New York e la ripartenza dei ristoranti.

DAL 22 GIUGNO BAR E RISTORANTI DI NEW YORK HANNO RIAPERTO LE PORTE CON L’OBBLIGO DI LAVORARE SOLO ALL’ESTERNO, PER I FORTUNATI CHE POSSONO DISPORRE DI UNO SPAZIO ALL’APERTO. DAL 6 LUGLIO SI RIPARTE A PIENO REGIME, MA CON METÀ DELLA CAPACITÀ PRE-COVID.

A New York il processo di riapertura di ristoranti, bar e attività di somministrazione di cibo e bevande è stato più graduale che altrove. La città è stato uno dei primi epicentri di diffusione del contagio negli Stati Uniti e oggi sta gradualmente tornando alla normalità. Nell’impostare il piano per la ripartenza il sindaco Bill De Blasio si è più volte scontrato con la politica lassista e decisamente pittoresca di Donald Trump, prediligendo – giustamente –  la cautela. A farne maggiormente le spese, cifra che ha accomunato tutto il mondo, sono stati i settori rivolti all’intrattenimento e ai servizi per il pubblico.

A New York persi due terzi di posti di lavoro nella ristorazione

Ristorazione in testa: gli ultimi dati raccolti dal centro statistiche per l’occupazione in città, divulgati il 19 giugno scorso, parlano di una perdita di due terzi dei posti di lavoro assicurati dal comparto prima della pandemia. E questo nonostante diverse attività abbiamo già ricominciato a girare, non solo per delivery e al take away, ma anche grazie alla possibilità di riaprire gli spazi esterni di ristoranti, bar e locali. Sono solo 14mila, secondo le stime, i lavoratori reintegrati nel proprio ruolo dalla fine di maggio, su un totale di 234mila addetti ai lavori rimasti a casa per gli effetti del Covid (e si sale a mezzo milione di persone estendendo la conta all’intero stato di New York). Dei 105mila lavoratori impiegati nel settore a maggio (solo un terzo di quelli al lavoro a febbraio), la maggior parte opera in fast food e bar, mentre è più drammatica la situazione dei ristoranti “convenzionali”, dove i numeri dell’occupazione sono scesi in picchiata dai 169mila di febbraio ai poco più di 38mila di maggio (ad aprile erano appena 23mila), con particolari ammanchi tra le fila della comunità asiatica, latina e afroamericana, in ordine decrescente. Il quadro è riferito al mese di maggio, mentre all’inizio di luglio saranno disponibili i dati dell’ultimo mese: la speranza recondita è che la parziale ripartenza del settore abbia regalato un po’ di respiro sul fronte occupazionale.

Fase 3. Dal 6 luglio riaprono bar e ristoranti outdoor

Ma certo i ristoranti convenzionali di cui sopra stanno ancora scontando l’impossibilità di accogliere i clienti in sala e aprire al pubblico gli spazi interni. Il 6 luglio, però, le cose cambieranno: “È importante per tutti che la città torni a svegliarsi, la fase 3 sarà fondamentale soprattutto per i giovani”, ha spiegato De Blasio annunciando un ulteriore allentamento delle misure per le attività aperte al pubblico. Dal 6 luglio (mentre il 4 del mese è la data stabilita per la ripartenza dei ristoranti nel Regno Unito) ristoranti e bar potranno tornare a predisporre un servizio al tavolo indoor, a patto di lavorare alla metà della capacità consueta del locale (in spazi che a New York sono spesso molto angusti, con il serio rischio di perdere coperti importanti per la sostenibilità economica dell’attività). Nel resto dello Stato, del resto, gli spazi interni sono riaperti già da qualche giorno, con l’obbligo di distanziare i tavoli di almeno 6 piedi (circa 180 cm) l’uno dall’altro. Sarà così anche in città, dove tutto il personale di sala dovrà indossare la mascherina, come pure gli ospiti per gli spostamenti dal tavolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *