al-lavoro-per-una-legge-sul-doppio-cognome-per-i-figli:-“una-battaglia-per-la-parita”
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Redazione 08 novembre 2021 19:22

Cinque anni fa la Consulta ha giudicato illegittima la legislazione tuttora in vigore per la quale quando un bambino o una bambina viene al mondo in Italia si vede attribuito automaticamente il solo il cognome del padre. A tutt’oggi niente ancora si è mosso ma i tempi sembrano maturi. In un convegno dal titolo “Cinque anni devono bastare per la riforma del cognome”, organizzato oggi in Senato dall’intergruppo parlamentare delle senatrici e dalla Rete per la Parità, è stato lanciato l’impegno per un tavolo per una nuova legge. L’obiettivo è un accordo in tempi brevi su un testo unitario che, come ha auspicato anche la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, possa venire approvato prima della fine della legislatura.

Per la ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia Elena Bonetti quella del doppio cognome è una battaglia che “non può vederci tentennanti” e che “si può fare, che si deve fare”.  Bonetti ha confermato “l’intenzione del governo di sostenere l’iter parlamentare della legge che, d’altra parte, è già iniziato”. Anche il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha rassicurato sull’appoggio del governo nell’iter parlamentare della riforma.

“La battaglia per il cognome materno è una battaglia di civiltà e un passo doveroso verso per la parità di genere”, ha detto Bonetti. L’auspicio della ministra è che “si possano mettere in campo tutti gli strumenti affinché” la legge venga approvata “nel più celere tempo possibile e che si rompa così uno stereotipo per troppo tempo consolidato nella nostra società”.

Cinque anni fa la sentenza della Consulta sul doppio cognome

Nel 2016 la Corte Costituzionale ha stabilito che la norma che prevede l’automatica attribuzione ai figli del cognome paterno in presenza di una diversa volontà dei genitori “pregiudica il diritto all’identità personale del minore” e “costituisce un’irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, che non trova alcuna giustificazione nella finalità di salvaguardia dell’unità familiare”.

La Consulta aveva accolto la questione di legittima costituzionale sollevata dalla Corte di Appello di Genova sul caso di una coppia italo-brasiliana che voleva dare al proprio figlio il cognome di entrambi i genitori e che si era vista respingere tale richiesta. I giudici costituzionali avevano riconosciuto il “paritario rilievo di entrambe le figure genitoriali nel processo di costruzione” dell’identità personale e che “la piena ed effettiva realizzazione del diritto all’identità personale (…) impone l’affermazione del diritto del figlio ad essere identificato, sin dalla nascita, attraverso l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori”.

Nella sentenza veniva inoltre evidenziata “la perdurante violazione del principio di uguaglianza ‘morale e giuridica’ dei coniugi, realizzata attraverso la mortificazione del diritto della madre a che il figlio acquisti anche il suo cognome” e “tale diversità di trattamento dei coniugi nell’attribuzione del cognome ai figli, in quanto espressione di una superata concezione patriarcale della famiglia e dei rapporti fra coniugi, non è compatibile né con il principio di uguaglianza né con il principio della loro pari dignità morale e giuridica”. 

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