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REGNO UNITO / SVEZIA

03.02.2021 – 15:35

Il preparato dovrebbe essere pronto entro il prossimo autunno

OXFORD – L’università di Oxford e il colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca hanno avviato ricerche per la produzione di una nuova versione del loro vaccino anti Covid tarata in modo più specifico sulle varianti del virus emerse più di recente nel mondo.

Il preparato dovrebbe essere pronto in autunno. Ad annunciarlo sono stati il professor Andrew Pollard, responsabile del progetto vaccinale nell’ateneo britannico, e Sir Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo di AstraZeneca con delega su ricerca e sviluppo, in un briefing. «Stiamo lavorando duro» per avere vaccini studiati ad hoc contro le nuove varianti del coronavirus «il più rapidamente possibile», ha sottolineato Pangalos. «C’é bisogno di studi clinici» più approfonditi sulle mutazioni che suscitano maggior timore (quelle cosiddette inglese, sudafricana e brasiliana), ha aggiunto, indicando tuttavia l’autunno come «l’obiettivo su cui siamo molto focalizzati per avere qualcosa di pronto».

Pollard da parte sua ha precisato che alcuni «piccoli trials» di sperimentazione preliminare di queste variante potranno partire «velocemente» e rivelarsi sufficienti – data la base più ampia di verifiche già condotte sulla vaccino-madre – per ottenere il via libera alla somministrazione. L’accademico di Oxford ha precisato peraltro che vi è comunque «una forte evidenza» dell’efficacia anche del vaccino attuale contro le varianti, in particolare quella “inglese”, sebbene non senza segnali di un impatto leggermente meno significativo a quello garantito contro la trasmissione del ceppo originario del virus.

Efficace anche contro la trasmissione

L’annuncio segue di poche ore quello riguardante la capacità, emersa nel corso di uno studio, del vaccino di ridurre in modo significativo anche la trasmissione del virus. Nei risultati preliminari della ricerca, condotta dal team dell’Università di Oxford, il vaccino ha mostrato un efficacia media contro la trasmissione del coronavirus pari al 67% già dopo l’inoculazione di una singola dose.

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