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La nazione scandinava è l’unica nella quale i credit default swap si sono abbassati. In Italia sono cresciuti del 35% e il debito pubblico continua a crescere. E peserà sempre di più sulle nuove generazioni.

Perché la Svezia senza lockdown è diventata il paradiso dei giovani. In Italia invece li attendono lacrime e sangue.

Merkel

«La questione è la seguente: per risolvere i suoi problemi, l’Italia ha davvero bisogno di un taglio del debito?» Così la Faz, quotidiano di Francoforte, ha aperto un ampio dibattito tra gli economisti tedeschi più autorevoli sul che fare quando l’emergenza Covid19 sarà finita. Le opinioni raccolte non sono affatto concordanti, lo stesso dicasi per le soluzioni proposte. Ma resta un fatto: mentre in Italia il governo Conte-Gualtieri perde tempo con gli stati generali, cercando di coprire con nuovi annunci la gestione fallimentare del rifinanziamento delle imprese e dei mancati sussidi ai cassintegrati e a chi ha perso il lavoro, in Germania già pensano che l’Italia, una volta terminata l’emergenza da Covid19, grosso modo nel 2022, non avrà fatto nessuna delle riforme ritenute necessarie per la ripresa e continuerà ad avere un debito pubblico insostenibile, perciò pericoloso per la stabilità dell’euro e per l’intera eurozona. Da qui la necessità di intervenire, anche in modo drastico, con una ristrutturazione del debito, sancita da una conferenza internazionale.

Inutile dire che una simile soluzione avrebbe ricadute disastrose sul sistema bancario italiano, che ha in pancia quasi 700 miliardi di titoli del debito statale e se li vedrebbe svalutati di parecchio, con inevitabile perdita di valore del capitale sociale, rischi di fallimenti, e assalto alle migliori banche italiane da parte dei maggiori concorrenti stranieri, attirati dall’elevato risparmio italico ivi depositato.

I suggerimenti per evitare una simile prospettiva, lanciati a inizio aprile dal banchiere Giovanni Bazoli e dall’ex ministro Giulio Tremonti, e fondati sull’emissione di un bond patriottico a lunghissima scadenza, irredimibile e a basso interesse, sono stati a lungo ignorati dal duo Conte-Gualtieri, che solo ora, con un ritardo di tre mesi, si appresta a lanciare in luglio un bond per le famiglie, chiamato Btp Futura, della durata di otto-dieci anni, con interessi ancora da stabilire. L’ennesima conferma di un governo lento e incapace, che solo ora comincia a rendersi conto che i tanto decantati aiuti europei a fondo perduto del Recovery Plan rischiano di restare sulla carta, bloccati dai paesi contrari, saliti da quattro a otto (a Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, si sono aggiunti Belgio, Ungheria, Irlanda e Lituania), mentre è noto che per mandare avanti il piano di Ursula Von der Leyen serve l’unanimità dei 27 paesi Ue.

Vediamo ora cosa hanno suggerito gli economisti tedeschi interpellati dalla Faz. «Un taglio del debito italiano non deve più essere un tabù», sostiene Hans-Werner Sinn, ex presidente dell’istituto Ifo di Monaco di Baviera, noto falco ordoliberista. «Per quanto io sia favorevole a un generoso aiuto finanziario nei confronti dell’Italia, è inaccettabile che i creditori italiani e stranieri (in possesso di titoli di stato italiani; ndr) vengano costantemente salvati dai contribuenti europei, invece di partecipare essi stessi alle perdite». Dunque, un chiaro sì alla ristrutturazione del debito pubblico italiano, che per Sinn dovrebbe entrare nell’agenda del cosiddetto «Club di Parigi», un circolo informale per la negoziazione internazionale necessaria per regolamentare le cancellazioni dei debiti sovrani.

«Ci sono regole collaudate per una ristrutturazione ordinata del debito», sostiene Sinn. «Dalla fine della Seconda guerra mondiale ci sono state 180 ristrutturazioni di debiti pubblici. E il mondo non è ancora finito». Tra gli ultimi casi, quello della Grecia, attuato nel 2012, uno dei maggiori nella storia della finanza. «Temo che prima o poi dovremo farne uso anche in Italia», prevede Sinn, «perché i pacchetti di salvataggio non dureranno a lungo».

Dello stesso avviso è l’economista Friedrich Heinemann, esperto dell’istituto Zew di Mannheim: «Evitare il taglio del debito pubblico italiano non sarà possibile. Il debito è troppo alto, e il paese non può uscirne. Quando nel 2022 la crisi acuta sarà terminata, avremo bisogno di una conferenza internazionale sul debito pubblico italiano. E naturalmente i detentori di questo debito dovranno fare la loro parte e rinunciare a una parte dei loro crediti»Contrario al taglio del debito italiano è invece Lars Feld, capo del consiglio dei cinque saggi economici che assiste la cancelleria di Angela Merkel: «L’Italia ha una consistenza economica diversa dalla Grecia. Se il governo italiano affrontasse finalmente con determinazione le riforme necessarie, si potrebbero liberare notevoli forze in termini di crescita economica». Ordoliberista, ma in veste di colomba, Feld si dice convinto che un taglio del debito farebbe più male che bene: «Una volta estinti i debiti, diminuirebbe anche la pressione per affrontare le riforme necessarie alla crescita. E questo è l’esatto opposto di ciò di cui l’Italia ha bisogno» La prova? Il taglio del debito della Grecia di otto anni fa non è servito quasi a nulla: in assenza di crescita, il debito greco è tornato a crescere, e ora è superiore a quello del 2012.Il problema vero, sostiene Feld, è che un taglio del debito «provocherebbe una crisi bancaria in Italia, che si estenderebbe ad altri paesi europei a causa degli stretti legami creatisi. Le banche francesi, in particolare, hanno dei crediti elevati nei confronti dell’Italia e subirebbero perdite massicce» Insomma, wait and see. In attesa che l’Italia faccia almeno qualche riforma. Il loro elenco è noto da tempo, ora c’è anche il bignami di Vittorio Colao.

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