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Banca Finnat chiude il consolidato del primo semestre 2020 con un utile in calo a 2,1 milioni, dai 4,3 milioni dello stesso periodo del 2019. Lo comunica l’istituto in una nota nella quale si legge: “Sul risultato incidono le rettifiche di valore nette per rischio di credito relativo ad attività finanziarie per 1,8 milioni a fronte di riprese di valore per 0,7 milioni del semestre 2019. Gli impatti più significativi della pandemia da Covid-19 sul risultato atteso per l’esercizio 2020 potrebbero riscontrarsi relativamente ai maggiori accantonamenti previsti a fronte dell’incremento del rischio di credito delle attività finanziarie”.

Le commissioni nette si attestano a 23,4 milioni da 25,7 milioni del primo semestre del 2019 (-9,1%) ma risentono di minori commissioni per 1,5 milioni di euro derivanti dal conferimento del ramo d’azienda da parte della controllata Investire Sgr a Redo Sgr.

Il margine d’intermediazione è pari a 32,5 milioni da 35,2 milioni al 30 giugno 2019 (-7,7%). Il cet 1 capital ratio è pari al 35,7 per cento.

Inps, l’appalto per l’archivio dell’istituto è un mistero da 75 milioni di euro.

Inps

“La risposta alla domanda è affermativa”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, lo scorso 16 aprile nell’aula della Camera ha risposto così a una interrogazione del deputato M5S Marco Baldassarre. La domanda era semplice: è vero che l’appalto per la gestione dell’archivio dell’Inps è stato assegnato senza gara a una società di nome Delta uno servizi Spa? È vero, ammette il governo, che però non aggiunge altro. Peccato perché si tratta di una storia istruttiva su una certa leggerezza dell’essere del settore pubblico. Per questo abbiamo ricostruito come fu che tutto l’archivio Inps – vale a dire quell’immensa massa di carta e supporti ottici prodotta ogni giorno dal più grande ente previdenziale d’Europa – sia finita a Pomezia e Ciampino, provincia di Roma, al non modico prezzo di 8,3 milioni di euro l’anno (più esborsi variabili a seconda del peso).

Una vecchio appalto (senza gara)
Tutto inizia nel lontano maggio 1998, quando l’Inps – all’epoca guidato da Gianni Billia – affida, senza gara, l’appalto per la gestione del suo intero archivio alla Delta uno servizi Spa per nove anni. Si tratta di trovare un posto in cui sistemare un mare di fascicoli, conservarli con una certa cura e riportarli indietro in caso di bisogno. Costo dell’operazione: circa 45 miliardi di lire dell’epoca più la solita quota variabile per peso. Altri tempi, si dirà. Mica tanto, visto che il contratto viene rinnovato nell’estate 2008 al prezzo stavolta di 75 milioni (più variabili) fino al luglio 2017. Stavolta, però, la gara l’avranno fatta. Macché. Il contratto – che Il Fatto Quotidiano ha potuto visionare – parla di “procedura negoziata”, cioè di una trattativa privata. Peccato che questa sia ammessa solo in casi particolari – urgenza, tutela di diritti esclusivi, circostanze impreviste, eccetera – nessuno dei quali ricorre nel nostro caso: quel servizio può essere erogato da qualunque azienda operi nel settore e dunque la vera discriminante è il prezzo. La gara era necessaria. La faccenda all’epoca venne discussa anche all’interno dell’Inps: ci furono perplessità del Comitato di indirizzo e vigilanza (Civ) e – a quanto risulta al Fatto – anche del magistrato della Corte di Conti delegato al controllo dell’Istituto , ma alla fine anche il nuovo contratto partì e le toghe contabili non hanno sollevato alcun dubbio.about:blank

Otto milioni e mezzo l’anno per un trasloco
Era il luglio del 2008 e all’Inps era appena iniziato il lungo regno monocratico di Antonio Mastrapasqua, caro al Gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta. Il valore del contratto fu fissato in 75 milioni di euro per nove anni, più le parti variabili per le eccedenze di peso, che adesso cominciano a essere corpose visto che dal 2012 il contratto di Delta uno servizi s’è arricchito pure dell’archivio Inpdap, l’ente pensionistico del settore pubblico incorporato in Inps: ad oggi, per dire, non si sa quale sia l’esborso complessivo dell’ente previdenziale per la gestione degli archivi e il governo s’è ben guardato dal rivelarlo nella sua risposta all’interrogazione M5S. Già così, comunque, più di qualcuno ha sottolineato che otto milioni e mezzo l’anno solo per traslocare il cartaceo e custodirlo è un prezzo esagerato. Per cifre inferiori l’Inail, ad esempio, ha provveduto a digitalizzare gli archivi e i servizi.

