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Centomila dollari di ospedale più 2500 per aver percorso 800 metri in ambulanza: questo è il conto che si è visto presentare a New York Francesco Persico, 33 anni, elettricista della Automazione 2001 e vicesindaco di centrodestra ad Azzano San Paolo, ricoverato per Covid a 6000 km da casa. A raccontare la sua storia è il Corriere della Sera. Il paziente ricorda quella prima domanda appena uscito dall’isolamento: “Con cosa paga?”

“Per fortuna, e ringrazio la mia azienda, ero assicurato ma in quel momento il timore era forte anche a casa, con il costo di 8.000 dollari al giorno in terapia intensiva. Una clausola diceva che l’assicurazione non avrebbe pagato se l’Oms avesse dichiarato la pandemia globale. La mia fortuna è essere stato ricoverato prima”.

Francesco, che ha cominciato con i sintomi all’inizio di marzo, si definisce “il paziente zero in quell’ospedale”, il Mount Sinai West.

“Non erano preparati: ho aspettato mezz’ora sull’ambulanza, il personale ha allestito uno spazio lì per lì, mi hanno trasferito nel reparto di malattie infettive. Da me entravano protetti ma poi, li vedevo dal vetro, si cambiavano in corridoio. Mi hanno trasferito in terapia intensiva, con la maschera facciale dell’ossigeno”.

Dopo aver lasciato l’ospedale il 25 marzo, è tornato in Italia il 4 aprile: primo tampone il 15, il secondo il 22. Nel frattempo non ha potuto vedere la sua famiglia: “Mia moglie si era trasferita dai genitori, ho rivisto la bimba due mesi dopo. Il fastidio più grande è chi prende questo virus alla leggera, i negazionisti. Non ci sono passati, per forza. Ad Azzano in tre mesi abbiamo avuto cento morti”.

Francesco Persico, 33 anni, racconta la sua vicenda al Corriere della Sera: “8mila dollari al giorno in terapia intensiva. Mi hanno chiesto subito: ‘Con cosa paga?

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