almieres-retreat:-il-rifugio-dell’anima
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Certe volte guardare le cose dall’alto è il primo passo per cambiare prospettiva. E, perché no, per cambiare vita. L’alto in questione è un luogo maestoso che domina le Gorges du Tarn, nel Sud della Francia, dove, in una posizione unica a due passi da Point Sublime, in un sito del patrimonio mondiale dell’Unesco, si trova Almières. Un luogo “alto” per la sua geografia, la sua geologia, la sua spiritualità. È qui, in questo piccolo villaggio, che dopo aver viaggiato per cinque mesi attraverso il Rajasthan, il Nord della Thailandia e il Giappone, nel 2017 Marise – ex dirigente nel mondo della stampa e insegnante di yoga – e Monia, la sua compagna musicoterapeuta, decidono di acquistare e restaurare una fattoria del 1739. «Non potevamo permettere che questo patrimonio di bellezza morisse, la natura ha bisogno di noi. E noi di lei. Volevamo costruire un rifugio dell’anima, un luogo di accoglienza e di condivisione, un altrove per staccare da tutto. Dove semplicemente poter “essere” piuttosto che “fare”», spiega Marise.

La facciata principale di Almières Retreat, restaurata dal team dell’architetto Dominique Vermorel, che è originario della zona. Si è occupato del restauro delle cattedrali di Rodez e di Mende, oltre a lavorare per privati.

Nasce così, quattro anni fa, Almières Retreat, che porta la firma dell’architetto Didier Richard (Cabinet Richard Architecture) e dell’interior designer Carme Pardo («un’amica di lunga data») e che comprende la dimora principale con 5 stanze (tra 48 e 70 mq) più il lodge, una sala per la musica, una zona yoga e l’ex ovile lungo ben 42 metri trasformato in salone, cucina – con ampie vetrate – e zona ristorazione per healthy show cooking. Sulla montagna, a pochi metri dal retreat, sorge la casa delle proprietarie, dove «c’è una vista incredibile».

Almières va oltre il concetto di hôtellerie, «è un luogo sacro dove offriamo ritiri personalizzati una sola settimana al mese a un massimo di 8-10 ospiti distribuiti in mille metri quadrati di abitazione e 10 ettari di verde. Non cerchiamo la quantità o la performance economica, ma la qualità», continua Marise. «Grazie a un meticoloso lavoro di restauro siamo riusciti a mantenere l’impronta dei secoli passati senza intaccare l’essenziale». Durante la ristrutturazione, durata circa tre anni, è stato posto l’accento sul rispetto del luogo, della sua storia, dei suoi abitanti, puntando su materiali e fornitori locali.

Il cassero in cemento della terrazza si confonde armonicamente con il soffitto in legno del soggiorno. La piccola stufa a legna Contura 330G nella zona living riscalda tutta la casa nei mesi più freddi. Divani Sumo, PH Collection, coffee table Brooklyn, Taller de las Indias.

«Far entrare la natura dentro la casa e stimolare i sensi. È ciò che mi hanno chiesto le committenti», spiega Carme Pardo. Nessuna camera è uguale all’altra, ma la vibrazione è la stessa. C’è un’armonia tattile, visiva e olfattiva che passa attraverso i tessuti naturali, le pareti in legno, i colori tenui. Ci si sente al sicuro, a mille metri di altitudine. È al caldo, anche sottozero. Merito del camino sospeso nel living che riscalda a tutte le ore. È qui che di sera gli ospiti si riuniscono attorno al fuoco senza telefoni (sono vietati) per leggere racconti. «Parliamo d’amore, di filosofia, del senso della vita. Quello che troppo spesso dimentichiamo».