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Antitrust, cosa farà Bruxelles contro Amazon?

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Come si sta muovendo la Commissione europea su Amazon. Lo scoop del Financial Times sull’istruttoria in corso

I regolatori stanno riscontrando difficoltà nel reperire prove contro il gigante dell’e-commerce dopo ormai quasi due anni dall’inizio dell’indagine.

A Bruxelles è attualmente in corso un duro lavoro per cercare di trovare evidenze che possano essere sufficienti a erogare sanzioni ad Amazon, giustificate da violazioni delle norme antitrust. Nonostante l’indagine sia ormai stata avviata da circa due anni però, il lavoro non pare procedere a gonfie vele, secondo le affermazioni di persone direttamente coinvolte con l’indagine stessa.

Nel luglio 2019, i regolatori dell’Ue avevano accusato la piattaforma online di aver manipolato i suoi algoritmi per “spingere” i propri prodotti (cioè piccoli accorgimenti per migliorarne la visibilità), a scapito di quelli dei competitor. Come risultato, affermano sempre dall’Ue, gli utenti ricadevano spesso nell’acquisto di prodotti aventi una qualità più bassa ma un costo più elevato.

Nel frattempo però, i funzionari Ue sono ancora al lavoro per cercare di capire il funzionamento dell’algoritmo di Amazon, nonostante siano stati già rivolti all’azienda di Seattle una serie di dettagliati quesiti per cercare di comprendere i criteri usati dall’algoritmo per, ad esempio, per aumentare la visibilità di un prodotto.

Sempre secondo le stesse fonti è inoltre improbabile che i funzionari Ue siano anche in grado di visualizzare direttamente il codice proprietario del rivenditore online per raccogliere evidenze, a causa delle barriere legali presenti sui segreti commerciali.

Gli investigatori che si occupano di antitrust si trovano spesso di fronte a grandi ostacoli nel tentativo di decodificare le “scatole nere” dei codici delle società di questo settore. “I casi che coinvolgono algoritmi sono complessi”, fa sapere un esperto legale da Bruxelles. “Ma non è compito dell’Ue impegnarsi a decodificare ogni angolo di un algoritmo o di un codice. È compito dell’azienda che lo utilizza impegnarsi a fornirne uno che sia equo e leale”.

Tuttavia, è stato da più parti notato che il caso dell’Ue contro Amazon sta procedendo più lentamente rispetto ad altre indagini ad essa comparabili. Apple, ad esempio, rischia di ricevere sanzioni per presunti abusi della sua piattaforma, dominante nello streaming musicale, dopo un’indagine durata due anni.

Le difficoltà dell’Ue nel portare a termine il caso sottolineano il divario tra i suoi ambiziosi obiettivi di frenare l’avanzata poderosa delle cosiddette Big Tech e quella che risulta spesso essere la realtà, cioè una effettiva difficoltà a tenere imbrigliate queste grandi aziende.

L’indagine contro Amazon arriva nel momento in cui Bruxelles cerca di aumentare il controllo sulle Big Tech, pubblicando a dicembre nuove ampie bozze di legge che mirano a frenare il loro potere.

Questo è in realtà soltanto uno dei due casi intentati contro Amazon negli ultimi mesi. A novembre, la Commissione Ue ha formalmente accusato l’azienda di aver infranto le regole di concorrenza utilizzando le informazioni raccolte dalle vendite di terzi per aumentare le proprie offerte.

Si sta inoltre indagando se Amazon svantaggi i venditori terzi nelle pubblicità dei loro prodotti ai membri Prime.

In aggiunta alla difficoltà di portare avanti il caso, ai funzionari dell’Unione sono state presentate evidenze finalizzate a dimostrare che potrebbe non essere nell’interesse di Amazon svantaggiare i venditori terzi, dato che essi contribuiscono a gran parte dei suoi profitti.

“Perché Amazon dovrebbe voler peggiorare l’esperienza del cliente se i clienti si renderanno conto che possono ottenere prodotti di qualità migliore a un prezzo più conveniente altrove?” ha domandato una persona con profonda conoscenza dell’azienda.

Persone che hanno familiarità con il caso Amazon hanno sottolineato che, nonostante le difficoltà che l’Ue sta attraversando, le indagini antitrust in genere richiedono anni e Bruxelles potrebbe ancora riuscire ad avere la meglio e sanzionare l’azienda statunitense.

Intanto, Amazon ha rifiutato di commentare. Dalla Commissione europea fanno sapere che l’indagine è in corso.

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