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Immuni è un flop, non per indisciplina ma per paura del trojan.

A dire la verità la garbata polemica a distanza tra il Quirinale e il premier inglese Johnson sull’afflato di libertà di italiani e inglesi meriterebbe qualche piccola postilla alla luce di quanto sta accadendo in Italia all’applicazione Immuni. Malgrado il governo abbia moltiplicato a dismisura i propri sforzi, sollecitando giornali e telegiornali a compiere una vera e propria campagna pubblicitaria perché i cittadini inoculino sui propri cellulari l’applicativo per il tracciamento dei contatti, la risposta è onestamente fiacca. Anche ammesso che 7 milioni di telefonini abbiano scaricato al proprio interno i logaritmi di Immuni è sempre poca roba rispetto ai 43.600.000 di smartphone a disposizione degli italiani (elaborazione Censis su dati Auditel, 2019). Si potrebbe dire che gli italiani amino la libertà, se non più almeno quanto i sudditi di Sua Maestà. Il Colle aveva ragione, verrebbe da dire.

Invocare l’atavico ribellismo degli italiani o la loro spiccata insofferenza alla disciplina servirebbe a poco. Questa volta si intravede qualcosa di più profondo e radicato nella coscienza collettiva che non riesce proprio a mandare giù il trojan di Stato, sia pure a fin di bene. In fondo, ma non troppo, a questa diffidenza verso la sorveglianza sui contatti sociali v’è il sospetto – in certi casi la convinzione – che qualcuno bari e che l’app autoinoculata nel cellulare dal ligio cittadino possa servire, prima o poi, ad altro. Magari ad ascoltare le tue conversazioni o a prendere nota dei luoghi o delle persone che frequenti. Sospetto o convinzione del tutto infondati, sia chiaro, stando almeno alle rassicurazioni pubbliche. Ma non è questo il punto. C’è da chiedersi, infatti, come sia cresciuta e da cosa sia stata alimentata la paura della sorveglianza, il timore del controllo, anche in capo a persone che nulla hanno o avrebbero da temere. Forse una spiegazione la troveremo nell’inarrestabile pubblicazione di conversazioni e brandelli di conversazioni con cui, spesso, si apre e si chiude la cronaca giudiziaria di questi ultimi due decenni.

Immuni: come funziona e si scarica l'app coronavirus per Android e iPhone

Nemmeno il 10% della popolazione Italiana ha scaricato ad oggi la applicazione.

Immuni è un’applicazione mobile gratuita italiana, promossa dal Ministero della salute italiano e realizzata dalla Bending Spoons,per aiutare il monitoraggio e il contenimento dell’epidemia di COVID-19 del 2020 in Italia attraverso il tracciamento dei contatti.

L’applicazione è stata resa disponibile dal 1º giugno 2020, con una sperimentazione iniziata l’8 giugno in quattro regioni (Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia) e l’estensione al resto dell’Italia dal 15 giugno. L’impiego di Immuni è volontario ed è nato dalla collaborazione tra Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministro della Salute, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Regioni, Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 e le società pubbliche Sogei e PagoPA. Il sistema di funzionamento è stato sviluppato di concerto con il Garante per la protezione dei dati personali, riservando massima attenzione alla privacy degli utenti. Nelle prime 24 ore dalla sua disponibilità la app è stata scaricata 500.000 volte. Tutti i dati raccolti durante il periodo di attività della app, siano essi salvati sul dispositivo o sul server, verranno cancellati non appena non saranno più necessari e comunque, secondo le disposizioni attualmente in vigore, non andranno oltre il 31 dicembre 2021.

Il 16 aprile 2020, il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, in seguito alle valutazioni effettuate dal Gruppo di lavoro e comunicate al Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, ha selezionato Immuni ritenendola la app più idonea per contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus e per la conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT e per le garanzie offerte per quanto riguarda il rispetto della privacy.

Il 22 aprile viene reso noto che Bending Spoons seguirà un diverso modello di tracciamento che, per rispetto della privacy sarà decentralizzato.

Il 29 aprile il ministro Paola Pisano ha spiegato durante un’audizione al Senato sull’uso delle nuove tecnologie e della rete per contrastare l’emergenza epidemiologica da coronavirus, i cinque punti fondamentali che Immuni dovrà rispettare: che l’intero sistema integrato di tracciamento dei contatti sia interamente gestito da uno o più soggetti pubblici; che il suo codice sia aperto e suscettibile di revisione da qualunque soggetto indipendente voglia studiarlo; che i dati trattati saranno resi sufficientemente anonimi da impedire l’identificazione dell’interessato; che la decisione di usarla sarà liberamente assunta da ogni singolo cittadino e che raggiunte le finalità perseguite tutti i dati, ad eccezione dei dati aggregati anonimi, saranno cancellati.

