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Nel summit tenuto il 5 e 6 ottobre a Parigi, è stata presente per la prima volta anche l’Italia, rappresentata dal ministro Roberto Speranza e da Fabrizio Strarace, presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica. È stato lui a indicare in un modello che veda la persona come «protagonista» della risposta al disagio psichico, anziché soggetto passivo di interventi, la vera svolta da attuare

Nemmeno era stata mai presente, l’Italia, ai primi due Vertici internazionali sulla salute mentale. Nella terza edizione del summit, celebrata il 5 e 6 ottobre a Parigi, Roma è invece intervenuta con un messaggio forte, e con un successo: sarà la capitale italiana a ospitare il vertice del 2022.

Ad annunciarlo, con il suo omologo francese Oliver Veran, è stato il ministro Roberto Speranza. Il titolare della Salute ha avuto il merito di evitare che, nell’emergenza covid, il governo si lasciasse sfuggire di mano la risposta al disagio psichico, sul quale negli anni precedenti erano stati accumulati ritardi gravissimi. «Dobbiamo investire di più nella salute mentale, che è importante quanto la salute fisica», ha detto Speranza dal palco del summit, intitolato con l’efficace slogan “Mind our rights now!”.

Starace (Siep) ha rappresentato, insieme con Speranza, l’Italia a Parigi

Il segnale arrivato dal ministro rappresenta un punto di svolta anche per la Società italiana di epidemiologia psichiatrica (Siep), che da anni si batte per riportare la salute mentale al centro dell’agenda politica. Lo ha fatto anche al Vertice in Francia, dove è intervenuto il presidente della Siep Fabrizio Starace, con una relazione che, al pari del discorso pronunciato da Speranza, ha suscitato grande apprezzamento.

Starace — psichiatra che dirige il dipartimento Salute mentale dell’Azienda sanitaria di Modena e fa parte del Consiglio superiore di Sanità — ha ricordato come proprio il disagio psichico rappresenti «una componente essenziale per pianificare la risposta all’emergenza covid, per mitigarne l’impatto e per promuovere la ripresa». E anzi la pandemia ha offerto, nel campo della salute mentale, «un’opportunità senza precedenti per ripensare il sostegno alle persone con disagio psichico in una prospettiva di governance integrata», ha detto Starace.

Di fatto le conseguenze sociopsichiatriche della pandemia hanno attenuato l’idea, mai del tutto superata almeno in Italia, di una barriera fra il disagio mentale e il resto della società: le ricadute del covid si sono rivelate così generali ed estese da imporre un approccio più aperto anche nelle strategie di risposta.

Starace: «Partire dai diritti umani»

Il presidente della Siep ha però messo in fila le sfide ancora da realizzare e le «raccomandazioni» che, a riguardo, sono venute dal “Side event” riservato alla salute mentale nell’Healt summit voluto proprio a Roma dalla Presidenza italiana del G20. In quell’occasione si è indicata innanzitutto la necessità di promuovere e incrementare i diritti umani delle persone che soffrono un disagio psichico. Anche in termini globali, visto che «troppe disuguaglianze intollerabili caratterizzano ancora la cura della salute mentale nel mondo», ha detto il dottor Starace nel suo intervento a Parigi.

«Salute mentale, ora la persona sia al centro»

E il cuore di quelle raccomandazioni, ha ricordato, consiste nel «creare le condizioni per responsabilizzare gli utenti: la persona, con un nome e un volto unico, portatrice di bisogni e titolare di diritti, deve essere sempre protagonista del percorso di cura e non soggetto passivo di interventi».

In concreto un modello del genere si realizza con la possibilità di «cure di qualità e a prezzi accessibili vicino a dove si risiede». Naturalmente, «un aumento dei livelli di spesa interna dei governi è decisivo». Ma non si tratta solo di innalzare gli impegni finanziari: la chiave è, per il presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica, orientarli secondo una logica di prossimità, con una «redistribuzione dei budget nazionali per la salute mentale dai grandi ospedali e dalle istituzioni psichiatriche agli ospedali di quartiere e ai servizi locali basati sulla comunità».

E proprio questa è una delle sette raccomandazioni condivise al “Side event” di Roma. Al pari di quella, pure evocata da Starace al Vertice di Parigi, che punta a «contrastare lo stigma e il pregiudizio verso le persone con disturbi mentali attraverso campagne di comunicazione mirate».

«Anche il digitale può contribuire a risposte efficaci»

Non manca una raccomandazione, particolarmente suggestiva, che prevede cure attraverso soluzioni innovative, tecnologiche e basate sul web. Il presidente della Siep, nel suo intervento, ha spiegato quanto sia importante «modulare i servizi di salute mentale in modo da integrarli pienamente nella risposta ad altre priorità sanitarie» e «aumentare la disponibilità e la qualità delle risorse digitali messe al servizio della salute mentale».

Un’idea che sembra irrinunciabile dinanzi alla pandemia, tuttora capace di condizionare la concreta attuazione delle risposte sanitarie: «Nella salute mentale non abbiamo un vaccino per evitare la sofferenza: ci viene chiesto di lavorare ogni giorno su quegli aspetti della vita che sono associati o causalmente legati alla malattia mentale», ha ricordato, al termine del proprio intervento, il dottor Starace. Ed è questo il segno di come, pur tra le tante trasformazioni prodotte dalla pandemia nella società, vada ancora scongiurato il rischio che la salute mentale resti ferma ai suoi limiti di sempre.

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