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Cosa penseremmo e soprattutto cosa faremmo se si venisse a sapere che il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione e rappresentante dell’unità nazionale, durante le elezioni (nazionali o locali) in qualche modo si schierasse con un particolare partito o forza politica? Se in qualche modo addirittura ne finanziasse la campagna elettorale con soldi pubblici anche ricavati dall’inasprimento fiscale?

Andremmo a votare? Voteremmo per la coalizione “sponsorizzata”?

Probabilmente no. Probabilmente insorgeremmo inneggiando allo scandalo … con ogni ovvia conseguenza.

È ciò che dovrebbe accadere in un paese normale, che davvero si ispiri a canoni di democrazia partecipata e consapevole: far sì che le elezioni siano trasparenti, favorire l’accessibilità al voto, e ad un voto veramente libero.

Invece, sia per un verso (faziosità) che per l’altro (rispetto dei principi democratici e creazione di una indipendente consapevolezza e spirito critico istituzionali), non è quello che è accaduto in più occasioni elettorali (ad es.: Bergamo, ottobre 2018; Foggia, settembre 2020 [1]) rappresentative dell’ordine TSRM PSTRP: la evoluzione di prassi indebite, forse più insondabili, già altrove segnalate [2] vede proprio sia una più “audace” partecipazione attiva e non imparziale di esponenti di vertice dell’organizzazione rappresentativa alle campagne elettorali di alcune – e non tutte – le coalizioni in lizza (basta anche, senza troppo incomodo oratorio, essere soltanto presenti alle “foto d’ordinanza”), sia la possibilità, tutt’altro che remota, che le cospicue spese (rese ampiamente possibili da un aumento medio della quota di iscrizione, da 85 a 105 €) per queste indesiderate presenze siano spacciate per quelle normalmente sostenute per adempiere al proprio mandato istituzionale: la viepiù invocata “vigilanza”.

Ciò che è più grave è che alla fine – forse non per mera casualità – a vincere siano sempre le liste oggetto di tali inopportune “attenzioni”, come se effettivamente a vincere non sia la bontà di un programma o la autorevolezza dei soggetti coinvolti, ma a vincere sia stata una “propaganda sleale” da primi decenni del secolo scorso … ma dovremmo ricordarci che non esiste qualcuno che “abbia sempre ragione” …

Infatti da una parte le problematicità affondano le loro radici in una normativa di era post-bellica (d. lgs. C.P.S. 13.09.1946, n. 233) che, sebbene recentemente novellata con un intervento normativo (legge 11 gennaio 2018, n. 3 del 15.02.2018), pur visto da alcuni come lo spartiacque per una nuova era per le professioni sanitarie, da altri come una politicizzazione del SSN Italiano, reso ancora più burocratizzato ed inconcludente, di fatto non ha apportato incisive modifiche (in particolare: DM 15 marzo per le procedure elettorali per il rinnovo degli organi dell’Ordine) atte a rendere il potere meno “gestibile”, come ad es. la assenza di un limite ai mandati o alla, anch’essa illimitata, “promiscuità” trasversale di funzioni, già responsabile dell’inviso “metodo staffetta” ovunque ancora imperante; dall’altra sussiste un certo assopimento dei singoli interessati, che invece che concentrarsi sui risultati conseguiti (e soprattutto su quelli non conseguiti) dalle coalizioni politiche o da singoli esponenti, viaggino sulla scia di un plauso che a ben guardare non avrebbe tanti motivi per sussistere: i Tsrm non recuperando né la giustificazione degli esami radiologici e neanche la ottimizzazione (cioè la loro valenza sulle macchine che utilizzano) sono divenuti sulla carta dei professionisti “fantasmi” (verrebbe da chiedersi quali siano le loro funzioni, prima ancora di quale sia la loro – se esistente – autonomia) …

Più in generale sussistono ancora forti discriminazioni tra i c.d. “non medici” ed i medici, le cui punte d’iceberg sono rappresentate dalla impossibilità di un autentico esercizio della libera professione insieme alla più forte sperequazione stipendio/corso di studi mai vista nella storia. Sono purtroppo temi ritriti, ma certamente la stessa noia nel riproporli rappresenta un sintomo che i più forse non riescono a ben identificare e connotare.

Se poi a tutto questo si aggiunga un atteggiamento di illegittimo opportunismo politico, che l’Italia ha già storicamente aborrito per le conseguenze nefaste che ha prodotto in passato, corroborato da una bulimia di potere ed economica (che pure in sanità ha i suoi meno remoti storici precedenti nel caso Poggiolini), allora non soltanto si intende bene che la rotta che si stia seguendo non è quella che porti ad uno sviluppo e valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche, ma che si è persa la stessa identità democratica dei cittadini e che vi sia il forte bisogno che certe lezioni della storia vengano attentamente ristudiate.

Il punto è che per far sì che certi circoli virtuosi vengano a crearsi bisogna pure svelare questi arcani e portarli alla attenzione di tutti per quello che sono in realtà.

Se nessuno dice cosa fa il Presidente della Repubblica …

_____________________________________________________________________________[1]https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=79312

Dr. Calogero Spada

Dottore Magistrale
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione e Management AA SS 
Specialista TSRM in Neuroradiologia 
Via Monte Leone 41 Gallarate
0331 782553 – 340 4160707
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