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http://github.com/pcm-dpc/COVID-19/raw/master/schede-riepilogative/regioni/dpc-covid19-ita-scheda-regioni-latest.pdf

http://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/b0c68bce2cce478eaac82fe38d4138b1

Nel nostro Paese è attiva fin dall’inizio della pandemia una rete di sorveglianza sul nuovo coronavirus. 

Report giornalieri 

Report settimanale monitoraggio fase 2 

Per la gestione della Fase 2 della pandemia in Italia è stato attivato uno specifico sistema di monitoraggio, disciplinato dal decreto del ministero della Salute del 30 aprile 2020, sui dati epidemiologici e sulla capacità di risposta dei servizi sanitari regionali. Il monitoraggio è elaborato dalla cabina di regia costituita da ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e Regioni.

Punti chiave 14-20 settembre

  • Si riporta una analisi dei dati relativi al periodo 14-20 settembre 2020. Per i tempi che intercorrono tra l’esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica, verosimilmente molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione all’inizio di settembre. Alcuni dei casi identificati tramite screening, tuttavia, potrebbero aver contratto l’infezione in periodi antecedenti.
  • Il virus oggi circola in tutto il Paese. Si conferma un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la ottava settimana consecutiva con una incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg di 31.4 per 100mila abitanti (periodo 7/9-20/9) (era a 29,4 per 100.000 abitanti nel periodo 31/8–13/9). Mentre nelle ultime tre settimane si era osservato un incremento della età mediana dei casi notificati, questa settimana l’età mediana è stabile a 41 anni.
  • Dieci Regioni/PPAA hanno riportato un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente (flusso ISS) che non può essere attribuito unicamente a un aumento di casi importati (da Stato estero e/o da altra Regione) o ad un aumento nella attività di screening. La maggior parte dei casi segnalati (84,2%) continua ad essere contratta sul territorio nazionale, con una lieve diminuzione dei casi importati da stato estero (8% dei nuovi casi diagnosticati questa settimana vs 10,8% la settimana precedente) e anche dei casi importati da altra Regione/PA (3,3% nella settimana corrente vs 5,5% la settimana precedente). Il 27,6% dei nuovi casi diagnosticati in tutto il Paese è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 35,8% nell’ambito di attività di contact tracing. I rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (31,4%) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (5,2%).
  • Nel periodo 3-16 settembre 2020, l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,95 (95%CI: 0,88 – 1,05), al di sotto di 1 nel suo valore medio per la seconda settimana consecutiva. Per dettagli sulle modalità di calcolo ed interpretazione dell’Rt riportato si rimanda all’approfondimento disponibile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Bisogna tuttavia interpretare con cautela l’indice di trasmissione nazionale in questo particolare momento dell’epidemia. Infatti, Rt calcolato sui casi sintomatici, pur rimanendo l’indicatore più affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilità, potrebbe sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale. Pertanto, l’Rt nazionale deve essere sempre interpretato tenendo anche in considerazione il dato di incidenza.
  • Sono stati riportati complessivamente 2868 focolai attivi di cui 832 nuovi (la definizione adottata di focolaio prevede la individuazione di 2 o più casi positivi tra loro collegati), entrambi in aumento per la ottava settimana consecutiva (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 2397 focolai attivi di cui 698 nuovi). Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (102/107). Nonostante l’alto numero di focolai attivi, il 28,7% dei nuovi casi non è associato a catene di trasmissione note. La maggior parte dei focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare/familiare (76,1% di tutti i focolai attivi), con un lieve aumento dei focolai associati ad attività ricreative (6,3%) e all’ambito lavorativo (5,6%).
  • A livello nazionale il tasso di occupazione dei posti letto in area medica è aumentato dal 4% al 5% mentre il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva dal 2% al 3%, con valori superiori al 10% in alcune Regioni/PA. Sebbene non siano ancora presenti segnali di sovraccarico dei servizi sanitari assistenziali, la tendenza osservata potrebbe riflettersi a breve tempo in un maggiore impegno. Si conferma, inoltre, l’importante e crescente impegno dei servizi territoriali (Dipartimenti di Prevenzione) per far sì che i focolai presenti siano prontamente identificati ed indagati. 

Report su mortalità 

Il rapporto ISS e ISTAT del 16 luglio 2020 riporta che al 25 maggio 2020 il Covid-19 è la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test Sars-CoV-2, mentre per il restante 11% le cause di decesso sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le patologie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze e le malattie dell’apparato digerente (rispettivamente 0,6% e 0,5%).

L’ultimo aggiornamento dell’ISS mostra un’età mediana dei pazienti deceduti pari a 80 anni e in media 3,4 patologie preesistenti.

Consulta

La rete di sorveglianza italiana

Il monitoraggio dell’epidemia dei casi di Covid-19 in Italia viene effettuato attraverso due flussi di dati giornalieri:

  • il flusso dei dati aggregati inviati dalle Regioni coordinato da Ministero della Salute, con il supporto della Protezione Civile e dell’Istituto superiore di sanità, per raccogliere informazioni tempestive sul numero totale di test positivi, decessi, ricoveri in ospedale e ricoveri in terapia intensiva in ogni Provincia d’Italia.
  • il flusso dei dati individuali inviati dalle Regioni all’Istituto Superiore di Sanità (Sorveglianza integrata Covid-19, ordinanza 640 della Protezione Civile del 27/2/2020), che comprende anche i dati demografici, le comorbidità, lo stato clinico e la sua evoluzione nel tempo, per un’analisi più accurata.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha postato sul suo profilo twitter un video che omaggia l’Italia per come ha affrontato la pandemia da nuovo coronavirus.

