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Cesare Battisti si sta lasciando morire. Non per chiedere di non scontare la pena, ma per il fatto di essere recluso nel carcere di Rossano in una sezione composta esclusivamente da detenuti appartenenti al terrorismo islamico. Ciò gli crea un grave isolamento, impedendogli di svolgere perfino l’ora d’aria.

Non viene rispettata l’ordinanza della corte d’appello di Milano

Una condizione, di fatto, illegale, anche perché non viene rispettata l’ordinanza emessa a carico della corte d’appello di Milano dove spiega che Battisti non è ostativo e ha diritto ad un percorso trattamentale.

L’appello dell’Associazione Yairaiha Onlus

Per questo motivo, l’Associazione Yairaiha Onlus ha lanciato un appello rivolto al presidente della repubblica Sergio Mattarella, la guardasigilli Marta Cartabia, al sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, al Vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Davide Ermini, al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione Giovanni Salvi, al Coordinamento nazionale dei Magistrati di Sorveglianza, al Consiglio nazionale di Magistratura Democratica, al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia, al provveditore regionale della Calabria Guerriero, al direttore della Casa di Reclusione di Rossano, al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, all’Ufficio di sorveglianza di Cosenza, al Garante Nazionale Mauro Palma, al Garante regionale Siviglia, all’onorevole Roberto Giachetti e al Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

Dal 2 giugno è in sciopero della fame e delle terapie

Dal 2 giugno scorso, Cesare Battisti, detenuto presso il carcere di Rossano nel circuito AS2, ha iniziato lo sciopero della fame e delle terapie per manifestare il proprio disagio avverso «all’illegittimo – si legge nell’appello – e immotivato protrarsi della sua collocazione nel circuito AS2 che, nel caso specifico dell’istituto calabrese, è destinato a detenuti afferenti al cosiddetto “terrorismo islamico”, e contro il mancato rispetto dell’ordinanza n. 3/19 Reg. Ord. emessa a suo carico dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano».

Come osserva l’associazione Yairaiha nell’appello, i circuiti ex E.I.V. sono stati istituiti con circolare DAP n. 3479 del 9.7.1998 con l’obiettivo di separare i detenuti di particolare spessore criminale e gli ex 41bis dai detenuti di alta e media sicurezza. A seguito di diversi pronunciamenti della Corte europea , e di seguenti atti di sindacato ispettivo e interrogazioni parlamentari , il Dap, con la circolare 3619/6069 del 21 aprile 2009, riformula la denominazione dei circuiti E.I.V. suddividendo l’Alta Sicurezza in tre sotto circuiti e assegnando gli ex E.I.V. ai circuiti AS1 e AS2, per «superare la sua denominazione foriera di fraintendimenti, evitando che essa possa far pensare, sia pure solo in via teorica ad osservatori esterni, ad una condizione maggiormente afflittiva», ribadendo al tempo stesso che «La gestione dei detenuti ed internati che, allo stato, sono inseriti nel circuito E.I.V. per le ragioni esposte, continuerà ad essere di esclusiva competenza dipartimentale. Continuerà pertanto ad essere onere delle direzioni segnalare il comportamento di tali detenuti ed internati, che verranno di conseguenza gestiti dalla direzione generale dei detenuti e del trattamento».

La gestione dei detenuti assegnati ai circuiti di sicurezza rimane di competenza del Dap

Anche con la circolare del 2009, si è di fatto aggirata la condanna, ribadendo che la gestione dei detenuti assegnati a tali circuiti rimane di competenza del Dap (organo amministrativo) in stretta collaborazione con le Direzioni distrettuali antimafia (organi investigativi).

Il problema è che si sono venuti a creare gruppi misti del tutto incompatibili tra loro e la magistratura di sorveglianza, teoricamente, non può influire sulla scelta della gestione in mano al Dap.Immaginare gli ex terroristi di matrice marxista o anarchica convivere con quelli di matrice islamica è ovviamente problematico.

Cesare Battisti è costretto a isolarsi

A maggior ragione se si ritrova, come nel caso di Battisiti, da solo con loro. Accade quindi che Cesare Battisti è costretto ad auto isolarsi. Ciò gli impedisce l’ora d’aria, la socialità e anche di essere ascoltato dal cappellano che non ha mai incontrato, nonostante le numerose richieste. L’ordinanza della corte d’appello di Milano ha invece ribadito che «sarà la magistratura di sorveglianza a valutare se e quando Cesare Battisti – a cui non risulta applicabile il regime ostativo – potrà godere dei benefici penitenziari, in virtù di una progressione trattamentale, che è diretta attuazione del canone costituzionale della funzione rieducativa della pena anche per i condannati all’ergastolo (come ribadito dalla Corte Costituzionale nella recente sentenza n. 149/20185): primo fra tutti il beneficio della liberazione anticipata ai fini del calcolo del termine per poter chiedere permessi premio e misure alternative alla detenzione, avendo riguardo anche ai periodi di custodia cautelare espiata all’estero (secondo l’orientamento di cui alla sentenza n. 21373 della Cassazione Sez 1 19.4.2013».

Chiede di poter scontare la sua condanna secondo le norme

Quello che chiede Cesare Battisti è di poter scontare la sua condanna secondo le norme e la sentenza. «Chiede – si legge nell’appello dell’associazione Yairaiha Onlus – di poter partecipare attivamente alla vita della comunità penitenziaria, contribuendo attivamente alla stessa anziché essere relegato nell’infimo concetto, caro a certa politica, del “buttiamo via la chiave” che condanna le persone ad essere recluse nel tempo vuoto di una pena fine a sé stessa senza alcuna prospettiva oltre quella di “marcire in galera”».

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