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Lunedì il principale partito degli unionisti nordirlandesi, il DUP, inizierà una campagna politica e giudiziaria per convincere il governo britannico guidato dai Conservatori di Boris Johnson a modificare alcune parti essenziali dell’accordo su Brexit, che hanno di fatto allontanato l’Irlanda del Nord dagli altri territori del Regno Unito.

Oggi si terrà un dibattito sul tema alla Camera dei comuni britannica, mentre nei prossimi giorni il partito dovrebbe presentare una serie di ricorsi nelle corti inglesi, nordirlandesi e delle istituzioni europee per dichiarare l’illegittimità di alcuni punti del trattato. «Le tenteremo tutte per provare a ottenere giustizia per il popolo dell’Unione», ha detto una fonte del partito al Guardian.

Gli unionisti ce l’hanno soprattutto col compromesso trovato da Boris Johnson nell’ottobre del 2019 che risolse lo stallo nei negoziati accettando che l’Irlanda del Nord rimanesse sia nel mercato comune europeo sia nell’unione doganale. In questo modo è stata evitata la costruzione di una barriera fisica fra l’Irlanda e l’Irlanda del Nord – un obiettivo condiviso sia dai negoziatori europei sia da quelli britannici – ma il legame fra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito si è indebolito: già dalle prime settimane di entrata in vigore dell’accordo è diventato chiaro che le aziende nordirlandesi saranno costrette invece a rafforzare i propri legami commerciali con quelle irlandesi ed europee.

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In molti stanno osservando che il DUP da alcuni anni ha scommesso molto sulla sua alleanza col partito Conservatore, tradizionalmente più legato all’integrità territoriale del Regno Unito rispetto ai Laburisti. Dopo le elezioni britanniche del 2017 sostennero esplicitamente il governo Conservatore di Theresa May, che senza di loro non avrebbe avuto una maggioranza parlamentare (e che fino all’ultimo si oppose a lasciare l’Irlanda del Nord così legata all’Unione Europea). Poi sostennero con riluttanza il compromesso di Johnson, convinti che sarebbe stata trovata una soluzione per conservare il legame privilegiato con gli altri territori britannici.

Da quando l’uscita del Regno Unito si è completata, il primo gennaio del 2021, gli ostacoli burocratici fra l’Irlanda del Nord e gli altri territori britannici si sono moltiplicati, provocando una iniziale penuria di prodotti alimentari – dato che i supermercati nordirlandesi si rifornivano prevalentemente dall’Inghilterra – e un progressivo ripensamento delle tratte commerciali, che rafforzerà quelle che passano dall’Unione Europea e dall’Irlanda.

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Nei primi giorni la leader del DUP Arlene Foster aveva difeso il compromesso, ma a fine gennaio era uscito un sondaggio secondo cui il partito aveva perso 4 punti rispetto ad ottobre, e quasi dimezzato i propri consensi rispetto al 2018. Oggi i toni di Foster sono molto cambiati: «è stato il primo ministro britannico a metterci in questa situazione e causare queste difficoltà interne al mercato britannico», ha detto qualche giorno fa: «quindi spetta a lui risolverle».

Non tutti sono convinti che le critiche di Foster siano credibili, dato che le potenziali conseguenze dell’accordo su Brexit sono note da un anno e mezzo. «Montare un’opposizione ai diversi regimi commerciali [fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna] potrebbe fare parte di un cinico tentativo di galvanizzare la propria base elettorale», ha commentato il giornalista Conor Murray sul sito della tv pubblica irlandese, RTÉ.

Fra le conseguenze più contestate dell’accordo, oltre ai problemi di rifornimento dei supermercati, ci sono anche un nuovo passaporto per gli animali domestici per chi viaggia fra Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito, l’impossibilità di acquistare online alcuni prodotti provenienti dalla Gran Bretagna, e la prospettiva che nei prossimi mesi entrino progressivamente in vigore nuove procedure burocratiche, oggi sospese per facilitare la transizione: una delle nuove misure prevederà per esempio un iter burocratico più lungo per esportare le salsicce di maiale che nel Regno Unito si mangiano a colazione, cosa che potrebbe renderle assai più costose per i nordirlandesi.

Non è chiarissimo in che modo il DUP potrebbe contestare l’accordo su Brexit, e più precisamente il Protocollo che regola lo status dell’Irlanda del Nord. In passato il DUP e i suoi governi regionali avevano impedito che nell’Irlanda del Nord venissero applicate alcune leggi decise dal governo centrale usando un oscuro meccanismo previsto dagli accordi del Good Friday sulla pace fra le due Irlande, il cosiddetto petition of concern, secondo cui le decisioni più importanti del governo britannico dovrebbero essere prese col consenso della comunità nordirlandese.

Al momento, comunque, né il governo britannico né le istituzioni europee sembrano intenzionate a modificare radicalmente l’accordo su Brexit, e non è chiaro quanto possa incidere la campagna di pressione avviata dal DUP.

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