ant è il braccio finanziario.

A dicembre l’amministrazione statale cinese di vigilanza dei mercati (Samr) ha lanciato un’indagine antitrust contro Alibaba. Senza dimenticare che sempre la State Administration of Market Regulation (Samr) aveva già multato Alibaba, China Literature sostenuta da Tencent e Shenzhen Hive Box di 500.000 yuan (76.464 dollari) ciascuna, il massimo ai sensi di una legge anti-monopolio del 2008, per non aver segnalato correttamente operazioni di fusione all’authority.

LA STRETTA SULLE REGOLE ANTI-MONOPOLIO

A febbraio il regolatore ha pubblicato nuove linee guida anti-monopolio a febbraio, a seguito di un progetto di legge a novembre, inasprendo le restrizioni. La Smar ha affermato che le nuove regole “fermeranno i comportamenti monopolistici nell’economia delle piattaforme e proteggeranno la concorrenza leale nel mercato”.

L’ULTIMA MULTA ANTITRUST A TENCENT

E il regolatore cinese non ha perso tempo. Sul colosso tecnologico Tencent si è abbattuta di nuovo la scure antitrust.

Oggi la Samr ha imposto sanzioni amministrative a 12 società, tra cui Tencent e Baidu, per aver violato dieci accordi della legge anti-monopolio.

Gli accordi includono l’acquisizione di azioni di Tencent della piattaforma di istruzione online Yuanfudao e l’acquisizione di azioni di Baidu di Ainemo, una società di terminali e servizi hardware per la casa intelligente, secondo una dichiarazione online rilasciata dall’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato

Le 12 società, tra cui anche il gigante del ride-hailing Didi e il TAL Education Group, sono state multate ciascuna di 500.000 yuan (circa 77.107 dollari) dal momento che gli accordi violavano la legge anti-monopolio del Paese sulla concentrazione illegale di operatori economici, afferma la dichiarazione.

ACCOLTA LA CAUSA DI DOUYIN CONTRO WECHAT

Infine, le magagne per Tencent non finiscono qui. Lo scorso 8 febbraio il Tribunale per la Proprietà Intellettuale di Pechino ha accolto la causa intentata dalla popolare piattaforma cinese di video brevi Douyin contro Tencent per comportamento monopolistico. Douyin sostiene che Tencent ha posto restrizioni agli utenti che condividono i contenuti di Douyin sulle sue applicazioni di social media WeChat e QQ in violazione delle leggi antitrust del Paese.

Il 2 febbraio, la piattaforma di video brevi ha presentato la causa al tribunale di Pechino, chiedendo alla corte di ordinare a Tencent di cessare le sue pratiche monopolistiche. Douyin ha accusato la popolare WeChat di Tencent di aver iniziato a imporre restrizioni su più di 30 app di video brevi, tra cui Douyin e Kuaishou, nell’aprile del 2018, con il pretesto di “regolare i video brevi online.

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