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Il film The Importance of Being an Architect, che viene presentato in anteprima mondiale il 18 ottobre nell’ambito del Milano Design Film Festival, è un documentario che ha come protagonista uno studio di architettura italiano e famoso in tutto il mondo, quello di Antonio Citterio e Patricia Viel. Due protagonisti che AD ha incontrato per una conversazione in esclusiva.

Un fotogramma dal film “The Importance of Being an Architect”. Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel/MyBossWas

«L’anno scorso ho compiuto 70 anni, ed erano anche 50 da quando ho aperto il mio studio (come designer, a quel tempo dovevo ancora laurearmi) e poi i 20 anni della società fondata con Patricia e con gli altri partner. Una sorta di cabala», spiega Antonio Citterio. «Poi per questioni legate al Covid-19 ne abbiamo spostato il debutto». Il film offre una riflessione sul ruolo che la figura dell’architetto e l’architettura hanno nella società contemporanea e in quella di domani («Non volevamo solo guardarci indietro», commenta Citterio).

Un fotogramma dal film “The Importance of Being an Architect”. Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel/MyBossWas

Il film è un capitolo di una storia più ampia, come racconta Patricia Viel: «In occasione di questi anniversari uscirà anche un libro – anzi due, uno sul design e uno sull’architettura. È proprio la riflessione su questa pubblicazione che ci ha portato a cominciare a pensare al racconto del nostro lavoro non più solo attraverso le immagini ma provando a innestare un racconto che facesse emergere la rilevanza del nostro metodo di lavoro. Ci sembrava utile, importante, uscire dal linguaggio dell’architettura ed entrare in un altro, quello del cinema, che parla di coralità. Il cinema ti racconta un oggetto ma all’interno di una sorta di tableau vivant che non è solo la fotografia d’architettura con le parallassi raddrizzate, il deserto totale, il cielo azzurro, nessuno che si muove. Il cinema è dentro la realtà, è un passaggio verso un modo di comunicare che è quello degli smartphone, dei social, della tempestività. Che non ha niente a che fare con quel distacco che troppo spesso la rappresentazione dell’architettura ha». «Non solo: sono immagini che entrano all’interno, attraverso cui percepisci lo spazio, lo capisci», prosegue Citterio. «Credo che nel prossimo futuro l’architettura dovrà essere comunicata in modo diverso. Noi abbiamo sentito l’esigenza di iniziare a farlo. Da lì abbiamo cominciato a costruire una sceneggiatura che passa attraverso le nostre architetture, in percorso attraversato da una sorta di filo rosso. E poi c’è un elemento straordinario che è la colonna sonora, musica che è stata composta per questo film».

Patricia Viel e Antonio Citterio nel loro studio di Milano.Foto courtesy Antonio Citterio Patricia Viel

CM

Viene in mente la frase del filosofo Friedrich Schimmel: “L’architettura è musica nello spazio, una sorta di musica congelata”. La parola passa di nuovo a Patricia Viel: «Giorgio Ferrero, che insieme a Federico Biasini ha firmato la regia, è anche compositore. Per cui ha un rapporto cinestesico con gli spazi, lo vedevi che quando ci intervistava, o quando parlavamo dei progetti che poi avrebbe girato, lui aveva già una narrazione nella testa. Trovo che questa sia un’abilità straordinaria. Il cinema ha questo, che se il regista sa fare il suo mestiere in un’ora ti riesce a trasferire una quantità di messaggi incalcolabile».

Un fotogramma dal film “The Importance of Being an Architect”. Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel/MyBossWas

Concepito come un dialogo virtuale e viaggio musicale in quattro atti, il film vede al centro del primo atto l’intesa tra architettura e natura, con personalità come Anna Zegna, Massimo De Carlo, Francesco Bonami, Rolf Fehlbaum che provano a definire il concetto di architettura e la responsabilità sociale che questa disciplina incarna nel mondo contemporaneo. Nella seconda parte del film, l’ex direttore del Design Museum di Londra, Deyan Sudjic, racconta il percorso di Antonio Citterio, designer e architetto, iniziato nel boom creativo nella Milano degli anni ’80. Nel terzo atto, le porte dello studio ACPV si aprono offrendo uno sguardo su una gestione olistica e multidisciplinare della complessità progettuale odierna. Il film si chiude con il ricordo dei grandi maestri di Antonio Citterio e Patricia Viel incontrati lungo i viaggi di una vita ma soprattutto con la consapevolezza di come oggi la responsabilità dell’architettura sia cambiata, ormai chiamata a rispondere ai mutamenti della società e alle sfide della globalizzazione.

