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Da un intoppo all’altro, da un flop al successivo senza mai fermarsi, forte della fiducia di un governo che continua a puntare su di lui di fronte a ogni emergenza, in ultimo l’ex Ilva di Taranto. Domenico Arcuri, il jolly meno utile del mazzo, tira dritto senza guardare in faccia nessuno, continuando a inanellare gaffe e fallimenti. Nelle scorse ore, eccolo di nuovo al centro delle polemiche: “Le terapie intensive non sono sotto pressione” ha detto il commissario dei commissari, rassicurando tutti sulla situazione generale. Parole che hanno subito scatenato la reazione inviperita di chi, nelle strutture ospedaliere, ci lavora ogni giorno.

Arcuri sbaglia anche i numeri delle terapie intensive (e fa infuriare i medici)

Non solo: oltre alla rabbia di medici e infermieri, Arcuri si è attirato contro anche le ire dell’Istituto Superiore della Sanità, che in questi giorni ha presentato dati ben diversi. La battaglia è proprio sui numeri. Per il commissario, infatti, “al picco abbiamo avuto circa 7 mila pazienti in rianimazione”. In totale, oggi abbiamo a disposizione 11.300 posti in terapia intensiva. Calma e gesso, dunque. Peccato che, però, sia subito arrivata la precisazione del segretario nazionale degli ospedalieri Anaoo Assomed, Carlo Palermo: “Ma quali 11 mila, in Italia i posti di terapia intensiva sono in totale 7.500”.

Arcuri sbaglia anche i numeri delle terapie intensive (e fa infuriare i medici)

I medici hanno ricordato anche ad Arcuri che non è soltanto il Covid-19 a costringere i pazienti al ricovero nei reparti di terapia intensiva: ictus, infarti, insufficienze e shock escludono che possano essere sistemati altrove. La soglia del 30% indicata come livello di allarme sarebbe, dunque, “di 2.300 ricoveri” secondo gli ospedalieri, che sostengono come ormai il Paese sia “al di sopra del 40%”. La situazione tutt’altro che allarmante descritta dal commissario, dunque, in realtà non esisterebbe. A testimoniarlo, il fatto che “in molte realtà i pazienti aspettano ore nei pronto soccorso prima di essere portati in terapia intensiva”.

Arcuri sbaglia anche i numeri delle terapie intensive (e fa infuriare i medici)

Perché allora Arcuri ha diramato cifre diverse? Secondo i medici, “3.500 degli 11 mila posti letto di cui si è parlato sono in realtà soltanto su carta, attivabili in condizioni critiche ma non immediatamente perché comprendono letti in via di approntamento, le cui gare sono partite soltanto a ottobre, nonché letti sub-intensivi e chirurgici già utilizzati nelle ordinarie attività ospedaliere. Senza contare che, in ogni caso, non sarebbe disponibile il personale medico e infermieristico necessario”. Ancora una volta, dunque, Arcuri ha dimostrato di non avere chiara la situazione del Paese. Ma questo non gli impedisce di continuare ad accumulare incarichi.

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