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Mercoledì è circolato molto su WhatsApp il video di un servizio di Leonardo, il telegiornale a tema scientifico della TGR (la testata regionale della Rai). Il servizio, trasmesso nel 2015, parlava di un’operazione svolta in Cina per creare un virus in laboratorio, partendo «da una proteina presa dai pipistrelli». Citava più volte un coronavirus, cosa che lo ha fatto diventare subito virale alimentando la teoria complottista secondo cui il coronavirus attuale (SARS-CoV-2) sarebbe stato creato artificialmente.

Fig. 1
Roberto Burioni cosa dichiarava.. IL COVID UNA SCEMENZA.

In realtà, però, il servizio parlava di un altro coronavirus e non di quello che ha causato l’emergenza sanitaria mondiale di questi mesi: ne hanno scritto diverse testate e siti di debunking, tra cui il blog di Paolo Attivissimo, OpenRepubblica e Valigia Blu.

Il servizio di Leonardo riprendeva uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, uscito il 9 novembre 2015. Si parlava di un esperimento che coinvolgeva due virus: il primo, SHC014-CoV, simile a quello della SARS e trovato in alcuni pipistrelli della specie “ferro di cavallo”; il secondo era proprio quello della SARS (SARS-CoV), virus che fa parte dei sette diversi coronavirus noti alla scienza. L’esperimento con i due virus serviva a crearne uno nuovo ed esaminare quanto potesse essere pericoloso per l’uomo: esperimenti del genere vengono condotti per prevenire eventuali epidemie di nuove malattie.

Il virus di cui si parlava, quindi, non ha nessun legame con il nuovo coronavirus: gli studi e le ricerche condotte fin qui concordano sul fatto che non ci sia alcuna prova a sostegno del fatto che il nuovo coronavirus sia stato creato in laboratorio. Giovanni Maga, ricercatore all’Istituto di genetica molecolare del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Pavia, ha detto a Repubblica che «il virus attuale non deriva né dalla prima versione della SARS né tantomeno dai topi, per cui non può essere in nessun modo il virus creato nel laboratorio cinese di cui si parla nel servizio».

Peraltro, il legame tra il vecchio servizio di Leonardo e l’attuale pandemia è stato smentito anche dal direttore della TGR, Alessandro Casarin: nonostante le varie smentite, il video del servizio è stato postato dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sul suo profilo ufficiale, con toni molto allarmistici.

La storia del coronavirus creato in laboratorio circola da tempo ed è stata diffusa, tra gli altri, da Massimo Mazzucco, regista noto per essere promotore di varie teorie complottiste: secondo Mazzucco, il coronavirus sarebbe stato manipolato e portato in Cina dai soldati americani e gli Stati Uniti avrebbero causato la pandemia consapevolmente per indebolire economicamente la Cina.

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/25/news/coronavirus_tg_leonardo_esperimento_cinese_pipistrelli-252312426/

https://www.open.online/2020/03/25/il-video-di-tgr-leonardo-del-2015-e-il-coronavirus-ingegnerizzato-in-laboratorio-non-e-il-sars-cov-2/

https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-lega-inciampa-complottismo-ecco-perche-video-tgr-leonardo-non-riguarda-covid-19-ADRIyvF?refresh_ce=1

IL FILMATO — Ilservizio del TgR Leonardo era stato trasmesso in una puntata del 16 novembre 2015. Raccontava di un esperimento condotto dall’Università di Wuhan, in collaborazione con l’Università del North Carolina: la creazione di un virus in laboratorio, partendo “da una proteina presa dai pipistrelli”. Dopo aver citato più volte un Coronavirus, il giornalista raccontava anche che l’Università statunitense aveva deciso di ritirare i propri fondi alla ricerca perché preoccupata della possibile ‘fuga dal laboratorio’ di un virus così pericoloso.

LA DIFFUSIONE — Il filmato, improvvisamente ripescato dagli abissi dell’archivio Rai, è subito diventato virale. Una conferma per le tante teorie complottiste sul coronavirus attuale (SARS-CoV-2), che già circolavano da fine gennaio. Dopo la condivisione dall’account ufficiale di Matteo Salvini, diversi giornali sono intervenuti a fare chiarezza (tra cui Il Post e il Sole 24 ore).https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?type=text%2Fhtml&key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&schema=twitter&url=https%3A//twitter.com/matteosalvinimi/status/1242866887932948481&image=https%3A//i.embed.ly/1/image%3Furl%3Dhttps%253A%252F%252Fpbs.twimg.com%252Fext_tw_video_thumb%252F1242866780017700865%252Fpu%252Fimg%252FvgQhEt8vMu7IItUP.jpg%26key%3Da19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07Prima parte del tweet dall’account ufficiale di Matteo Salvini. La seconda parte recita: “Dalla Lega interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri. (2/2)”