Il 25 maggio il ministero dell’Innovazione ha pubblicato su GitHub il codice sorgente di Immuni.

La sperimentazione di immuni inizia il 3 giugno 2020 in quattro regioni: Liguria, Abruzzo, Marche e Puglia.

Dal 15 giugno 2020 la sperimentazione ha fine e in tutte le regioni l’applicazione è utilizzabile

Coprifuoco e didattica a distanza, il governo verso una nuova stretta per fermare il dilagare di contagi

Carmine Di Niro — 16 Ottobre 2020

Coprifuoco e didattica a distanza, il governo verso una nuova stretta per fermare il dilagare di contagi

Da una parte un premier che in pubblico rimarca la volontà del governo di non imporre un lockdown nazionale, che critica le misure drastiche (concesse però grazie all’ultimo Dpcm) prese dal presidente dellla Regione Campania De Luca che ha ‘chiuso’ fino al 30 ottobre scuola primaria, secondaria e università, dall’altra i “retroscena” che vedono l’esecutivo discutere animatamente su un possibile coprifuoco dalle 22 di sera con didattica a distanza nelle scuole superiori.PUBBLICITÀ

È questo il doppio volto di Giuseppe Conte e del suo esecutivo. Il presidente del Consiglio da Bruxelles e con i social network ha ribadito il suo appello agli italiani a rispettare le disposizioni, “seguiamo le raccomandazioni, facciamo del bene al nostro Paese”, ma nel governo e nella maggioranza si amplia il fronte di chi chiede misure più drastiche per fermare il dilagare di contagi, arrivato giovedì a sfiorare quota 9mila.

NO AL LOCKDOWN -Da una parte quindi c’è Conte, che ha ribadito alle forze di maggioranza la sua contrarietà ad un lockdown generale e all’ipotesi formulata dal virologo Andrea Crisanti di un mini-lockdown di due-tre settimane per fare una sorta di “reset” nel periodo natalizio, chiedendo agli alleati di aspettare almeno un paio di settimane per vedere gli effetti delle ultime misure prese col Dpcm.LEGGI ANCHE

IPOTESI COPRIFUOCO – Lo stesso Conte che però, secondo il Corriere della Sera, sarebbe più disponibile a valutare un coprifuoco sulla falsariga di quello adottato nella vicina Francia di Macron: in programma ci sarebbe già un consiglio dei ministri per far abbassare le saracinesche a bar, locali e ristoranti entro le 22.

Una conferma in tal senso arriva dal Comitato Tecnico Scientifico, che avrebbe chiesto al governo “alla luce dei nuovi dati emersi e della nuova fase” misure “più stringenti per far fronte al progressivo aumento dei contagi”. La richiesta è che si giunga a provvedimenti più restrittivi in tempi rapidi che superino l’attuale Dpcm, anche in vista del weekend, con la proposta di un coprifuoco sul modello francese e della didattica a distanza almeno per le scuole superiori.

FRANCESCHINI CHIEDE UN VERTICE – Che la situazione stia andando verso una nuova stretta la confermano le parole di Dario Franceschini, ministro per i Beni Culturali. Il capodelegazione del Pd al governo ha chiesto al presidente Giuseppe Conte, impegnato a Bruxelles per il Consiglio europeo, un vertice urgente di maggioranza dedicato proprio alle nuove misure nazionale da prendere per contenere il contagio. “Ho chiesto ieri al presidente Conte una riunione per decidere senza indugio nuove misure nazionali per contenere il contagio, ovviamente d’intesa con le Regioni”, ha detto il ministro.

IL FRONTE SCUOLA – L’altro tema di scontro è la scuola, dopo la scelta della Campania di chiudere gli istituti fino al 30 ottobre. La ministra delll’Istruzione Lucia Azzolina già ieri sera ha fortemente criticato la scelta del governatore campano, resa possibile dal Dpcm dello stesso premier Conte, ma in soccorso di De Luca è arrivato il Pd e il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. Proprio i Democratici hanno proposto di arrivare al 50% di didattica digitale alle superiori, alternando casa e scuola, punto sul quale c’è invece l’accordo con la Azzolina sulla necessità di estendere lo smart working.

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