“L’Italia è stato il primo Paese occidentale ad essere stato pesantemente colpito dal Covid-19 – sottolinea l’Agenzia nel video pubblicato –  il governo e la comunità, a tutti i livelli, hanno reagito con forza e hanno ribaltato la traiettoria dell’epidemia con una serie di misure basate sulla scienza”.

L’esperienza italiana dei mesi scorsi è raccontata attraverso immagini e testi da cui traspaiono l’impegno della comunità, le scelte assunte per contrastare la diffusione dell’epidemia, il contributo fondamentale della scienza accanto a quello della politica.

http://github.com/pcm-dpc/COVID-19/raw/master/schede-riepilogative/regioni/dpc-covid19-ita-scheda-regioni-latest.pdf

In molti paesi al Mondo ora , proprio perchè il Virus è meno violente rispetto a Marzo/Aprile 2020, la quarantena e’ stata ridotta dove a 7 giorni e dove a 10 girni.

Mentre in Italia il periodo di isolamento domiciliare continua ad essere di 14 giorni – come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – Paesi come Francia, Spagna, Slovenia e Belgio hanno fatto scelte diverse: qui, infatti, la quarantena dura 7 o 10 giorni, anche per ragioni economiche.
Qual è la durata della quarantena più opportuna? Quale garantisce la più adeguata protezione alle persone? Sono domande sulle quali nelle ultime settimane si sono interrogati gli scienziati di tutto il mondo, tenuti a trovare un equilibrio tra la necessità di tutelare la salute pubblica e quella di proteggere posti di lavoro e diritto all’istruzione. Se nei primi mesi della pandemia la regola generale era quella di imporre un isolamento forzato di 14 giorni ai positivi in attesa di guarigione da tempo hanno preso piede posizioni molto più sfumate. L’indicazione “ufficiale” continua ad essere quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomanda una quarantena di 14 giorni per prevenire la trasmissione del virus. Secondo l’Oms, infatti, il periodo di incubazione della malattia è mediamente di 4-5 giorni, con un limite superiore di 14 giorni. La comunità scientifica tuttavia non ha un parere unanime sulla durata dell’isolamento forzato e non a caso alcuni paesi hanno optato per soluzioni di minor durata.

La durata della quarantena in Italia: confermati i 14 giorni

Sulla durata della quarantena gli esperti del Comitato tecnico scientifico sono stati chiamati a esprimere una posizione definitiva dal ministro della Salute Roberto Speranza: tra gli scienziati italiani prevale da sempre la linea della prudenza soprattutto adesso che i contagi sono tornati a salire e si guarda con preoccupazione alla riaperture delle scuole. Walter Ricciardi la scorsa settimana ha confermato che l’Italia manterrà un periodo di quarantena di due settimane: “Al momento la linea è questa – ha spiegato – ma abbiamo anche detto che è importante che queste decisioni vengano prese con un coordinamento internazionale. Queste misure non possono essere assunte dai singoli Paesi”. Sul tema è intervenuto anche Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’università di Padova: “Con più tamponi la quarantena potrebbe essere ridotta – ha affermato – È molto rischioso, ma con questa ulteriore verifica potrei essere d’accordo. Il problema però è sempre la mancanza di tamponi, immaginiamo cosa potrebbe succedere in una fase di aumento del contagio con tante persone quarantenate in attesa di altrettante verifiche”.

I paesi che in Europa hanno ridotto la quarantena a 7 e 10 giorni
Non tutti i paesi europei hanno deciso di seguire le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Francia, ad esempio, ha optato per una quarantena dimezzata, di “appena” una settimana: l’ha annunciato lo scorso 8 settembre il ministro della Salute Olivier Veran spiegando che “siamo più contagiosi nei primi cinque giorni o dopo i sintomi o dopo un test positivo. Dopodiché, la contagiosità diminuisce in modo significativo. Dopo una settimana rimane, ma è molto bassa”. L’isolamento abbreviato secondo Parigi favorirà un maggior rispetto della misura da parte dei francesi e darà anche maggior respiro all’economia.

L’esempio della Francia ha convinto ben presto altri paesi del “vecchio continente”: anche Austria e Slovenia hanno infatti ridotto il periodo di isolamento da 14 a 10 giorni e la stessa misura è allo studio anche in altri stati come Svizzera, Regno Unito, Irlanda, Portogallo e Croazia. In Spagna, il paese europeo con il più alto numero di contagi, il governo ha deciso ieri di ridurre a 10 giorni il periodo di isolamento per chi è stato a stretto contatto con un malato di Covid-19. La misura entrerà in vigore la prossima settimana e secondo il quotidiano El Pais è motivata dalla diminuzione della carica virale di Sars-Cov-2 dopo dieci giorni. Da non sottovalutare però anche in questo caso le ragioni sociali ed economiche che rendono problematico il rispetto di un isolamento di due settimane. Stesse motivazioni addotte oggi dal primo ministro belga Sophie Wilmès: a partire dal primo ottobre anche in Belgio la quarantena avrà una durata di una settimana: “Dopo cinque giorni di isolamento le persone dovranno sottoporsi a un nuovo tampone. In caso di esito negativo allo scadere del settimo giorno potranno tornare alla loro vita normale, altrimenti la quarantena verrà estesa a due settimane”.

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