Un fotogramma dal film “The Importance of Being an Architect”. Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel/MyBossWas

«Uno dei temi che trattiamo, molto importante nel nostro lavoro, è il rapporto col committente», spiega Citterio. «È qualcosa in cui crediamo. Questo viene dal mio lavoro nell’ambito del design, dove il committente è la controparte del progetto, è il 50%. È qualcuno che crede in quello che sta facendo. Sta pensando un nuovo prodotto e su questo riversa tutta la sua capacità creativa, cosa che non sempre avviene nel mondo del real estate. Bisogna essere fortunati. Noi lo siamo perché abbiamo avuto, nell’ambito dell’architettura, clienti per i quali gli edifici che ci chiedevano di progettare dovevano essere una sorta di rappresentazione dell’azienda stessa. Aziende e persone straordinarie, da Esprit in avanti. Quando ho conosciuto Doug Tompkins, il suo fondatore, una delle prime cose che mi ha detto è stata «vai a Osaka a conoscere questo architetto», e mi ha mandato da Tadao Ando. Ma potrei anche citare la lettera che Rolf Fehlbaum di Vitra aveva scritto per presentarmi a Ray Eames. Incontri fortunati, che quando sei giovane pensi che siano cose normali ma poi ti rendi conto nel tempo della loro eccezionalità».

Un fotogramma dal film “The Importance of Being an Architect”. Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel/MyBossWas

La produzione del film è stata complessa, con riprese effettuate a Milano, L’Aquila, Amburgo, Taichung e Miami. Quali sono sono stati i momenti più difficili? Per Citterio, «essere intervistato mentre guidavo. Eravamo sulla neve, dovevo stare attento alla macchina, guidare, parlare. Era difficile concentrarsi, avere un pensiero. Però è stato anche divertente». Anche per Patricia Viel i momenti più impegnativi sono legati alle interviste: «Sono abituata a farle, ma avere davanti la telecamera è diverso. Non avevamo un copione ma c’era comunque un’impalcatura di concetti che bisognava seguire. E quando ti riprendono hai l’impressione che la qualità del risultato sia tutta soltanto nelle tue mani».

Un fotogramma dal film “The Importance of Being an Architect”. Courtesy Antonio Citterio Patricia Viel/MyBossWas

Il risultato finale è una visione dell’architettura (e di anni di lavoro) che esce dagli schemi. E riesce a essere molto intensa. «A un certo punto nel film siamo ad Amburgo, all’ultimo piano della sede di Edel Music, un nostro progetto del 2002», prosegue Viel. «Lì il cliente ha rinunciato a costruire un intero piano per salvaguardare l’eleganza del progetto, dove la parte sommitale è arretrata e trasparente, come se fosse una villa moderna di stile internazionale appoggiata su un edificio sul fiume. Ecco: sentire lui che racconta di come siamo riusciti a interpretare il piano urbanistico, vedere come lui tiene questo edificio, come se fosse un figlio, lo cura e ne è fiero, è stato un momento di grande valore». La parola passa di nuovo a Citterio: «C’è una sequenza che mi è piaciuta in modo particolare. Siamo da Technogym, è sera, e un musicista inizia a suonare. È il primo strumento che si incontra del film, un violoncello, fino a quel momento non c’era musica. Poi dopo parte un duetto con una tromba. Quel suono è stato un’emozione. Un suono non drammatico ma neanche soave, si percepisce il pathos. Spero che ne faccia un film meno noioso della media dei film sull’architettura», conclude sorridendo. Architettura, spazio, musica. Schimmel aveva ragione.

The Importance of Being an Architect

Produzione MyBossWas, regia di Giorgio Ferrero e Federico Biasin, 60’, Italia.

Qui il trailer.

Il film sarà visionabile durante il Milano Design Film Festival (20-24 ottobre 2021) al Teatro Parenti e sul sito milanodesignfilmfestival.com

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