Insomma un appalto assai oneroso, concesso senza gara e senza pianificare il futuro a una società di cui si sa molto poco. Delta uno servizi Spa risulta fondata nel 1993, ha sede a Pomezia, 52 dipendenti e un amministratore unico. Il valore della produzione, al dicembre 2012, era di 11,1 milioni di euro, gli utili 2,3 milioni: significa che se Inps non è il suo unico cliente, poco ci manca. La cosa più interessante, però, la si scopre cercando i proprietari: non si sa chi siano, visto che sono schermati dal socio unico, che è una fiduciaria, quella di Banca Finnat.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/02/inps-lappalto-per-larchivio-dellistituto-e-un-mistero-da-75-milioni-di-euro/968845/

Inps, lo schiaffo dell’Anticorruzione all’appalto per gli archivi dell’istituto

Adesso la palla ce l’hanno la Procura di Roma e quella della Corte dei conti. Gliel’ha passata – con la delibera 20 del 2015 – l’Autorità nazionale anticorruzione. La storia è nota ai lettori del Fatto Quotidiano visto che ne scrivemmo la prima volta il 30 aprile 2014: si tratta dell’appalto per gli archivi dell’Inps, che dura dalla bellezza di 27 anni, affidato senza gara a una società (Delta Uno Servizi spa) la cui proprietà è schermata dalla Finnat Fiduciaria (la Finnat dei Nattino, anche se è un’altra storia, gestisce pure il pezzo di patrimonio Inps conferito al Fip, Fondo immobili pubblici).

L’Anac accusa: appalto illegittimo – La relazione dell’Autorità guidata da Raffaele Cantone è durissima e si conclude con sintesi lapidaria: “L’affidamento diretto e ripetuto a trattativa privata” di questo tipo di servizi “è illegittimo”. Al netto degli effetti, anche legali, della delibera, la ricostruzione di Anac è comunque significativa di un certo andazzo delle pubbliche amministrazioni. L’Anticorruzione rivela che Inps ha risposto solo “in modo parziale” alle sue richieste di chiarimenti e l’elenco dei punti oscuri è davvero impressionante: “Non risulta inviata” la documentazione antimafia; “non è stata acclusa” nemmeno quella relativa agli importi pagati effettivamente a Delta Uno Servizi; è invece agli atti una dichiarazione di Finnat Fiduciaria che rivela che i proprietari dell’azienda sono due fratelli, Luca e Roberto La Rosa, quest’ultimo anche amministratore unico. E qui c’è la sorpresa: finora si conoscevano due contratti assegnati a Delta Uno (1999-2008; 2008-2017) ma Roberto La Rosa risulta essere stato amministratore anche di Rollar srl (poi rilevata, per il ramo d’azienda che interessa, proprio da Delta Uno), la quale risulta aver avuto contratti per la gestione degli archivi Inps del Lazio fin dal 1990: insomma il servizio, scrive Anac, “risulta sottratto alla concorrenza da circa 27 anni”.

https://www.eticapa.it/eticapa/wp-content/uploads/2017/01/Blitz-di-Cantone.pdf

Inps unico cliente, ricavi a 13 milioni – Nei 25 anni passati dal primo contratto investigato da Anac, peraltro, l’Inps non ha controllato le prestazioni di Delta Uno Servizi. E dire che nel 2006, dopo un’ispezione, la Soprintendenza archivistica dettò specifiche correzioni alle modalità di conservazioni di fascicoli e supporti ottici. “Si pone il ragionevole dubbio – scrive Anac – circa il mancato o puntuale adempimento delle prestazioni contrattuali da parte della società affidataria”, mentre i pagamenti invece continuavano. L’importo ufficiale, come detto, non si sa perché Inps si è rifiutata di comunicarlo all’Autorità. Il Fatto ha potuto vedere l’ultimo contratto, quello rinnovato nel 2008, anno primo dell’èra di Antonio Mastrapasqua: dura 9 anni (fino al 2017) e vale 75 milioni in tutto, più compensi variabili in base al peso del materiale da spostare. Insomma , 8,3 milioni l’anno più varie ed eventuali, voce che è cresciuta parecchio dal 2012, quando Inps ha inglobato Inpdap ed Enpals. Un metro di misura è il bilancio di Delta Uno Servizi spa, da cui sembrerebbe che Inps sia il suo unico cliente: il valore della produzione (al dicembre 2013) era di quasi 13 milioni di euro, gli utili 2,5 milioni. Insomma, l’appalto degli archivi Inps alla fine potrebbe valere ben di più: 90 milioni, forse 100, per i nove anni della sua durata. E in assenza di digitalizzazione e servizi archivistici adeguati: una sorta di bancomat.

L’ultimo pericolo: bloccati fino al 2026 – Ora i vertici dell’Inps appena insediati dovranno trovare la via di annullare il contratto in essere (Anac consiglia di scegliere “l’annullamento d’ufficio”) e bandire la nuova gara, che dovrebbe partire già in autunno. Il problema – scrive la stessa Authority – è il possibile lock-in del contratto: “Il vincolo di lunga durata con lo stesso operatore può comportare il rischio per le stazioni appaltanti di precludersi la possibilità di rimettere l’operazione sul mercato. Il contratto ‘illegittimo‘ del 2008 risolveva la cosa a modo suo: all’articolo 12 c’ è la praticabilità di una cessione in affitto all’istituto – per un periodo non inferiore ad anni nove – del ramo aziendale ove sono conservati tutti i materiali dell’istituto sino a quel momento archiviati, dotato di tutte le risorse umane e le attrezzature necessarie per la regolare gestione”. Tradotto: Inps paga a Delta Servizi l’affitto e il personale fino al 2026.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/30/inps-schiaffo-dellanticorruzione-allappalto-per-gli-archivi-dellistituto/1543277/

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