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Il leader di Italia Viva annuncia le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti: “Il Re è nudo”, spiega, “la democrazia ha delle forme e se le forme non vengono rispettate, allora qualcuno deve avere il coraggio anche per gli altri”

«Non vogliamo aprire le crisi ma risolverei problemi. Non vogliamo aprire le crisi ma aprire le scuole». Si conclude così dopo oltre 70 minuti la conferenza stampa di Matteo Renzi,  con la quale il leader di Italia Viva annuncia le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, e del sottosegretario Ivan Scalfarotto. «Se c’è da parlare, lo si fa in Parlamento. Noi non saremo mai dei segnaposto. Se c’è un’apertura politica vera si discute in parlamento, non in piazza con la gente cheti urla e ti fischia. È una questione di stile. Se vuoi fare un’apertura vera la fai sui contenuti», precisa Renzi. 

«Si può fare un nuovo governo Conte? Noi non abbiamo veti su nessuno, nè pregiudizi, nè abbiamo la pretesa di spiegare al premier cosa deve fare. Ha lanciato un guanto di sfida il 30 dicembre ma andare in Parlamento non è una minaccia, è la democrazia. Quindi, se vuole venire Parlamento, ci troverà lì. A lui la scelta», prosegue. Poi l’affondo: «Ma come non c’è alcun veto da parte nostra sia chiaro, sia per questa maggioranza che per una eventuale maggioranza in forma diversa, che non c’è un solo nome per palazzo Chigi. Chi dice: o Tizio o voto, lui sì che è irresponsabile, lui sì che personalizza. Noi non abbiamo problemi o preclusioni ma non siamo quelli che si aggrappano a un nome secco».

«Una certa narrazione a senso unico dice: come si fa ad aprire una crisi durante una pandemia? Noi non vogliamo aprire la crisi. Siamo talmente liberi che ci dimettiamo. La democrazia o è sempre o non è. Perché chi pretende di fermare il gioco democratico in nome della pandemia, non sta bloccando la pandemia, ma sta bloccando la libertà», aggiunge l’ex premier che poi si difende: «Non stiamo facendo niente di irresponsabile. Stiamo dicendo che se c’è una crisi politica si affronta nelle sedi istituzionali e non in piazza».  «Irresponsabile – aggiunge – è chi porta le propriei deologie nella realtà. Noi voteremo lo scostamento di bilancio, saremo al fianco del governo – quale esso sarà per il decreto ristori – sul decreto ristori, ma non siamo pronti a essere come gli altri e fingere che va tutto bene». . «Siamo pronti a dare una mano e a parlare con tutti, senza ideologia», ha aggiunto Renzi.  Fiducia incrollabile nel presidente della Repubblica, nella sua persona e nel suo ruolo di arbitro», precisa il leader di Iv in riferimento ai richiami del Colle.  «La democrazia ha delle forme e se le forme non vengono rispettate, allora qualcuno deve avere il coraggio anche per gli altri per dire che il Re è nudo», spiega in apertura della conferenza: «Le tre questioni poste al presidente del consiglio sono tre. La prima di metodo».  «Quelli che ora ci fanno la morale erano per andare alle elezioni e consegnare il paese alla destra populista. Non consentiremo a nessuno di avere pieni poteri. Questo significa che l’abitudine di governare con i decreti legge che si trasformano in altri decreti legge, l’utilizzo dei messaggi a reti unificate, la spettacolarizzazione della liberazione dei nostri connazionali, rappresentano per noi un vulnus alle regole del gioco. Chiediamo di rispettare le regole democratiche».

Ecco gli scenari possibili

Il ritiro di due ministri non comporta necessariamente la fine dell’esecutivo, ma in questo caso, dopo le parole di Giuseppe Conte e di Matteo Renzi, sembra chiaro che il premier debba decidere come procedere. Il Presidente del Consiglio può ora salire nuovamente al Quirinale e rassegnare le sue dimissioni, oppure può chiedere di andare alle Camere per cercare una verifica dopo aver “congelato” le dimissioni (prendendo l’interim o respingendole). In caso di verifica andata a buon fine, se cioè Iv trovasse una mediazione con la maggioranza e con il premier, l’esecutivo Conte II andrebbe avanti. Se invece la verifica non andasse a buon fine e Conte venisse “bocciato” dall’aula di Camera o Senato, si dovrebbe dimettere e molto probabilmente uscire di scena. Il Capo dello Stato dovrebbe a quel punto aprire le consultazioni per verificare se è possibile dar vita a un nuovo esecutivo. Se Conte andasse al Quirinale dimissionario, il Presidente della Repubblica potrebbe chiedergli di restare in carica per gli affari correnti e a quel punto aprire le consultazioni. Durante le consultazioni Mattarella dovrebbe chiedere alle forze politiche se hanno intenzione di dar vita a una maggioranza e con quale premier. Se l’attuale maggioranza indicasse nuovamente Giuseppe Conte come premier, ovviamente con un nuovo patto programmatico, potrebbe nascere il Conte ter. Se invece non si trovasse questa quadra sul nome di Conte, si dovrebbe cercare un nuovo premier, espresso da Pd, M5s, Leu e Iv. Durante le consultazioni potrebbe emergere anche una nuova maggioranza, anche se nei mesi passati dal Colle era stato fatto trapelare che conclusa l’esperienza dell’attuale maggioranza non si sarebbe potuto dar vita a una nuova alchimia. Ma data la situazione di emergenza, potrebbe nascere una maggioranza allargata con un premier istituzionale. Se le consultazioni si trascinassero senza riuscire a individuare un nuovo governo, prenderebbe inevitabilmente forzala lettura di chi considera l’attuale Parlamento delegittimato dal voto alle regionali e dalla riforma sul taglio dei Parlamentari e sarebbe inevitabile sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate.

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