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KAZAKISTAN

08.01.2022 – 20:33

La situazione resta tesa in terra kazaka. E nel frattempo Russia e Stati Uniti si lanciano frecciate

NUR-SULTAN – Lo spettro della congiura aleggia sui palazzi del potere in Kazakistan, dopo l’arresto per “alto tradimento” del capo dell’Intelligence, Karim Masimov, seguito a cinque giorni di violenze di cui ancora si fatica a delineare i contorni.

Intanto la Russia e gli Usa, già ai ferri corti per la crisi ucraina, si scambiano nuove frecciate anche sulla situazione in questo Paese chiave per la stabilità dell’Asia centrale, secondo quanto richiede il copione in vista dei colloqui di lunedì a Ginevra.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha tracciato un parallelo allarmante tra l’invio da parte di Mosca di centinaia di soldati in Kazakistan per aiutare il presidente Kassym-Jomart Tokayev a riprendere il controllo della situazione, e le invasioni attuate in passato dall’Unione Sovietica a sostegno dei regimi dei cosiddetti ‘Paesi fratelli’. «Una lezione della storia è che una volta che i russi sono a casa tua, a volte è molto difficile convincerli ad andarsene», ha commentato Blinken, attirandosi le ire russe. Se il segretario di Stato Usa «è così interessato alle lezioni di storia – afferma ironicamente il ministero degli Esteri di Mosca – eccone una per lui: quando gli americani sono in casa tua, è difficile rimanere vivi, non essere derubati o stuprati».

Almaty, al centro degli scontri

Alcuni scontri sporadici si registrano ancora ad Almaty, principale città kazaka, nel sud del Paese, teatro nei giorni scorsi delle più gravi violenze, che secondo fonti ufficiali hanno provocato almeno 26 morti tra i cosiddetti “criminali armati” che avrebbero attaccato le sedi governative e 18 tra i membri delle forze di sicurezza. Testimoni sul posto riferiscono che le banche offrono servizi limitati, mentre la gente fa incetta di prodotti alimentari. Continua il blocco di Internet e del servizio di sms, e l’aeroporto di Almaty dovrebbe rimanere chiuso almeno fino a lunedì ai voli civili. Mentre Tokayev ha annunciato per l’11 gennaio una giornata di lutto per le vittime degli scontri. Nel frattempo Washington ha autorizzato a lasciare il Paese i dipendenti del suo consolato ad Almaty la cui presenza non sia indispensabile.

Resta difficile capire cosa sia veramente successo in questi giorni, e in particolare come le manifestazioni inizialmente pacifiche contro il forte aumento dei prezzi del Gpl abbiamo portato improvvisamente ad attacchi apparentemente ben organizzati contro i palazzi del potere ad Almaty. Alcuni osservatori fanno notare che alla protesta di giovani e lavoratori stanchi di un sistema autocratico e corrotto possano essersi sovrapposte componenti mosse da motivazioni ben diverse. Come l’estremismo islamico, o anche pezzi dello Stato intenzionati ad eliminare quel che resta del potere di Nursultan Nazarbayev, padre padrone del Kazakistan per quasi 30 anni che nel 2019 ha passato la mano a Tokayev.

Nazarbayev, che oggi ha 81 anni e vive nella capitale Nur-Sultan – la ex Astana così rinominata in suo onore – non ha dato segno di sè da quando sono cominciate le violenze, nonostante fosse presidente del Consiglio di sicurezza nazionale. Almeno fino a mercoledì, quando Tokayev lo ha sostituito alla guida dell’organismo. Lo stesso giorno è stato rimosso da capo dell’Intelligence Masimov – considerato un fedelissimo di Nazarbayev – che 24 ore dopo è stato arrestato.

Verso il nuovo esecutivo

Non vi è certezza su dove si trovi ora Nazarbayev, dopo voci diffusesi nei giorni scorsi di una sua partenza dal Paese. Il suo portavoce ha condannato queste indiscrezioni, definendole «false speculazioni». L’ex presidente, assicura la fonte, è «in contatto diretto» con il suo successore, attorno al quale invita tutti i kazaki a «stringersi». La settimana prossima qualche elemento dovrebbe aiutare a capire meglio la situazione, quando Tokayev annuncerà la formazione di un nuovo governo, dopo avere rimosso nei giorni scorsi quello guidato da Aksar Mamin. La lista dei componenti del nuovo esecutivo dovrebbe fare capire se l’eredità di Nazarbayev è ancora intatta o se il regime ha imboccato una nuova strada.