I più cinici ipotizzavano, nei commenti ai vari post, che si trattasse di una fake news montata ad arte, eppure il video era inequivocabile: il programma, la data, i fatti raccontati, era tutto verosimile. C’era solo un dettaglio, che poteva facilmente sfuggire ai più: il coronavirus di cui si parlava non era quello attuale (il SARS-CoV-2), come ha precisato il 26 marzo lo stesso TgR Leonardo in un servizio (potete guardarloqui).

Perché ripescare e diffondere un servizio del 2015 su un altro coronavirus? Come ha fatto in poche ore un filmato di cinque anni fa a finire sui canali ufficiali della Lega, impaginato e pronto per rivendicare un’interrogazione urgente al Presidente del Consiglio?

OLTRE IL VERO/FALSO — La definizione di fake news è vaga e ampia. Negli ultimi anni diversi ricercatori hanno provato a restringere il campo d’indagine. Tra questi ci sono Claire Wardle e Hossein Derakhshan, che hanno firmato il rapporto sulla disinformazione pubblicato nel 2017 dal Consiglio d’Europa.I due ricercatori propongono l’eliminazione dell’espressione fake news in favore di un più generico disordine informativo, a sottolineare che il fenomeno va ben oltre la dicotomia vero/falso. Infatti, la loro analisi si basa, oltre che sulla veridicità del contenuto, sull’intenzionalità del danno. Attraverso le due variabili false e harmful, i ricercatori mirano a distinguere i messaggi falsi e quelli veri, ma anche i messaggi che sono creati, prodotti e distribuiti per nuocere da quelli lontani da questo obiettivo.

fake news_category_disinformation
Le tre categorie individuate da Wardle e Derakhsan

MALINFORMATION? — Tre le categorie individuate:

  • la misinformation, che comprende la diffusione involontaria di notizie basate su errate connessioni tra fatti o su contenuti fuorvianti (quando, ad esempio, i giornali riportano come vere le notizie dei giornali satirici);
  • la disinformationla diffusione volontaria di informazioni false, manipolate o inventate;
  • la malinformation, la diffusione volontaria di informazioni basate su fatti reali, ma utilizzate strategicamente per procurare un danno.

Della mal-informazione fanno parte, ad esempio, tutti i leaks: le fughe di informazioni da organi ufficiali, il furto di mail, la diffusione di notizie private riguardanti politici o personalità di spicco. Non solo, Claire e Derakhshan fanno rientrare in questo ambito anche i discorsi d’odio e i contenuti offensivi, perché nella quasi totalità dei casi fanno leva su notizie e informazioni vere per accrescere la credibilità del discorso (e questo merita un approfondimento a parte).

SMENTIRE LA VERITÀ — Rettificare una notizia di malainformazione è sempre più difficile che smentire una notizia falsa. La confusione generata da quel video è di gran lunga peggiore rispetto a quella di una qualunque notizia falsa circolata finora sul Coronavirus. Il perché è semplice da intuire: quel servizio è vero.

Nel 2015, in Cina, come in moltissimi altri laboratori del mondo, un gruppo di ricercatori stava lavorando a un virus; quel virus aveva lo stesso nome comune utilizzato per descrivere quello che ci ha improvvisamente colpiti. Questi fatti sono reali, la connessione che li lega alla situazione attuale non lo è. Nella mente di chi ha visto quella nuova informazione come un’ulteriore conferma ai dubbi sul complotto, però non può esistere una smentita. “Certo, si tratta di un altro Coronavirus, ma chi ti dice che non sia successo anche stavolta?”.

La verità, anche se parziale, va a confermare dubbi e timori, anziché smentirli. Il debunking (la pratica di svelare le fake news) nel caso di notizie come questa non solo è inutile, ma anche controproducente.

COSA FARE — In generale, contrastare le notizie false una per una è poco efficace. Negli ultimi anni si sono susseguite molte iniziative di debunking a opera dei grandi social network, ma anche di Istituzioni e gruppi di giornalisti. Eppure, tutti presentano un forte limite: non prendono in considerazione la componente psicologica che spinge all’accettazione e alla diffusione di ‘contenuti problematici’. Non possiamo limitarci a dire agli altri ciò che è vero e ciò che è falso.

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