Astrazeneca agli over 60, il CTS scioglie la riserva.

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Il Cts indica “una forte raccomandazione”. Il governo la tradurrà “in maniera perentoria”. Battaglia nel ministero: Sileri e Costa erano per il divieto agli under 50. Seconde dosi con Pfizer e Moderna.

Mentre molte Regioni decidono in autonomia e sospendono il vaccino AstraZeneca per gli under 60, all’interno del ministero della Salute si intrecciano voci contrastanti sul da farsi. Il ministro Speranza, in questo caso, assume il ruolo del più aperturista. Sarebbe sufficiente, secondo il titolare del dicastero, ribadire una forte raccomandazione affinché le fiale anglo-svedesi vengano destinate agli over 60, dal momento che sia l’Agenzia europea del farmaco sia quella italiana sostengono che possa essere utilizzato dai 18 anni in su. Il Comitato tecnico scientifico, al termine di un consiglio permanente durato oltre due giorni, decide di “rafforzare la raccomandazione” secondo la quale il vaccino a vettore virale va somministrato agli over 60 mentre per le persone di età inferiore è raccomandata la somministrazione dei vaccini a mRna come Pfirzer e Moderna, anche per chi ha già avuto la prima dose di AstraZeneca.

Ma i sottosegretari alla Salute Sileri e Costa avrebbero preferito una linea rigida, per loro andavano escluse le fasce d’età più a rischio mettendo quindi nero su bianco che agli under 50 o agli under 40 non può essere somministrato il vaccino a vettore virale. Alla fine si raggiunge un compromesso, che il ministro comunica in conferenza stampa: “Le indicazioni del Cts circa la forte raccomandazione saranno tradotte in maniera perentoria”. A questo punto prende la parola il commissario Figliuolo, che prova a dire una parola definitiva in mezzo a tanta confusione: “AstraZeneca sarà utilizzato solo per gli over 60″.

Attorno ai casi di trombosi che si sono verificati in Italia, in particolare sulle donne più giovani, e sulla morte di Camilla Canepa, la 18enne di Genova vaccinatasi durante l’open day del 25 maggio scorso, si è consumata una battaglia all’interno delle istituzioni sanitarie. Coinvolti anche il Comitato tecnico scientifico e l’Aifa. Nessuno escluso in un costante rinvio. Il parere degli scienziati sarebbe dovuto arrivare ieri nel primo pomeriggio, quando invece il ministro Speranza ha ricordato nell’aula del Senato che è già in vigore “un uso preferenziale del vaccino AstraZeneca nelle persone di età superiore a 60 anni sulla base delle attuali evidenze”. Parole che sono state ritenute insufficienti.

E infatti il governatore Toti, la cui Regione che amministra, la Liguria, è stata colpita dal grave lutto, non ci sta e pubblica su Facebook la lettera con la quale il 12 maggio il Cts non rilevava “motivi ostativi a che vengano organizzate dalle differenti realtà regionali iniziative, quali i vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione/richiesta volontaria, i vaccini a vettore virale a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni”. A dimostrazione che gli enti scientifici avevano autorizzato la somministrazione di AstraZeneca ai più giovani, nonostante si parlasse già di raccomandazione per gli over 60. Il cambio di rotta il ministero lo giustifica parlando di “evoluzione della campagna vaccinale in un quadro epidemiologico mutato”.

Il sottosegretario Sileri chiede, come si è detto, che vengano escluse, senza se e senza ma, determinate fasce d’età più basse: “Servono – dice – nuove raccomandazioni sul vaccino AstraZeneca”. E spiega bene cosa sta succedendo e cosa succederà se il ministero dovesse, come sembra, limitarsi ancora a una forte raccomandazione. “La raccomandazione – dice – non significa un uso esclusivo, ma dobbiamo fare particolare attenzione. Credo che nuove indicazioni siano opportune. Secondo me si devono valutare dei limiti di non fattibilità sotto i 30 o sotto i 40 anni, mentre una revisione non la farei sopra i 50 anni”.

Voci diverse che hanno impedito troppo a lungo di arrivare a una decisione finale. E in tutto ciò anche il Comitato tecnico scientifico ha tentennato nel dire la sua lasciando i territori in un vuoto normativo alla vigilia degli open day del week end durante i quali per prassi vengono vaccinati i più giovani con le dosi di vaccino a vettore virale. E infatti, nell’attesa delle indicazioni del governo, a Veneto, Lombardia, Sicilia, Campania e Puglia, che avevano già deciso nei giorni scorsi di fermare le vaccinazioni agli under 60 con le fiale anglo-svedese, oggi si sono aggiunte anche Umbria e Valle d’Aosta. Il Lazio ha bloccato la fascia tra i 18-30 anni e l’Emilia Romagna ha sospeso gli open day.

Il commissario Figliuolo rassicura riguardo l’utilizzo delle dosi di Astrazeneca che dovessero avanzare: potrebbero andare ai paesi Covax. Entro fine giugno, infatti, sono attesi 15 milioni di dosi di Astrazeneca: considerando che ci sono potenzialmente 3,5 milioni di over 60 da vaccinare con entrambe le dosi e 3,9 con la seconda, serviranno 10,9 milioni di dosi. “in teoria – dice – impiegheremmo quasi tutto il potenziale. E se dovessero rimanere delle dosi saranno credo utilmente impiegate per i paesi Covax, con le prescrizioni sanitarie previste in quei paesi”.

Gli under 60 che sono stati vaccinati con AstraZeneca riceveranno la seconda dose di Pfizer o Moderna. È stata autorizzata quindi la vaccinazione eterologa nonostante proprio ieri il consulente del ministro, Walter Ricciardi, diceva: “In questo momento chi ha fatto la prima dose con un vaccino è bene che faccia la seconda dose con lo stesso vaccino. Ciò perché quelle che sono state le prove sperimentali che hanno portato all’approvazione di questi vaccini sono state fatte sulla somministrazione di due dosi per lo stesso vaccino, e hanno dimostrato adeguate condizioni di sicurezza e di protezione”. Alla fine la strada intrapresa è stata un’altra e dà l’idea dell’aria che tira al ministero della Salute e tra gli scienziati.

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