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«Voglio fare qualcosa che sia sicuro della sua presenza come punto di riferimento, ma che all’esame si connetta con il nostro io interiore e si confronti con quelle emozioni umane più timide e silenziose come la tenerezza e la vulnerabilità». Così Sir Antony Gormley parla di SHY, scultura in ghisa visibile fino a giugno 2021 nella settecentesca Piazza del Duomo, a due passi dallo splendido pulpito di Michelozzo e Donatello che decora la facciata della Cattedrale di Santo Stefano. Un dialogo suggestivo e silenzioso fra antico e moderno, un nuovo landmark della contemporaneità fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Prato, una delle città europee firmatarie della “European Circular Cities Declaration”, documento che impegna gli aderenti ad accelerare la transizione da un’economia lineare a una circolare.

Antony Gormley, SHY © photo Ela Bialkowska, OKNO studio

Realizzata con 3600 kg di ghisa, SHY porta in una piazza del XVIII secolo i materiali e i metodi della rivoluzione industriale e conferma una delle costanti espressive di Gormley: il rapporto tra il corpo e lo spazio architettonico (o naturale). Silenzio e immobilità sono le qualità più forti delle opere dell’artista londinese. Le sue installazioni si pongono in aperto contrasto con la tradizione: più che celebrare il potere politico e religioso, i progetti di Gormley esaltano l’esperienza soggettiva e coinvolgono l’osservatore in un paziente ed elaborato gioco di specchi. Fra ironia e impegno sociale, l’artista sottolinea la funzione dell’arte nella vita di tutti i giorni, scardina qualsiasi separazione fra gli uomini e lo spazio finito in cui sono obbligati a vivere e operare. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Centro Pecci, uno dei maggiori punto di riferimento per i soggetti pubblici e privati che operano nel campo della promozione e della produzione artistica contemporanea in Toscana.

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