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di Lucia Borroni

C’è da essere ottimisti o pessimisti riguardo al ministero della Transizione Ecologica? L’italiano medio è istintivamente ambientalista, ma spesso poco informato. Non si può piangere caprioli morti e poi andare in montagna con il cane in libertà “perché ha bisogno di correre”. Non si possono più leggere i post sui social che propongono trasferimenti di orsi dal Trentino all’Abruzzo – o perché no in Bulgaria, che lì c’è Brigitte Bardot che tanto li ama. Leggendo il profilo del nuovo ministro Roberto Cingolani, ho idea che troverebbe questo tipo di ambientalismo perlomeno irritante.

Ma se il vero ambientalismo non può prescindere da idee chiare e competenza, ha anche bisogno di soldi. E nel Next Generation Eu di soldi ce ne sono parecchi: il 37% dei sussidi e prestiti è destinato e sarà erogato a progetti “green”. Certo, questi includono transizione energetica e mobilità sostenibile, che sembrano essere nelle corde del ministro, ma uno dei capisaldi della transizione “green” è la protezione della biodiversità.

Cito dal documento della Commissione Europea sulla strategia sulla biodiversità per il 2030: “La perdita di biodiversità e la crisi climatica sono interdipendenti. Se una si aggrava, anche l’altra segue la stessa tendenza. Per raggiungere i livelli di mitigazione necessari entro il 2030 è essenziale ripristinare le foreste, i suoli e le zone umide e creare spazi verdi nelle città”. Alcuni dei molti elementi chiave della strategia sulla biodiversità saranno, ad esempio, “creare zone protette per almeno il 30% della superficie terrestre e il 30% dei mari in Europa; ripristinare gli ecosistemi terrestri e marini degradati in tutta Europa […] ripristinando almeno 25mila km di fiumi a scorrimento libero nell’Ue; piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030”. Per finanziare tutto ciò, verranno sbloccati “20 miliardi di euro all’anno per la biodiversità provenienti da varie fonti, tra cui fondi dell’Ue e finanziamenti nazionali e privati”.

E allora, andiamo oltre l’industria della neve, come propugna tra gli altri anche il Cai (Club Alpino Italiano), superando la monocultura dello sci alpino, devastante per l’ambiente ed economicamente insostenibile se non ci fossero i contributi pubblici. Facciamo finalmente i corridoi ecologici; finanziamo e tuteliamo parchi e foreste per quello che sono, non per il legname che possono fornire o per il turismo mordi e fuggi che possono attirare.

Ancora: un ministero che si occupa di ambiente e biodiversità non può dimenticare la concretezza e direi la fisicità di piante e animali che sono l’ambiente e la biodiversità. Spero che tra i collaboratori del ministro Cingolani ci sia chi si occuperà di tutela animale. Spero che si occuperà degli orsi rinchiusi al Casteller di Trento.

Pochi animali hanno disperatamente bisogno di tutela quanto questi orsi. Sono fauna selvatica, quindi patrimonio inalienabile dello Stato. La maggioranza che si ritrova questo governo permetterebbe di porre un freno alle pratiche brutali e ignoranti della giunta provinciale di Trento, ammantate di un autonomismo che lascia scettici. Spiace dire che pare proprio che il Movimento 5 Stelle sul Green Deal si sia lasciato sfuggire un’altra occasione di ridiventare quel partito ambientalista che molti ricordano.

Nella dichiarazione di fiducia al governo Draghi il senatore Ettore Licheri ha fatto un corposo elenco di punti sui quali il M5s “romperà le scatole”, dal blocco degli sfratti al decreto dignità alla fiscalità di vantaggio per il Sud. I temi ambientali non erano ricompresi nella lista, nonostante il fatto che il ministro Sergio Costa fosse un punto di forza del precedente governo. Non ci resta che sperare che il miglior ambientalismo associativo diventi anche un punto d’incontro politico.

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L’articolo C’è da essere ottimisti o no sul ministero della Transizione ecologica? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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